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Energia

1 miliardo per riaprire le miniere, slittano nomine Ferrovie e Cdp. Che c’è sui giornali

Governo mette in campo 1 miliardo per riaprire le miniere per decreto, ma non sarà così facile per l’industria. Slittano le nomine di Ferrovie e Cdp. La rassegna stampa

L’Italia riapre le miniere per accelerare sulla transizione. I ministri Urso e Pichetto Fratin firmano il decreto per dare il via alle attività estrattive di materie prime critiche, approvato dall’ultimo Consiglio di Ministri. Il nuovo fondo sovrano mette in campo 1 miliardo per sostenere progetti e creare campioni nazionali. Ma riaprire le miniere non sarà così facile, si legge su Il Foglio. Infatti, il testo fa sorgere dubbi dal punto di vista industriale per diverse ragioni. Slittano le nomine di Ferrovie e Cdp, che dovrebbero essere definite nell’assemblea del 26 giugno.

TRANSIZIONE, FONDO TERRE RARE E RIAPRONO LE MINIERE

“L’Italia torna in miniera. Il governo prova a tagliare i tempi per aprire (o riaprire) i giacimenti di materie prime. Il provvedimento è firmato dai ministri delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin. L’obiettivo è ricostruire un settore che progressivamente, nel corso del Novecento, è stato dismesso per importare minerali da altre parti del mondo, dalla Cina all’Africa, passando per l’India e il Sud America. Sul piatto il governo mette i soldi del fondo sovrano, un miliardo, per «sostenere progetti specifici e sostenere la creazione di campioni nazionali », dicono i ministri”, si legge sull’edizione odierna de Il Corriere della Sera.

“Per ora si sono mosse multinazionali estere. Il testo approvato dall’ultimo Consiglio dei ministri prevede che le procedure per riaprire le miniere non possano superare rispettivamente i 18 e 10 mesi. (…) A quest’ultimo compete l’analisi dei fabbisogni, il monitoraggio delle catene di approvvigionamento e le prove di stress. Sono previste royalty per Stato e Regioni. «La remunerazione economica è datata 1927. Per l’esplorazione di una miniera la tariffa è 16 euro l’ettaro l’anno. Qui si prevede un regime di royalty sul modello del petrolio in Basilicata che prevede dal 5 al 7% ripartito tra Stato e Regioni», spiega Urso. «È giusto ricavare benefici per i cittadini», dice il ministro”, continua il giornale.

“La corsa all’approvvigionamento delle materie critiche, necessarie per rispondere alla domanda crescente di batterie, per le auto e per la transizione energetica in generale, ha portato l’Europa a dotarsi di una nuova politica. Bruxelles ha individuato 34 elementi, di cui 17 considerati strategici, come il litio, il cobalto, il titanio, il nichel, il rame e il silicio. In Italia la corsa è iniziata. Ospita uno dei giacimenti di litio più interessanti d’Europa, individuato dalla multinazionale australiana Altamin in provincia di Viterbo e in Toscana. Tracce dell’oro bianco anche su tutta la catena appenninica, da Alessandria a Pescara. Nell’entroterra di Savona esiste uno dei più notevoli serbatoi di titanio: 9 milioni di tonnellate all’interno del Parco regionale del Beigua. (…) In Piemonte, sempre Altamin, sta sondando i giacimenti di Cobalto tra Balme e Usseglio nelle Valli di Lanzo. E in Sardegna, nella miniera di granito a Buddusò, si possono trovare diverse materie critiche. Il provvedimento «destina 3,5 milioni per aggiornare le carte minerarie – dice Pichetto – vedremo altre necessità in legge di Bilancio», conclude il quotidiano.

TRANSIZIONE PERCHÉ RIAPRIRE LE MINIERE NON SARÁ FACILE

“Ieri il governo ha approvato un decreto legge con cui vuole aumentare la quota di materie prime critiche estratte, recuperate e lavorate in Italia. La scommessa è ambiziosa e dovrebbe realizzarsi grazie al nuovo quadro normativo, che per i progetti riconosciuti come strategici dalla Commissione europea prevede autorizzazioni semplificate e l’accesso al Fondo nazionale del made in Italy, finora congelato, che ha una dotazione iniziale di un miliardo di euro. Ma benché l’iniziativa sia stata accolta con interesse, dal punto di vista industriale prevalgono i dubbi. La strategia del governo Meloni, messa a punto dai ministeri del Made in Italy e dell’Ambiente, adegua la normativa nazionale al Critical Raw Materials Act, il regolamento approvato da Bruxelles che si prefigge di diminuire la dipendenza dei paesi europei per l’approvvigionamento di tutti quei materiali che servono per produrre componenti cruciali per la transizione digitale ed energetica”, si legge sull’edizione odierna de Il Foglio.

“L’obiettivo è creare nel 2030 le condizioni affinché il 10 per cento delle materie prime critiche consumate sia estratto in Europa, mentre il 25 per cento dovrà arrivare dal riciclo. C’è anche un target sulla produzione, secondo cui l’Ue dovrebbe riuscire a lavorare nel continente il 40 per cento delle materie consumate. (…) il decreto approvato ieri istituisce un comitato tecnico in capo al Mimit che avrà il compito di monitorare le catene di approvvigionamento, controllare le scorte, segnalare e gestire eventuali crisi. Per niente secondario, a questo scopo, sarà il corretto funzionamento del registro nazionale delle aziende e delle catene del valore strategico, anche questo istituito presso il Mimit. In pratica, qualunque impresa utilizzi materie prime strategiche per fabbricare qualsiasi prodotto in Italia dovrà essere tracciata nel registro. Al centro della strategia del governo c’è poi il Programma nazionale di esplorazione affidato a Ispra, che avrà il compito di aggiornare la carte mineraria e condurre indagini e campagne geochimiche. (…) Le incognite sono moltissime e riguardano la profittabilità di queste operazioni industriali, i volumi disponibili, la localizzazione dei giacimenti e le condizioni di estraibilità, ma anche la capacità che l’Italia dimostrerà di avere nel competere su tempi e costi con gli altri paesi europei, impegnati nello stesso processo avviato ieri dal governo Meloni.”, continua il giornale.

“Il tutto in un contesto industriale molto fiaccato negli ultimi decenni, nel quale sono sparite le grandi aziende minerarie nazionali e si sono indebolite quelle sopravvissute. Il quadro potrebbe essere più chiaro nel maggio 2025, quando l’Ispra dovrà terminare l’aggiornamento della mappa. Quella attuale, che risale agli anni 70, stima che nel sottosuolo italiano ci siano 15 materie prime critiche su 34 individuate da Bruxelles. Secondo un elenco parziale ci sarebbe cobalto in Piemonte e Lazio; rame in Liguria, Toscana e nella fascia alpina; litio nell’alto Lazio; magnesio in Toscana; grafite in Piemonte e Calabria; nichel in Sardegna e nelle Alpi; tungsteno in Sardegna e nell’arco alpino; titanio metallico in Liguria, ma in un’area che oggi è parco nazionale protetto.” continua il giornale.

“(…) Il decreto prevede infatti delle royalty tra il 5 e il 7 per cento da dividere tra stato e regioni, incassi che potrebbero arricchire i territori ma che difficilmente spegnerebbero barricate nimby. Un quadro più promettente potrebbe invece venire dai progetti di riciclo dei rifiuti, che in Italia sono già avviati con buoni risultati anche sui rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee). I progetti per la costruzione di nuovi impianti dedicati al recupero dei materiali preziosi esistono già e riguardano pannelli fotovoltaici e batterie, da cui si possono ricavare tra gli altri materiali rame, zinco, litio e cobalto. Il decreto legge adottato ieri consentirà ai progetti ritenuti strategici da Bruxelles di ricevere le autorizzazioni in 10 mesi. (…) eventualmente un buon risultato industriale”, continua il giornale.

TRASPORTI, DONNARUMMA VERSO FERROVIE, RINVIO SU ALTRE NOMINE

“Chi sta seguendo la partita nomine l’ha ribattezzata «variabile generale Graziano». Riferendosi all’improvvisa scomparsa dell’ex capo di Stato Maggiore della Difesa, dal 2022 presidente di Fincantieri, e sottintendendo che la casella rimasta vacante nelle ultime ore non ha agevolato la composizione del risiko per il rinnovo dei vertici di Cassa depositi e prestiti (Cdp), Rai e Ferrovie. Ieri era fissata l’assemblea di Cdp, ma ancora una volta dal Tesoro non è arrivato il segnale di luce verde, così la scadenza è stata rinviata al 27 giugno, stesso giorno dell’assemblea di Ferrovie. Le forze di maggioranza si prendono, dunque, un’ulteriore settimana per stabilire i dettagli di un puzzle, che però sarebbe a buon punto”, si legge sull’edizione odierna de Il Corriere della Sera.

“La premier Giorgia Meloni confidava nei giorni scorsi di trovare un’intesa a Bruxelles sul pacchetto nomine europee e, una volta rientrata a Roma, di affrontare il dossier delle partecipate pubbliche. (…) Di qui la necessità di spostare tutto di almeno sette giorni. Resta che sullo schema operativo adottato tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia ci sarebbe, per esempio, condivisione sulla riconferma di Dario Scannapieco alla guida di Cdp, così come sul nome di Stefano Donnarumma (ex numero uno di Acea e di Terna) per il ruolo di amministratore delegato di Ferrovie. Un’intesa sarebbe stata ormai raggiunta anche sul futuro assetto di vertice della Rai: l’amministratore delegato dovrebbe essere l’attuale direttore generale, Giampaolo Rossi, in quota Fdi, mentre la presidenza andrebbe a Simona Agnes, gradita a Forza Italia. (…) a partire dalla presidenza di Ferrovie, dove a spuntarla potrebbe essere Tommaso Tanzilli, al momento consigliere del gruppo Fs e vicino a Fratelli d’Italia, ma tra i profili graditi al partito della premier ci sarebbe anche Teo Luzi, comandante generale dell’Arma dei Carabinieri. Al Tesoro in Ferrovie spetta indicare ulteriori cinque consiglieri di amministrazione (al momento nel board sono presenti tre donne, compresa la presidente Nicoletta Giadrossi). Da chiudere è anche la ripartizione dei consiglieri in Cdp, dove il presidente e due componenti sono espressi dalle fondazioni nella loro veste di azionisti di minoranza (i nomi sono già stati indicati e si tratta di Giovanni Gorno Tempini, confermato per la presidenza, oltre che di Lucia Calvosa e Luigi Guiso)”, continua il quotidiano.

“Presidenza Ferrovie: a spuntarla potrebbe essere Tommaso Tanzilli. Sul versante Rai i posti a disposizione della politica, al netto di presidente e ad, sono in totale quattro, mentre il quinto consigliere è scelto dall’assemblea dei dipendenti del gruppo di Viale Mazzini. Nell’attuale board figurano, tra gli altri, Igor De Biasio in quota Lega e attuale presidente di Terna, e la stessa Agnes. L’ultimo tassello di peso da sistemare è, come detto, la presidenza di Fincantieri, un incarico che potrebbe essere ricoperto proprio da Luzi, (…) il governo dovrebbe, tra l’altro, individuare il suo successore alla guida dell’arma dei Carabinieri”, continua il giornale.

“Nel risiko nomine ricade anche la futura organizzazione di Netco, la società della rete ex Tim, controllata da Kkr e partecipata al 16% dal Tesoro (con il diritto a due posti nel board). A guidarla sarà per conto di Kkr Luigi Ferraris, amministratore delegato uscente di Ferrovie, mentre il presidente sarà Massimo Sarmi, già amministratore delegato di Poste Italiane dal 2001 al 2014.”, si legge sul quotidiano.

TRASPORTI, SLITTANO DI UNA SETTIMANA NOMINE FERROVIE E CDP

“Slittano di una settimana i rinnovi dei cda di Cassa Depositi e Prestiti e di Ferrovie dello Stato. Nonostante il titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, abbia mandato mercoledì la lista del nuovo cda di Cdp da nominare con l’assemblea di ieri, a sorpresa è slittato tutto. «L’assemblea degli azionisti di Cdp ha rinviato la decisione sulla nomina del nuovo consiglio di amministrazione al 27 giugno 2024», è stato scritto in un comunicato.”, si legge sull’edizione odierna de La Repubblica.

“Difficile capire cosa sia successo dal momento che non paiono in discussione i nomi dei futuri ad, Dario Scannapieco, e presidente, Giovanni Gorno Tempini. Ma fonti bene informate riferiscono che mercoledì sera ci sia stata a palazzo Chigi una riunione burrascosa, in cui si sono scontrati uomini della Lega e di Fratelli d’Italia. (…) Per quanto riguarda il consiglio di Cdp non c’è uniformità di vedute su chi dei due direttori generali del Tesoro debba entrarvi a far parte, come prevede la legge. La direzione generale si è infatti sdoppiata, da una parte Riccardo Barbieri Hermitte, che aveva debuttato all’inizio del 2023 con lo spoil system che aveva toccato Alessandro Rivera. Poi successivamente il ministro Giorgetti ha costituito una seconda direzione generale con competenza sulle partecipate del Tesoro, alla guida della quale ha chiamato Marcello Sala. Ma evidentemente la Cdp è una partecipata sui generis, che tocca anche tematiche di sistema come il debito pubblico e il risparmio postale, e dunque entrambi i direttori generali avrebbero titolo per entrare nel cda. Giorgetti vorrebbe indicare Sala mentre da Palazzo Chigi opterebbero per Barbieri Hermitte. (…) la Lega ha già capitolato sul nome di Scannapieco, voluto da Palazzo Chigi ma non sostenuto da Giorgetti e Salvini”, continua il giornale Gedi.

“E poiché sul tavolo dei partiti di governo c’è anche il rinnovo del cda Fs, sul quale le idee sono ancora un po’ ballerine, si è preferito prendere una settimana di tempo in più. Qualche dubbio sta infatti affiorando sulla nomina di Stefano Donnarumma alla guida operativa di Fs, dopo che un anno fa il manager ex Terna fu escluso da tutte le nomine dei colossi di Stato. Donnarumma avrebbe dovuto, questa volta, mettere d’accordo Salvini e Giorgia Meloni, lasciando la presidenza a un uomo di Fratelli d’Italia che potrebbe essere Tommaso Tanzilli, già nel cda Fs. (…) Un altro candidato alla presidenza Fs potrebbe essere Gianfranco Battisti, in quota Forza Italia, ma al momento la decisione non è presa. Da risolvere c’è anche il vuoto lasciato alla presidenza Fincantieri dal generale Graziano, che alcuni dicono potrebbe essere colmato da Francesco Talò, ambasciatore e consigliere diplomatico di palazzo Chigi oggi in pensione”, continua il giornale.

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