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Autoconsumo e nucleare: ecco le ultime audizioni in Senato

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Ascoltati Rse e Sogin in commissione Industria. A parlare Luigi Mazzocchi e l’ad Luca Desiata. Quest’ultimo in particolare sul deposito nazionale di scorie radioattive

 

Autoconsumo e nucleare. Sono questi i due temi sui quali sono state ascoltate, rispettivamente, Rse e Sogin, in due delle ultime sedute della commissione Industria al Senato.

RSE: FORME EVOLUTE DI AUTOCONSUMO TECNICAMENTE FATTIBILI FAVORIRE LA RICERCA E L’INNOVAZIONE

“L’esame delle tecnologie attuali porta a concludere che forme evolute di autoconsumo sono oggi tecnicamente fattibili. Resta l’opportunità di favorire la ricerca e l’innovazione su alcuni temi quali la Generazione da rinnovabili a basso costo e sempre più prevedibili/programmabili a basso impatto ambientale anche locale; l’accumulo di energia elettrica e termica; prodotti e sistema più efficienti nella fase finali; metodi e previsione e gestione dei flussi di energia”. È quanto si legge nelle conclusioni dell’audizione di Rse in commissione a Palazzo Madama presentate in una slide direttamente nel corso dell’audizione.

VALUTARE LE REGOLE SULLA BASE DEGLI IMPATTI CON TEST PILOTA

“Le modalità di dispiegamento sul campo di tali tecnologie possono risultare economicamente convenienti – evidenzia un documento depositato dalla società in commissione -, in funzione delle regole che verranno adottate e dell’effettivo potenziale delle fonti energetiche disponibili sul territorio, attraverso meccanismi come sistemi distribuzione chiusi, condominio elettrico, energy communities. Le regole debbono essere valutate attraverso apposite analisi di impatto regolatorio, mentre gli schemi di funzionamento e i modelli di business devono essere preventivamente testati in sperimentazioni pilota”.

MAZZOCCHI: ANCHE CHI AUTOCONSUMO DOVREBBE PAGARE GLI ONERI DI RETE

Secondo Luigi Mazzocchi di Rse, che ha parlato nel corso dell’intervento in commissione anche chi autoconsuma deve pagare gli oneri di rete: “Sfaterei il mito che se uno autoconsumo non deve pagare alcun onere di rete: in realtà nel 99% dei casi serve” sempre essere collegati alla rete elettrica “perché non si possono garantire punte di carico o perché c’è bisogno di coprirsi rispetto a disservizi locali. E quel costo va sostenuto. La logica dovrebbe essere quella di rispettare i costi legati alla potenza e all’energia con un criterio razionale”.

I CONTATORI DI SECONDA GENERAZIONE FONDAMENTALI PER L’AUTOCONSUMO ENERGETICO

Non solo. Mazzocchi ha parlato dell’installazione dei contatori di seconda generazione “che vanno nettamente oltre i contatori attuali e sono strumenti tecnologici che consentono l’autoconsumo dell’energia e di avere in tempo reale i dati del sistema o del singolo utente. Attraverso questo sistema è possibile garantire la contemporaneità di produzione e consumo in tempo reale”, ha ammesso ricordando che oggi siamo intorno “ai 7 milioni di contatori su oltre 30 milioni” totali.

RIMUOVERE LE BARRIERE LEGALI E REGOLATORIE CHE LIMITANO L’AUTOCONSUMO

Inoltre, sottolinea un documento depositato dalla società in commissione sulla base di una serie di analisi svolte dalla stessa Rse “confermano da un lato la possibilità, dall’altro il vantaggio di forme sempre più ampie ed evolute di autoconsumo. Questa situazione si sta verificando in una certa misura, ma potrebbe utilmente accrescersi rimuovendo alcune barriere di tipo legale/regolatorio che oggi la limitano a casistiche ben definite”.

SOGIN: METÀ DELLE ATTIVITÀ RISCHIA DI ESSERE BLOCCATA DAL COLLO DI BOTTIGLIA AUTORIZZATIVO

Discorso ben diverso per l’audizione di Sogin che ha riguardato l’ambito della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti nucleari sul territorio nazionale di cui sta trattando sempre la commissione Industria di Palazzo Madama. Secondo l’ad di Sogin, Luca Desiata, “si può erroneamente pensare che per smantellare le centrali nucleari basti buttare giù dei muri ma la radioattività rende tutto più complicato. In ogni fase c’è una mortalità di progetti che si arenano per ricorsi al Tar per il ritrovamento di radioattività non previsrta. Ma nel nostro caso esiste un collo di bottiglia di secondo livello rispetto alla capacità autorizzativa nella struttura di Isin, andrebbe rafforzata immediatamente”. Per questo nei prossimi anni circa la metà delle attività di Sogin potrebbe risultare bloccata per la mancanza di autorizzazioni, ha ammesso Desiata che ha definito il passaggio autorizzativo tra la fattibilità e la fase ingegneristica la vera e propria strozzatura. Per il prossimo anno i progetti da autorizzare ammontano a un valore di circa 32 milioni di euro su un valore totale di 115 mentre per il 2020 saliranno a 54 su un valore di 140; per il 2021 94 su 193; per il 2022 110 su 180. “Se non c’è un rafforzamento immediato di Isin rischiano di non poter realizzare questo piano quadriennale”. Desiata ha poi aggiunto che il numero delle istanze di autorizzazione ottenute da Sogin sono 4 e altrettante sono da ottenere. Le approvazioni sospese, invece, sono 38 delle quali 16 da oltre tre anni, 14 comprese tra 3 e un anno e 8 da un anno. “Non rafforzeremo il settore ‘ingegneria’” di Sogin “fino a quando non sarà rafforzato l’Ispettorato per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, perché è inutile produrre progetti che poi non sono autorizzati”.

IL DEPOSITO NAZIONALE DI SCORIE NON SARÀ COMPLETATO ENTRO IL 2025

“È da escludere” il completamento del deposito nazionale di stoccaggio delle scorie entro “il 2025. È fattibile solo la realizzazione delle parti più urgenti”, ha ammesso Desiata aggiungendo che nel caso si parta a stretto giro è possibile quanto meno realizzare “le strutture per ospitare rifiuti dall’estero al 2025-2026”. “Non abbiamo un Piano B”, ha ammesso l’ad di Sogin parlando sempre di deposito nazionale ricordando tuttavia che l’Italia ha dei contratti con inglesi e francesi per il mantenimento delle scorie italiane nelle quali sono presenti “clausole di estensione dello stoccaggio temporaneo” “onerose” che hanno “un minimo di flessibilità, di più da parte degli inglesi, per necessità economica, meno da parte dei francesi che vedono un problema politico sul ritorno dei rifiuti nucleari italiani”.

POSSIBILE LA VENDITA ALL’ESTERO DELLE SCORIE MA LE LEGGI NAZIONALI NON LO PERMETTONO

Desiata ha poi parlato dell’alienazione all’estero definendolo come Piano C. “La normativa Ue lo permette, invece leggi nazionali in alcuni Paesi europei non lo permettono, Da un punto di vista normativo” la vendita di scorie all’estero “va approfondito, tecnicamente è assolutamente fattibile ma ha costi estremamente elevati. È anche una decisione politica, stiamo parlando di qualche miliardo di euro. Vogliamo che ricada sul territorio italiano o decidiamo di ricorrere all’estero?”, ha concluso Desiata.