Sostenibilità

Nucleare, chiude il reattore svizzero di Mühleberg

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Anche gli svizzeri si avviano all’uscita completa dal settore nucleare che costerà 2,3 mliardi di franchi e durerà fino al 2034

Senza fare molto rumore, si è spento definitivamente il reattore nucleare di Mühleberg in Svizzera, non distante da Berna, quello di più antica attività, capace di produrre 2.605 GWh annui di elettricità. Si tratta di un evento epocale perché segna la parola fine – anche in un paese come quello svizzero – di un processo irreversibile, che chiude definitivamente a una tecnologia che nello scorso secolo sembrava la panacea di molti mali energetici.

IL COSTO TOTALE DELL’OPERAZIONE SI AGGIRA SUI 2,3 MILIARDI DI FRANCHI E LA RESTITUZIONE DELL’AREA A PRATO È ATTESA AL 2034

L’impianto ha lavorato per quasi un cinquantennio costituendo insieme alle altre 4 centrali, il base load di sicurezza della Svizzera. Ma i tempi sono cambiati e con un disciplinatissimo referendum il Cantone, ma un poi tutta la Federazione, ha deciso di voltare pagina. Lo smantellamento richiederà più di dieci anni. Quella di Mühleberg è la seconda delle 5 centrali svizzere a essere chiusa. Le prossime tre verranno dismesse alla fine del loro normale ciclo di vita e non saranno sostituite da nuovi impianti. Si tratta di processi lunghi e cari: il costo totale dell’operazione si aggira sui 2,3 miliardi di franchi e la restituzione dell’area a prato è attesa al 2034.

ANCHE LA FRANCIA ALLE PRESE CON IL DECOMMISSIONING

La chiusura della centrale nucleare svizzera arriva in concomitanza con l’ennesimo incidente – per fortuna a reattore spento – nella confinante Francia, che è alle prese con la gestione del suo gigantesco parco nucleare (quasi 60 centrali), quasi tutte pluridecennali e necessitanti di stop tecnici per verifiche, controlli e ammodernamenti. Quello della Francia è un dilemma che non si limita solo alla sicurezza, ma anche all’approvvigionamento integrativo di energia elettrica che avviene dai paesi vicini con inevitabili aumenti di costo per tutti noi.

L’IMPASSE? PROBABILMENTE NELLA FORMA DI MERCATO

Sebbene il nucleare abbia fatto la sua parte con esito positivo, si è trattato di un filone tecnologico importante e molto costoso, che non è riuscito a raggiungere la sua maturità tecnologica di sicurezza, in attività e in deposito scorie, né quella della economicità: tutte le centrali vengono progressivamente chiuse perché col passare del tempo mostrano costi di adeguamenti sempre più intollerabili.
Probabilmente la risposta a questa impasse è da ricercarsi nella forma di mercato: il passaggio dal monopolista pubblico verso la libera e pluralista concorrenza, ha comportato, contestualmente, la molteplicità dei competitor e la diminuzione della grandezza degli impianti.