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Nucleare, costi e scontro politico: il confronto con il Superbonus riapre il dibattito

Dal confronto con il Superbonus agli Smr, il nucleare torna al centro della politica energetica italiana. Tra costi, investimenti e scontro parlamentare, il dibattito sull’atomo si riaccende

Il dibattito sul ritorno del nucleare civile in Italia si riaccende tra valutazioni economiche, transizione energetica e tensioni politiche. Da una parte il confronto sui costi tra energia atomica e Superbonus; dall’altra il confronto parlamentare sul disegno di legge delega del governo dedicato al “nucleare sostenibile”, mentre operatori industriali e utility chiedono chiarezza su tempi, investimenti e sostenibilità industriale.

PERCHE’ ERA MEGLIO INVESTIRE SUL NUCLEARE INVECE DEL SUPERBONUS

In un editoriale pubblicato da Il Foglio Quotidiano, il tema centrale è il rapporto tra la spesa pubblica sostenuta per i bonus edilizi e quella necessaria per un eventuale programma nucleare italiano. Il quotidiano ricorda che “il Superbonus, il peggiore crimine contro la finanza pubblica della storia”, avrebbe comportato “229 miliardi di euro” considerando tutti gli incentivi edilizi, e sostiene che il beneficio in termini di riduzione delle emissioni sarebbe stato limitato se confrontato con un investimento equivalente nel nucleare.

L’analisi richiama i casi dei reattori EPR di Olkiluoto 3 in Finlandia e di Flamanville 3 in Francia, indicati come esempi dei forti incrementi di costo che hanno caratterizzato alcuni grandi progetti europei. Secondo il testo pubblicato da Il Foglio Quotidiano, i due impianti sarebbero costati rispettivamente “11 e 13 miliardi” e, nell’ipotesi di una replica su larga scala, avrebbero consentito una produzione elettrica sufficiente a ridurre drasticamente il ricorso ai combustibili fossili nel sistema italiano. Il riferimento è agli European Pressurized Reactor sviluppati da EDF e Framatome, tecnologia adottata anche per la centrale di Hinkley Point C nel Regno Unito, progetto seguito dalla società energetica francese EDF. Secondo i dati pubblicati da EDF, il progetto britannico ha registrato aumenti dei costi e revisioni del calendario di completamento.
La centrale di Sizewell C, poi, è un esempio virtuoso di finanziamento misto pubblico-privato. Il governo britannico ha confermato il coinvolgimento di capitali privati nel progetto attraverso il meccanismo Regulated Asset Base, come riportato dal sito istituzionale del Department for Energy Security and Net Zero. Basi pensare che un recente studio del Fondo Monetario Internazionale sostiene che “per il nucleare, soprattutto, il moltiplicatore indiretto viene valutato addirittura a 4.11”.

IL NUCLEARE AL CENTRO NEL PARLAMENTO

Parallelamente al confronto economico, il tema è entrato nel vivo del dibattito parlamentare. Come riportato ancora da Il Foglio Quotidiano, martedì 3 giugno riprenderà in Aula l’esame del disegno di legge delega sul nucleare promosso dal governo. Il quotidiano evidenzia le differenze nel cosiddetto campo largo: Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno presentato questioni pregiudiziali di costituzionalità sul provvedimento, mentre il Partito Democratico ha scelto di discutere “nel merito”.

Nel testo vengono riportate le posizioni del presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che sostiene: “Chi dice no alla sperimentazione fa male all’Italia”, chiedendo “un atto di responsabilità per costruire oggi il bene futuro”. Nel Partito Democratico, il confronto interno resta legato soprattutto a costi, tempistiche e gestione delle scorie nucleari. Il Foglio Quotidiano cita le iniziative parlamentari presentate da Chiara Braga e Vinicio Peluffo sul tema della transizione energetica, della fusione e della ricerca tecnologica.
Sul fronte industriale, il dibattito si concentra invece sulle tecnologie di nuova generazione e sui piccoli reattori modulari.

CATTANEO (ENEL): “STUDIAMO TEMPI E COSTI”

Il Sole 24 Ore, di oggi riporta le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Enel Flavio Cattaneo durante un convegno alla Camera. “Guardando al futuro, è un bene che il Governo stia creando le condizioni per introdurre il nucleare di nuova generazione. Abbiamo dato vita a Nuclitalia perchè si occupi di studiare la fattibilità dell’introduzione di soluzioni come Smr e Amr in Italia (joint venture costituita da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo, ndr), ed entro novembre ci fornirà un libro bianco dedicato alla fattibilità economica e industriale degli Small Modular Reactor, perchè bisogna capire se si tratta di tecnologie economicamente sostenibili e con quale modello di business e se ci sono le condizioni per creare e coinvolgere una filiera nazionale. Solo una volta che avremo queste informazioni sarà possibile prendere decisioni”.

L’amministratore delegato di Enel ha inoltre distinto il modello degli Smr dai grandi impianti tradizionali. “L’Smr, piccolo e fatto in fabbrica, può essere standardizzato con costi predefiniti e meno rischi di aumenti e ritardi”, ha dichiarato, aggiungendo che “tornare a investire nel nucleare come fa la Francia, in impianti di grossa taglia e con tecnologia tradizionale, non conviene rispetto alla tempistica necessaria e ai costi”.

Cattaneo ha anche richiamato il tema delle autorizzazioni per le energie rinnovabili, sostenendo che in Italia esistono “150 Gigawatt di progetti rinnovabili pronti a essere realizzati ma che sono fermi in attesa di autorizzazione”. Il confronto sul nucleare italiano continua quindi a svilupparsi su più livelli: sostenibilità economica, sicurezza energetica, strategia industriale, decarbonizzazione e posizionamento politico. Con il ritorno del dossier in Parlamento previsto per martedì 3 giugno, il tema torna stabilmente al centro del dibattito energetico nazionale.

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