Scenari

Nucleare e rinnovabili, la Francia mette nero su bianco la road map

Calo del consumo di combustibili fossili, il rinvio al 2035 del calo della quota di nucleare, uno sforzo misurato sulle energie rinnovabili e il desiderio di raggiungere la carbon neutrality nel 2050.

Gli annunci del Presidente della Repubblica Emmanuel Macron a novembre, nel mezzo della crisi dei “gilet gialli”, erano passati quasi inosservati tra dibattiti sulla carbon tax e cortei. Ma la scorsa settimana il ministero per la Transizione ecologica e solidale ha pubblicato il documento Programmatico energetico pluriennale, la tabella di marcia per l’energia francese.

IL PIANO MACRON

petrolio MacronCome ricorda Le Monde, il governo ha confermato le linee guida di Macron che prevedono un calo del consumo di combustibili fossili, il rinvio al 2035 del calo della quota di nucleare, uno sforzo misurato sulle energie rinnovabili e il desiderio di raggiungere la carbon neutrality nel 2050.

RIDURRE AL 50% LA QUOTA NUCLEARE NELLA PRODUZIONE DI ELETTRICITÀ NEL 2035

Nel testo del Piano, il governo prevede un graduale declino dell’energia nucleare per ridurre al 50% la sua quota nella produzione di elettricità nel 2035 – contro il 2025 nella legge sulla transizione energetica approvata nel quinquennio Hollande -. Questo posticipo, avallato da Nicolas Hulot nei primi mesi della sua presenza nel governo, consente al governo di posticipare i primi stop ai reattori. Ad eccezione dello stabilimento di Fessenheim (Haut-Rhin), che dovrebbe cessare la produzione nel 2020, il Piano prevede lo stop di altri reattori nel 2027 e nel 2028. Il resto è posticipato a dopo il 2028. Il ministero precisa che spetterà a EDF proporre i nomi delle centrali da chiudere tra i siti di Tricastin (Drôme), Bugey (Ain), Gravelines (Nord), Dampierre (Loiret), Blayais (Gironde), Cruas (Ardèche), Chinon (Indre-et-Loire ) e Saint-Laurent-des-Eaux (Loir-et-Cher).

UNA SCOMMESSA SU VENTO E SOLARE

Nel Piano, il governo prevede di moltiplicare per 2,5 la capacità installata di turbine eoliche onshore e di cinque volte quella dell’energia solare. Concretamente, ciò equivale a circa 14.500 turbine eoliche sul territorio francese, contro le circa 8.000 di oggi. L’obiettivo del Piano è raggiungere il 40% delle energie rinnovabili nella produzione di elettricità entro il 2030. Ambizioni meno spiccate sull’eolico offshore che fatica a decollare in Francia. Il testo prevede gare d’appalto limitate nei prossimi cinque anni.

UNA FRANCIA IN SOVRAPPRODUZIONE DI ELETTRICITÀ?

Moltiplicare le capacità di energia rinnovabile estendendo la durata degli impianti nucleare porterà a una conseguenza, sottolinea Le Monde: la Francia dovrà esportare ancora più elettricità di oggi. Il paese, attualmente, è già il maggiore esportatore in Europa e il testo del Piano prevede che la Francia venda ai suoi vicini quasi il doppio di quello che esporta oggi. Questa non è necessariamente una buona notizia, sottolinea il quotidiano: l’abbondanza di capacità sul mercato pone il rischio di abbassare i prezzi su scala europea, e ciò rischia di pesare in particolare sulle finanze di EDF.

LA DECISIONE DI COSTRUIRE NUOVI REATTORI TORNA AL 2021

Il testo del Piano non prende posizione sull’argomento, pur lasciando aperta l’opzione nucleare. Ma il governo chiede all’industria nucleare di presentare, entro la metà del 2021, un programma di lavoro che specifichi in particolare le condizioni per finanziare una possibile nuova serie di impianti.

francia HulotUNA LEGGE PRIMA DELL’ESTATE

Per integrare il posticipo della data di declino della quota di energia nucleare, il governo dovrà presentare nei prossimi mesi una legge sull’energia, che dovrà mettere nero su bianco la data del 2035.

RIDIMENSIONATI GLI OBIETTIVI DEL SETTORE DEL GAS RINNOVABILE

Il governo francese ha rivisto al ribasso anche gli obiettivi che erano stati fissati per sviluppare la filiera del gas verde. Sempre secondo Le Monde il biogas dovrebbe arrivare a coprire il 7 per cento del consumo del gas in Francia nel 2030. Alla base di una simile scelta ci sarebbero i costi: il governo non vuole concedere sovvenzioni pubbliche per lo sviluppo della filiera.