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Nucleare, ecco com’è il “monolite” Sogin a Trisaia

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Una eccellenza nel nucleare sperimentale, ingegneristica, progettistica, e ambientale tutta italiana, unica al mondo all’impianto Itrec del centro di ricerche Enea di Trisaia

Questa è un’operazione nucleare. La rimozione del monolite dalla fossa 7.1 Un’operazione prototipale: unica al mondo, e di cui non ci sono precedenti esperienze. La fa Sogin, la società pubblica per il decommisioning dal nucleare. Una eccellenza sperimentale, ingegneristica, progettistica, e ambientale tutta italiana. Unicum tricolore al mondo. Nata per un solo obiettivo irrealizzabile: rendere reversibile ciò che era nato per essere irreversibile. Lo hanno fatto. Senza poter copiare da nessuno. Siamo all’impianto Itrec del centro di ricerche Enea di Trisaia.

Realizzato alla fine degli anni ’60, il monolite è una struttura verticale di forma prismatica con una massa di circa 130 tonnellate e un volume di 54 metri cubi. Si trova a 6,5 metri di profondità, nella fossa 7.1, e al suo interno, suddivisi in quattro pozzi a sezione quadrata, vi sono 220 fusti con rifiuti a media radioattività, inglobati in malta cementizia, derivanti dall’esercizio dell’impianto. I barili contengono combustibile di testa e coda attivato all’interno del reattore ma non di fissione.

SCORIE DEPOSTIATE DAL 1975

Depositato in questa fossa dal 1975. A Rotondella fra gli anni ’60 e ’70 fu realizzato uno dei tre impianti nazionali di ricerca sul ciclo dei combustibili nucleari. Oltre all’Eurex di Saluggia in provincia di Vercelli e all’Opec di Casaccia in provincia di Roma, in Basilicata nacque l’Itrec (impianto di trattamento e rifabbricazione elementi di combustibile). Venne chiuso con il referendum antinucleare del 1987. Nel 2003, l’anno delle proteste di Scanzano Jonico a una manciata di chilometri da Rotondella contro la realizzazione del sito nazionale per la raccolta di rifiuti radioattivi, la Sogin ha assunto la gestione dell’impianto con l’obiettivo di realizzare il decommissioning, vale a dire l’allontanamento del combustibile nucleare, la decontaminazione e lo smantellamento delle strutture con la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi.

L’ESORDIO DI LUIGI PERRI COME PRESIDENTE SOGIN

Luigi Perri è diventato presidente della Sogin due giorni fa, dopo tre anni come manager dello smantellamento, e non poteva celebrare nel modo migliore questa nomina. Il 18 dicembre infatti, dopo 12 anni di progettazione e lavori di ingegneria e manualità molto duri, è avvenuta la rimozione del monolite dalla fossa.

LE OPERAZIONI DI MESSA IN SICUREZZA

Il sollevamento e l’estrazione dei singoli pozzi è l’ultima fase delle operazioni che consentiranno di procedere alla bonifica e al rilascio definitivo dell’area. I quattro pozzi rimossi sono stati trasferiti in massima sicurezza in un deposito del sito per il loro stoccaggio temporaneo.

La prima fase dei lavori ha riguardato una serie di attività propedeutiche quali la realizzazione della barriera idraulica, la costruzione di un’apposita copertura per il confinamento statico e dinamico dell’area, lo scavo attorno al monolite e il suo consolidamento. Sono state, inoltre, eseguite le necessarie indagini per definire il posizionamento dei fusti nei quattro pozzi e sono stati drenati i liquidi individuati.

Prima di avviare le operazioni di rimozione, il monolite è stato stabilizzato con strutture metalliche appositamente realizzate e incapsulato all’interno di un’apposita struttura d’acciaio.
Quindi è stato effettuato il taglio orizzontale, perforando la base della struttura mediante un carotiere con punte a perdere, e quello verticale, con filo diamantato dall’alto verso il basso, separando l’uno dall’altro i quattro pozzi. Per consentire la sua rimozione sono stati infine installati specifici sistemi di sollevamento, dimensionati per sostenere ogni singolo pozzo che, completo dei contenitori di acciaio, ha un peso di circa 45 tonnellate.

Tutte le attività che Sogin svolge sono autorizzate e vengono vigilate da Autorità ed Enti, locali e nazionali, preposte a sovrintendere e a sorvegliare, ciascuna per la propria competenza, i lavori di smantellamento e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi presenti negli impianti, mentre la Regione Basilicata coordina il tavolo della trasparenza.

FONTANI (AD SOGIN): ORA IL MONOLITE È AL SICURO

“Ora il monolite è al sicuro – ha spiegato Emanuele Fontani, appena nominato ad di Sogin – possiamo monitorarlo giorno e notte, conservarlo sotto terra significava procedere alla cieca, potendo la falda entrare in contatto con i radionuclidi”.

In Italia la quantità di rifiuti radioattivi da smaltire è di circa 95mila metri cubi, di cui 17mila ad alta attività. “C’è una legge del 2010 che detta tappe serrate sulla realizzazione del deposito nazionale – spiega ancora Fontani – l’Italia è un paese molto complesso. Su questo caso però c’è una particolare attenzione per mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi. Il deposito nazionale dei Rifiuti radioattivi “a oggi è previsto al 2025. Facendo le corse siamo ancora in tempo”.

GIROTTO: SI GUARDA AL DEPOSITO NAZIONALE

Poi come spiega Gianni Girotto, il senatore M5s Presidente della Commissione Industria che ha assistito alle operazioni, verrà creato un deposito geologico unico europeo, che dovrebbe essere individuato in uno dei paesi membri dell’Ue. È la soluzione proposta per i 17mila mc di materiale ad alta attività presenti in tutta Italia, e anche da Sogin stessa. “Anche per un discorso economico l’Italia si dovrà consorziare con gli altri paesi per un impianto sovranazionale, la nostra quantità di materiale non giustificherebbe un deposito geologico nazionale”.

Nel deposito nazionale ci saranno 95mila metri quadrati di scorie nucleari radioattive, tra cui 17mila metri cubi ad alta attività e 78mila a bassa attività.

LA CULTURA NUCLEARE

“Ci sono Paesi che hanno una cultura nucleare più aperta della nostra – ha spiegato Fontani – L’Italia ha fatto una scelta dopo Cernobyl e il referendum e noi non possiamo fare altro che accettarla. Per questo oggi l’Italia potrà avere un ruolo nell’individuare un accordo con altri Paesi per poter realizzare un deposito sovranazionale europeo”.

Nel frattempo oggi il monolite è finalmente al riparo in sicurezza ed è stata liberata la fossa. Negli anni Sessanta i rifiuti nucleari si cementavano e si mettevano sotto terra, in quelle che all’epoca venivano chiamate “fosse irreversibili”, proprio perché sarebbero rimaste lì per sempre, e che invece oggi Sogin, azienda pubblica italiana, ha dimostrato di essere in grado di renderle irreversibile. Prima al mondo ad averlo fatto. Anche se era impossibile.