Scenari

Nucleare, Enea fa il punto sui siti italiani

rifiuti

Il nostro paese è quello meno idoneo a ospitare un deposito geologico anche per l’insufficienza del materiale ad alta attività nucleare da gestire

Enea sopperisce al deposito per i rifiuti radioattivi da 20 anni senza nessun problema, anche se l’Agenzia non ha competenze ispettive. E se quelli ad alta attività sono tutti garantiti da Sogin, che in ogni sito ha realizzato dei depositi temporanei che permettono stoccaggi per 50-100 anni, di sicuro non verrà realizzato in Italia il deposito geologico Ue. Lo ha detto Alessandro Dodaro, rappresentante dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), in audizione davanti alla commissione parlamentare Ecomafie.

QUANTI SITI CI SONO IN ITALIA

Al momento in Italia i siti in cui sono presenti rifiuti radioattivi sul territorio nazionale sono una ventina: 4 centrali in decommissioning con Sogin, 4 impianti per il ciclo del combustibile (Sogin), 7 centri di ricerca nucleare, 7 operatori del servizio integrato in esercizio e 1 operatore del servizio integrato non più in esercizio (deposito Cemerad, vicino a Taranto). “Il sistema di depositi temporanei Nucleco a Casaccia (Roma) al momento sopperisce alla mancanza di un deposito nazionale e rende possibile l’uso delle materie radioattive generate dal servizio integrato, e derivanti dal comparto medico-sanitario, da attività industriali e di ricerca – ha ammesso Dodaro -. La capacità di deposito temporanea è ancora ad un buon livello e sostiene gli attuali volumi di conferimento, grazie anche alle sempre più sofisticate tecniche di riduzione dei volumi. Si ritiene che la capacità di deposito disponibile sia in grado di far fronte alla domanda di interventi per la gestione di sorgenti e rifiuti. Quindi, è sotto controllo”.

SUL DEPOSITO NAZIONALE SI ATTENDE LA MAPPA DELLE AREE IDONEE

Parlando invece del deposito nazionale “l’Italia dovrà realizzare e di cui si attende la mappa delle aree potenzialmente idonee ad ospitarlo. Bisogna collettare in questo deposito tutti i rifiuti radioattivi presenti sul territorio nazionale in modo da evitare la frammentazione attuale”. Il nostro paese ha infatti “l’obbligo di gestire tutti i rifiuti radioattivi non ad alta attività (medicina nucleare, industrie, enti di ricerca) e di conservare temporaneamente quelli ad alta attività”.

SICUREZZA GARANTITA DA SOGIN

Per il momento la sicurezza è garantita dai depositi Sogin: “Oggi i rifiuti radioattivi ad alta attività si trovano essenzialmente nelle ex centrali nucleari e negli impianti del ciclo del combustibile nucleare – ha detto Dodaro -. Sono tutti assegnati alla Sogin, che in ogni sito ha realizzato dei depositi temporanei che permettono, per un periodo attualmente di 50-100 anni garantiti, il mantenimento in sicurezza di questi rifiuti. La sicurezza è garantita, ma comunque è una non buona gestione del materiale. Centralizzare è sempre meglio che averlo frammentato, anche per problemi di security”.

IN ITALIA NESSUN DEPOSITO GEOLOGICO

L’Italia partecipa con l’Enea al consorzio Arius e al gruppo di lavoro Erdo per l’individuazione di “un deposito regionale” geologico, unico per i Paesi coinvolti, per lo stoccaggio di lungo periodo dei rifiuti nucleari ad alta attività, ha poi proseguito Dodaro, evidenziando che il nostro paese è quello meno idoneo a ospitarlo anche per l’insufficienza del materiale ad alta attività da gestire. “Il deposito geologico – osserva Dodaro – è molto più costoso di quello di superficie; viene giustificato soltanto se la quantità rifiuti ad alta attività è grande; e in Italia la quantità di rifiuti ad alta attività non è sufficiente per realizzare un deposito italiano geologico”.

L’AGENZIA NON HA COMPETENZE ISPETTIVE. TROPPI CONTROLLANO, MA NESSUNO COORDINA I CONTROLLI

Infine le criticità. Sui rifiuti nucleari, ha detto Dodaro “L’Agenzia non ha competenze ispettive, anche se ha il mandato di gestire tutte le fasi del ciclo. Non ha autorità di controllo, non abbiamo il potere giuridico. Il problema è che la frammentazione legislativa è particolare: se tutte le pratiche fossero comunque comunicate ad Isin, il loro sistema ispettivo, anche se ha poco materiale umano, sarebbe in grado di gestire ispezioni e siti. Il problema è che anche loro, come l’Enea, hanno capacità ispettive solo per ciò che gli compete. Si dovrebbero omogeneizzare i controlli, cioè renderli tutti identici. Troppi controllano, ma nessuno coordina i controlli”.