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Energia nucleare sostenibile

Nucleare in Italia, il monito della Banca d’Italia: un’opportunità climatica frenata da costi e tempi incerti

In una memoria inviata alla Camera, Via Nazionale analizza i benefici della delega per il ritorno all’atomo ai fini della decarbonizzazione, mettendo però in guardia sui rischi di sforamento dei bilanci e sulla dipendenza tecnologica dall’estero.

Il ritorno dell’energia nucleare nel paniere energetico italiano si configura come una sfida di lungo periodo, capace di stabilizzare il sistema elettrico nazionale ma gravata da incognite strutturali che non possono essere ignorate. È quanto emerge dalla memoria depositata dalla Banca d’Italia il 23 febbraio 2026 presso la Camera dei deputati, in relazione al Disegno di Legge sulla “Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile”, un provvedimento presentato nell’ottobre 2025 che mira a reinserire l’atomo nel mix energetico per traguardare la completa decarbonizzazione entro il 2050, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e calmierare i prezzi per le utenze finali. L’analisi di Via Nazionale, pur riconoscendo il valore potenziale della tecnologia, sottolinea come la riuscita del piano dipenda radicalmente dalle scelte tecnologiche e dalle modalità di finanziamento che verranno adottate.

QUADRO NORMATIVO E OBIETTIVI DELLA DELEGA

La struttura del provvedimento esaminato si articola in quattro articoli fondamentali. L’articolo 1 conferisce all’esecutivo il mandato di definire, entro dodici mesi, un quadro normativo organico per la produzione di energia nucleare sostenibile. Secondo la fotografia scattata dalla Banca d’Italia, i decreti legislativi dovranno disciplinare non solo la produzione, ma anche la disattivazione degli impianti esistenti, la gestione dei rifiuti radioattivi e la ricerca sulla fusione. L’articolo 2 entra nel dettaglio del ciclo di vita degli impianti, prevedendo norme specifiche per la localizzazione, la costruzione e la fabbricazione del combustibile, con l’obiettivo di integrare queste attività nel mercato energetico generale.

UN PERCORSO STORICO TRA ECCELLENZE E REFERENDUM

La memoria ripercorre la peculiare traiettoria italiana nel settore: a metà degli anni ’60, l’Italia vantava il primato di terzo produttore mondiale di energia nucleare, grazie all’iniziativa di Edison, Eni e Iri. Tuttavia, la nazionalizzazione del comparto e la successiva nascita dell’Enel segnarono un rallentamento, culminato nella chiusura permanente delle centrali.

IL CONTRIBUTO ALLA DECARBONIZZAZIONE E AL MIX ENERGETICO

Sotto il profilo ambientale, l’atomo è considerato un alleato prezioso. “Il nucleare emette pochi grammi di CO2 per ogni kWh prodotto”, osserva l’analisi, ponendosi in linea con le rinnovabili ma offrendo il vantaggio della programmabilità e della continuità (baseload).

L’INCOGNITA ECONOMICA: COSTI ELEVATI E RITARDI CRONICI

Tuttavia, l’ottimismo climatico deve scontrarsi con la realtà dei cantieri. La Banca d’Italia rileva che negli ultimi 15 anni la costruzione di reattori nei paesi avanzati è stata segnata da ritardi “rilevanti e da costi finali ben superiori a quelli preventivati”.

TECNOLOGIE DEL FUTURO E PIATTAFORMA NAZIONALE

Il disegno di legge non impone una tecnologia specifica, ma rimanda alle migliori soluzioni disponibili. La Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile (PNNS) suggerisce tre direttrici: gli Small Modular Reactors (SMR) raffreddati ad acqua, gli Advanced Modular Reactors (AMR) al piombo liquido e i Micro Reactors (MR) per piccola taglia. Si tratta però di opzioni “prevalentemente in fase di studio o prototipale”.

COPERTURA FINANZIARIA E NEUTRALITÀ DI BILANCIO

L’articolo 4 della delega stabilisce il principio della neutralità finanziaria: “Dall’attuazione delle deleghe non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Gli stanziamenti previsti per la fase iniziale ammontano a 20 milioni di euro annui per il triennio 2027-2029, destinati a sperimentazione, ricerca e localizzazione dei siti.

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