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Perché l’olio combustibile sale di prezzo

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L’aumento del prezzo dell’olio combustibile è legato ai tagli dell’OPEC+ e alla tenuta del trasporto marittimo, nonostante la pandemia

Nei mercati si sta registrando una crescita dei prezzi dell’olio combustibile, un distillato del petrolio che di solito viene considerato uno scarto del processo di raffinazione, meno pregiato rispetto al gasolio e alla benzina.

COSA C’ENTRA L’OPEC+

Secondo gli analisti, questa crescita sarebbe legata alle aspettative di un prolungamento dei tagli alla produzione petrolifera da parte dell’OPEC+, l’alleanza che riunisce alcuni dei principali paesi esportatori di greggio, guidata da Arabia Saudita e Russia.

Secondo i piani originali, il gruppo avrebbe dovuto allentare i tagli dell’output – ripristinando circa 2 milioni di barili al giorno – a partire dal prossimo gennaio. Invece, viste le nuove ondate di contagi da coronavirus e le ripercussioni che stanno avendo sulla domanda, sembra che opterà piuttosto per proseguire con le limitazioni.

Il tipo di greggio prodotto dai membri dell’OPEC+ è principalmente denso e con un alto tenore di zolfo; la sua lavorazione permette dunque di ottenere maggiori quantità di olio combustibile.

Jonathan Lamb, analista per WOOD & Company, ha detto a Bloomberg che l’aumento dei prezzi dell’olio combustibile può significare che i mercati si aspettano un’estensione dei tagli dell’OPEC+ e dunque una minore disponibilità di greggio pesante.

IL TRASPORTO MARITTIMO

Ad alimentare il rincaro di questo distillato potrebbe aggiungersi anche la tenuta dei volumi del trasporto marittimo, nonostante la pandemia. L’olio combustibile viene spesso utilizzato come carburante per le navi, ma solo per quelle che dispongono di sistemi per la rimozione dello zolfo.

IL VENEZUELA E IL MESSICO

Ad alimentare la sensazione di carenza di greggio pesante contribuiscono le situazioni in Venezuela e in Messico.

Nel paese sudamericano l’industria petrolifera è completamente al collasso, a causa della crisi economica e della malagestione. In più, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti impediscono a Caracas di vendere il suo petrolio all’estero. Washington potrebbe anche “colpire” gli accordi crude-for-diesel: lo scambio del greggio con il carburante viene utilizzato dalla compagnia petrolifera venezuelana PDVSA come forma di ripagamento dei debiti nei confronti delle società straniere.

In Messico, invece, il presidente nazionalista Andrés Manuel López Obrador vuole ridurre le esportazioni petrolifere per utilizzare il greggio nelle raffinerie domestiche, in modo da produrre benzina per il mercato interno e ridurre la dipendenza dalle importazioni.

IN ASIA

Le raffinerie asiatiche stanno registrando i profitti massimi in sei mesi dalla produzione di olio combustibile a basso contenuto di zolfo, trainati principalmente dalla domanda di carburante per il trasporto marittimo.

Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, si occupa di esteri, energia e geopolitica, con un’attenzione particolare per il Messico e il Canada.

Scrive su “Energia Oltre”, oltre a collaborare con “IL – Il maschile del Sole 24 ORE”, “Aspenia online”, “Start Magazine” ed “eastwest”. A volte è ospite a Radio3 Mondo (Rai Radio 3).

Su Twitter è @marcodellaguzzo.

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