Scenari

Come la penuria di petrolio pesante avvantaggerà il Canada

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Viste le situazioni in Messico e Venezuela, sul mercato c’è meno disponibilità di petrolio pesante: per il Canada la situazione è molto favorevole

Fonti anonime sentite da Bloomberg hanno rivelato che Repsol – società spagnola tra le più importanti al mondo nel settore della raffinazione – sta negoziando un contratto d’acquisto per 2 milioni di barili di petrolio canadese al mese. Non è la sola: un mese fa anche Reliance – colosso indiano della petrolchimica e della raffinazione – ha firmato un accordo per la fornitura di 2 milioni di barili di greggio pesante canadese al mese, per sei mesi.

COSA STA SUCCEDENDO

L’interesse per il Canada è dovuto alla necessità, per gli acquirenti, di trovare delle fonti di petrolio pesante alternative al Venezuela e al Messico.

Nel caso del Venezuela, l’industria petrolifera è completamente al collasso, a causa della crisi economica e della malagestione; in più, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti impediscono al paese di vendere il suo petrolio all’estero.

Nel caso del Messico, invece, si prevede che per il prossimo anno la PEMEX – la compagnia petrolifera statale – possa destinare un volume inferiore di petrolio all’esportazione. Nei piani del presidente Andrés Manuel López Obrador, infatti, il Messico dovrà esportare di meno ed utilizzare il greggio estratto nelle proprie raffinerie, producendo benzina per il mercato interno in modo da ridurre la dipendenza dalle importazioni.

LA SITUAZIONE DI REPSOL

Le raffinerie di Repsol, in Europa, utilizzano di solito greggio pesante proveniente dall’America latina, che è più economico di quello leggero e che quindi può essere convertito con maggiori profitti in benzina o in gasolio. Nell’anno in corso la compagnia è stata la maggiore acquirente di petrolio messicano e la terza di petrolio venezuelano.

Attualmente, l’accordo con la messicana PEMEX permette a Repsol di inviare fino a 6 milioni di barili di petrolio Maya al mese nelle sue raffinerie in Spagna. Al momento le due compagnie stanno negoziando i termini per il prossimo anno. Ma esiste la possibilità che il Messico – visti i piani del governo – riduca il numero di barili da esportare: le previsioni dicono che PEMEX diminuirà le vendite all’estero del greggio Maya di quasi il 70 per cento dal 2021 al 2023. Tra l’altro, il presidente López Obrador ha recentemente accusato Repsol di essersi approfittata delle politiche di privatizzazione del settore energetico messicano introdotte dai suoi predecessori.

Le trattative dovrebbero concludersi per la fine di novembre. A quel punto – ha rivelato una fonte a Bloomberg – Repsol deciderà se procedere con l’acquisto di greggio canadese.

Per quanto riguarda il Venezuela, finora nel 2020 Repsol ha ottenuto l’equivalente di 30mila barili di petrolio venezuelano al giorno attraverso gli accordi crude-for-diesel. Lo scambio del greggio con il carburante viene utilizzato dalla compagnia petrolifera venezuelana PDVSA come forma di ripagamento dei debiti nei confronti delle società straniere. Ma gli Stati Uniti potrebbero presto sottoporre a sanzioni anche questi accordi.

UN BUON MOMENTO PER IL CANADA

Per il Canada il momento è molto favorevole. Il paese è il quarto maggiore produttore di petrolio al mondo ed estrae un bitume particolarmente viscoso e pesante (oltre che inquinante), ma ha problemi nel venderlo principalmente per una questione di sotto-capacità della rete di oleodotti.

Dall’inizio di dicembre i produttori della provincia dell’Alberta – il cuore dell’industria petrolifera canadese, dove si concentrano i grandi giacimenti di sabbie bituminose – rimuoveranno i limiti all’output imposti a causa della pandemia di coronavirus, che ha ridotto la domanda e fatto crollare i prezzi.

Prezzi che, dal prossimo anno, potrebbero rafforzarsi grazie alla minore disponibilità di petrolio pesante sul mercato. Al momento i contratti per il mese di novembre del benchmark canadese Western Canadian Select si scambiano ad un prezzo di 10,8 dollari al barile inferiore rispetto al riferimento nordamericano, il West Texas Intermediate. Nel 2021 il divario tra il WCS e il WTI potrebbe restringersi a 5-7 dollari al barile.

Il Canada dipende fortemente dalle vendite negli Stati Uniti, che lo scorso luglio – sono i dati più recenti – ha assorbito il 97 per cento delle esportazioni petrolifere del paese. Le raffinerie americane sulla costa del Golfo e nel Midwest sono progettate per processare petroli pesanti; se ci sarà meno disponibilità dei greggi messicano e venezuelano – anche negli anni a venire –, il Canada potrebbe rafforzare il suo ruolo di fornitore. A patto che riesca a dotarsi di un numero adeguato di condotte.