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politica monetaria e shock energetici

Panetta e la Grande Riconfigurazione: come gli shock energetici cambiano la politica monetaria

Il Governatore della Banca d’Italia avverte: l’instabilità delle risorse e l’IA stanno riscrivendo le regole globali. A Roma l’analisi sulle minacce strutturali che mettono a rischio la stabilità dei prezzi e la crescita dell’area euro.

Gli shock energetici e le tensioni geopolitiche non sono più semplici disturbi temporanei, ma forze strutturali che stanno ridisegnando l’economia globale, imponendo alle banche centrali una revisione profonda delle proprie strategie. È questo il monito lanciato oggi a Roma da Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia, durante la conferenza di chiusura del network di ricerca ChaMP. La notizia emerge dall’intervento intitolato “Playing the long game: how should monetary policy adapt to the Great Reconfiguration?”.

Panetta ha delineato un quadro in cui l’instabilità dei mercati dell’energia e la frammentazione del commercio mondiale richiedono un approccio interdisciplinare, capace di integrare la scienza del clima e l’economia dell’energia nei modelli di previsione dell’inflazione. Secondo il Governatore, l’attuale fase storica, definita “Grande Riconfigurazione”, rende superata la prassi di ignorare gli shock dell’offerta, poiché questi alterano ormai le relazioni strutturali del sistema economico e la stessa trasmissione della politica monetaria.

LO SHOCK ENERGETICO COME FORZA STRUTTURALE

Il fulcro dell’analisi di Panetta risiede nella natura dei recenti shock energetici. Il Governatore ha spiegato che forze come le tensioni geopolitiche e la trasformazione tecnologica agiscono simultaneamente sia sull’offerta che sulla domanda. Se da un lato l’energia incide sui costi di produzione e sui flussi commerciali, dall’altro influenza le decisioni di consumo e investimento attraverso il canale della fiducia e del reddito reale.

Panetta ha sottolineato come la governance dello Stretto di Hormuz rimanga un punto di estrema fragilità per l’approvvigionamento non solo di petrolio e gas, ma anche di input critici come fertilizzanti e alluminio.

“La politica monetaria non può impedire che i prezzi dell’energia più alti si diffondano nell’economia, ma deve evitare che questo processo si radichi nelle aspettative di imprese e lavoratori”, ha affermato, avvertendo che una spirale inflazionistica renderebbe il ritorno alla stabilità dei prezzi estremamente più oneroso.

PROSPETTIVE ECONOMICHE E L’IMPATTO DELLA GUERRA NEL GOLFO

Il contesto macroeconomico dell’area euro, pur avendo mostrato una resilienza superiore alle attese nel 2025 con una crescita del PIL reale dell’1,4%, ha subito un brusco deterioramento all’inizio del 2026. Lo scoppio della guerra nel Golfo Persico ha innescato un aumento immediato dei costi di produzione e dei prezzi di vendita, spingendo al rialzo le aspettative di inflazione a breve termine.

Questo scenario ha causato un crollo della fiducia dei consumatori e una contrazione dell’attività nei servizi. Panetta ha osservato che, rispetto alla crisi del 2022, la domanda è oggi più debole e i tassi di interesse reali sono più elevati.

Sebbene l’area euro sia meno vulnerabile grazie alla diversificazione delle importazioni di gas naturale liquefatto e all’aumento delle rinnovabili, la stagnazione della produzione industriale, particolarmente visibile in Italia e Germania a causa della concorrenza cinese nei settori hi-tech, rischia di compromettere il potenziale di crescita a lungo termine.

LA GRANDE RICONFIGURAZIONE E IL PARALLELO CON LA BELLE ÉPOQUE

Panetta ha inserito l’attuale instabilità in una prospettiva storica, tracciando un parallelo con la “Belle Époque” a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Come allora, il mondo sta vivendo transizioni epocali: frammentazione geopolitica, intelligenza artificiale, invecchiamento della popolazione e cambiamento climatico. Queste tendenze non operano isolatamente ma collidono, creando effetti imprevedibili. L’intelligenza artificiale, ad esempio, richiede enormi quantità di energia e acqua, creando una forte complementarità con la transizione green.

Tuttavia, la frammentazione globale potrebbe limitare l’accesso alle infrastrutture digitali necessarie per queste innovazioni, mentre l’invecchiamento demografico riduce l’offerta di competenze specialistiche. Questa complessità richiede, secondo il Governatore, una “umiltà intellettuale” nell’interpretare i dati in tempo reale.

SFIDE PER LA TRASMISSIONE DELLA POLITICA MONETARIA

Le trasformazioni in atto influenzano direttamente i canali attraverso cui le banche centrali agiscono sull’economia. L’IA potrebbe rafforzare la trasmissione della politica monetaria permettendo alle imprese di aggiustare i prezzi più velocemente in risposta ai cambiamenti delle condizioni di finanziamento. Anche la digitalizzazione bancaria potrebbe accelerare il passaggio dai tassi ufficiali ai tassi sui depositi grazie alla maggiore facilità per i clienti di spostare i fondi.

Di contro, l’invecchiamento della popolazione tende a indebolire questa trasmissione, poiché i pensionati sono meno sensibili alle variazioni dei tassi nelle loro decisioni di spesa. “Il meccanismo di trasmissione deve essere continuamente rivalutato”, ha spiegato Panetta, evidenziando come persino la stima del tasso di interesse di equilibrio (r-star) sia diventata incerta a causa di forze che spingono in direzioni opposte.

UN NUOVO PLAYBOOK PER LE BANCHE CENTRALI

In questo ambiente fluido, la robustezza delle decisioni diventa il principio guida. Panetta ha difeso la scelta del Consiglio Direttivo della BCE di innalzare i tassi di 25 punti base a giugno 2026, definendola una manovra robusta rispetto a diversi scenari di evoluzione dello shock energetico. Per il futuro, la Banca d’Italia suggerisce di non impegnarsi su percorsi predeterminati, ma di affidarsi ad analisi di sensibilità e scenari alternativi.

Il Governatore ha concluso invitando la comunità dei ricercatori e i decisori politici a investire in nuove forme di conoscenza: “Oggi l’informatica, le scienze politiche, la scienza del clima e l’economia dell’energia sono parte integrante degli strumenti delle banche centrali”. L’obiettivo finale resta la stabilità dei prezzi, ma la strada per raggiungerla richiede di adattare l’analisi a un mondo che cambia più velocemente del previsto.

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