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Perché PEMEX farà sempre più fatica con gli investitori

Pemex Investitori

Gli investitori sono sempre più sensibili alla crisi climatica e meno propensi ad investire nei combustibili fossili. È un problema per la messicana PEMEX, che punta tutto sul petrolio

Climate Action 100+, uno dei maggiori gruppi di investitori tra quelli che promuovono iniziative di contrasto al cambiamento climatico, ha detto all’agenzia Reuters di aver aggiunto la compagnia petrolifera statale messicana nella sua lista degli obiettivi.

COSA FA CLIMATE ACTION 100+

Lo scopo di Climate Action 100+ – il gruppo conta circa 450 membri e gestisce asset per oltre 40 bilioni di dollari – è quello di influenzare le aziende responsabili di grandi quantità di emissioni di gas serra affinché adottino politiche “verdi”. All’inizio dell’anno BlackRock, la più grande società di investimento al mondo, si è unita al gruppo.

Di recente Climate Action 100+ ha discusso con le compagnie energetiche Shell e BP, ed entrambe hanno effettivamente annunciato delle strategie contro i cambiamenti climatici. Adesso le attenzioni del gruppo si sono posate su Petróleos Mexicanos (PEMEX), la compagnia petrolifera statale messicana.

PERCHÉ PROPRIO PEMEX

Dal 1965 al 2018 PEMEX è stata la nona maggiore produttrice al mondo di emissioni di anidride carbonica e di metano: circa 23 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2, secondo una stima della ONG Climate Accountability Institute.

Ma non è (solo) per questo se PEMEX è finita nel mirino di Climate Action 100+. Mentre altre grandi compagnie dell’oil & gas si sono infatti impegnate a ridurre almeno l’intensità di carbonio delle loro attività, PEMEX ha preso la direzione opposta. La compagnia ha anche smesso di partecipare alle riunioni della Oil and Gas Climate Initiative, organizzazione che riunisce diverse major petrolifere e che promuove la riduzione delle emissioni.

Da quando è iniziato il mandato di Andrés Manuel López Obrador – il presidente del Messico in carica da fine 2018: è un nazionalista di sinistra –, PEMEX non ha manifestato alcuna intenzione di diminuire le proprie emissioni di gas serra. Al contrario, il bilancio per i prossimi anni sarà dedicato all’esplorazione di nuove risorse petrolifere e all’estrazione di greggio dai giacimenti nelle acque poco profonde del Messico.

GLI OBIETTIVI DI AMLO

PEMEX è centrale nel progetto del presidente Andrés Manuel López Obrador (anche detto AMLO), che vuole che lo stato torni ad intervenire attivamente nell’economia. AMLO immagina per la compagnia un ruolo di forza trainante della crescita del Messico. Per questo, ha messo a punto un vero e proprio “piano di salvataggio”, fatto di iniezioni di fondi pubblici e di altre misure di contorno.

PEMEX è infatti la compagnia petrolifera con il debito finanziario più alto al mondo, che supera i 107 miliardi di dollari. Ma la crisi riguarda anche i suoi livelli di produzione (in calo da oltre un decennio) e di raffinazione. Oltre al potenziamento delle attività esplorative e al ripristino dell’output, AMLO vuole anche riabilitare le sei raffinerie della PEMEX e costruirne una nuova. Il suo obiettivo ultimo è il raggiungimento dell’indipendenza energetica.

AMLO è contrario alla riforma energetica introdotta dal suo predecessore, che ha liberalizzato il relativo settore, e la sta mettendo in discussione. Si oppone inoltre alla costruzione di impianti eolici e solari da parte dei privati, accusando questi progetti di essere veicoli di corruzione e preferendo al loro posto il grande idroelettrico gestito dall’azienda statale CFE.

LE VULNERABILITÀ DI PEMEX

PEMEX dà lavoro ad oltre 150mila persone e costituisce circa un quinto delle entrate del bilancio federale messicano, scrive Reuters. Quasi il 90 per cento del suo debito finanziario è detenuto da investitori obbligazionari.

PEMEX è uno dei più grandi emittenti di obbligazioni nei mercati emergenti. Il suo rating è stato declassato a junk sia da Moody’s che da Fitch, eppure la compagnia continua a ricevere prestiti dai mercati per via del forte sostegno statale di cui gode.

Visto il mutato contesto, però, PEMEX farà probabilmente sempre più difficoltà ad accedere al credito. Come dimostra il recente caso Storebrand, gli investitori sono sensibili alla crisi climatica e meno propensi ad investire nei combustibili fossili.

Non sembra tuttavia che l’amministrazione López Obrador abbia intenzione di ripensare la propria politica energetica.

OSTACOLI GEOPOLITICI?

Secondo il think tank messicano FUNDEF, che si occupa di questioni finanziarie, le opzioni di credito di PEMEX sarebbero limitate anche dalla dipendenza economica e geopolitica del Messico dagli Stati Uniti d’America.

Il ricercatore di FUNDEF Jorge Sánchez ha spiegato che, qualora Cina o Russia dovessero ipoteticamente aprire delle linee di credito a PEMEX, Washington farebbe pressione sul governo messicano per impedire l’operazione. «Gli Stati Uniti non sarebbero felici se i principali investitori di PEMEX, la più grande azienda del Messico, fossero cinesi o russi», ha detto Sánchez a Reuters.

Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, si occupa di esteri, energia e geopolitica, con un’attenzione particolare per il Messico e il Canada.

Scrive su “Energia Oltre”, oltre a collaborare con “IL – Il maschile del Sole 24 ORE”, “Aspenia online”, “Start Magazine” ed “eastwest”. A volte è ospite a Radio3 Mondo (Rai Radio 3).

Su Twitter è @marcodellaguzzo.

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