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Perché Cina e Usa fanno a schiaffi per il petrolio iracheno

Petrolio Iracheno: Sfida Usa Cina

Tutte le mire sul petrolio iracheno: un’analisi di Oilprice mette faccia a faccia Pechino e Washington. L’Iran sullo sfondo

I subbugli ucraini stanno disegnando nuovi equilibri energetici. L’Europa, e l’Italia in prima fila, sta cercando vie alternative alle forniture russe. Dall’altro lato, le superpotenze del XXI secolo mirano all’Iraq. Stati Uniti e Cina, dice Oilprice, guadagnando punti d’influenza nell’area.

GLI ULTIMI AFFARI DI BAGHDAD

Il paese con capitale Baghdad è sempre al centro delle mire energetiche, petrolifere. A febbraio è saltato l’accordo con Total che avrebbe garantito quattro progetti di petrolio, gas e energie rinnovabili nella regione meridionale di Bassora per oltre 25 anni. Ma l’accordo si è bloccato in una serie di imprevisti, a partire dai mancati accordi sui dettagli finanziari. L’instabilità politica non aiuta in contesti come questo, dove però il nuovo millennio ha visto aumentare la ricerca di nuovi investimenti. E comunque, i flussi di greggio hanno fatto registrare numeri importanti.

Il mese scorso, invece, è ripartito il processo produttivo di petrolio greggio dal giacimento West Qurna 2 gestito da Lukoil. Il periodo di manutenzione è durato dal 21 febbraio all’8 marzo, adesso sono di nuovo garantiti i 400.000 barili giornalieri.

IL PETROLIO IRACHENO TRA USA E DRAGONE

Ma veniamo alle mire internazionali. Gli Usa hanno dato un ultimatum all’Iraq: 120 giorni di deroga per importare elettricità e gas da Teheran. Specularmente, sono in aumento gli affari di Pechino nel settore degli idrocarburi nel paese dell’Asia occidentale.

COME INTERPRETARE L’AZIONE AMERICANA

“Alcuni hanno interpretato la deroga di 120 giorni, che è la più lunga concessa all’Iraq negli ultimi anni, come un gesto tangenziale di buona fede all’Iran da parte degli Stati Uniti mentre tentano di concordare una nuova iterazione del Piano d’azione globale congiunto”. Il JCPOA è ancora in ballo, alcune settimane fa si ventilava l’ipotesi di un nuovo accordo. Adesso vige un nuovo stallo dove la guerra ucraina attira ogni attenzione.

Ma secondo Simon Watkins di OP, “sembra che la rinuncia di 120 giorni sia stata fatta dagli Stati Uniti con la piena consapevolezza che l’Iraq avrebbe infranto qualsiasi impegno preso per garantirlo, e riflette invece una realizzazione pratica che alla fine deve combattere per qualsiasi influenza negli enormi giacimenti di petrolio e gas dell’Iraq contro la continua invasione della Cina”.

TUTTI GLI AFFARI CINESI IN IRAQ

Cina che, appunto, fa da contraltare in questo quadro. Dopo alcuni giorni dalla mossa americana è arrivata la firma di un nuovo grande accordo sugli idrocarburi guidato dal  Dragone. Si tratta di “un contratto di ingegneria, approvvigionamento e costruzione del valore di almeno 412 milioni di dollari per un impianto di trattamento del gas naturale standard di 130 milioni di piedi cubi al giorno a Bassora”. Un contratto che “è stato distribuito a un consorzio di China CAMC Engineering Co (CAMCE) e CNOOC Petrochemical Engineering Co. (CNOOC Petrochemical Engineering) dalla Kuwait Energy Basra Limited (KEBL)”. Ma il Kuwait non c’entra. La compagnia, infatti, “è una sussidiaria indiretta ma interamente controllata dal gruppo cinese United Energy Group (UEG)“. L’acquisizione risale a tre anni fa, in generale di accordi ne sono stati siglati molteplici a partire dal 2013.

Ecco perché tutto ciò non cade dal cielo, però. Rimanendo sulle vicende più recenti, a gennaio “la Power Construction Corporation of China (PowerChina) aveva firmato un contratto di ingegneria, approvvigionamento e costruzione da 880 milioni di dollari con la Missan International Refinery Company irachena per costruire il progetto di raffineria Missan da 150.000 barili quotidiani”.

Di più: sempre a inizio anno “CAMCE e CNOOC Petrochemical Engineering” hanno ricevuto un contratto “da Kuwait Energy Basra Co per un impianto di lavorazione del petrolio greggio da 100.000 barili al giorno (bpd) nel blocco 9 iracheno”. Inoltre, la “la China Petroleum & Chemical Corporation (Sinopec)” ha lavorato “per prendere una quota del 49% nell’enorme giacimento non associato di Mansuriya, con il resto detenuto dalla Midland Oil Company statale irachena”.

CINA, USA E RUSSIA: CHI DOMINA?

Insomma, i movimenti in Iraq si sprecano. Baghdad è sempre più in mezzo tra le due grandi potenze del nuovo millennio, vere protagoniste della nuova Guerra fredda. Oggi però è tornata la Russia, gli equilibri internazionali e regionali sono pronti a cambiare.

 

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