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Petrolio, il fondo Norges dice addio a Saras

Saras

Il 16 agosto scorso Norges Bank aveva ridotto la partecipazione detenuta nel capitale di Saras, portandola dal 3,01% al 2,82%

La ricchezza della Norvegia è stata per anni frutto dei proventi degli idrocarburi provenienti dai ricchi giacimenti del Mare del Nord. Ma ora, sotto il vento nuovo del cambiamento, meglio noto con il nome di transizione energetica è arrivato il via libera per il fondo sovrano della Norvegia a disinvestire, almeno in parte, dal settore petrolifero.

VIA LIBERA ALL’USCITA DA 95 COMPAGNIE PETROLIFERE PER 5,4 MLD

NorvegiaDopo averlo annunciato e aver avviato l’iter a partire dal 2017, il governo di Oslo ha ora autorizzato il fondo sovrano norvegese da mille miliardi di dollari, il più grande del mondo, a uscire dal capitale di 95 compagnie petrolifere, per un totale di 5,4 miliardi di euro.

SARAS LA PRIMA VITTIMA ITALIANA?

Malgrado le intenzioni originarie fossero state decisamente annacquate (la decisione era di uscire solo dalle società che operano esclusivamente nel settore E&P), a distanza di sette mesi si cominciano a vedere gli effetti della decisione norveges, anche in Italia.A farne le spese, secondo quanto riporta Milano Finanze, è Saras, l’azienda della famiglia Moratti che opera nella raffinazione.

COME NASCE LA DECISIONE DEL MINISTERO DELLE FINANZE NORVEGESE

A prendere la decisione definitiva, che Norges Bank renderà operativa è stato il ministero delle Finanze, come riferisce una nota del dicastero di Oslo che spiega come siano state escluse, di fatto, dalla lista, major come Royal Dutch Shell, Bp ed ExxonMobil. “La decisione del ministero delle Finanze sulla definizione di società petrolifere e del gas è in linea con il parere della Norges Bank diffuso in una lettera dell’11 settembre 2019. Al momento della deliberazione del Parlamento sul libro bianco del marzo di quest’anno, le società upstream petrolifere e del gas sono state definite come società classificate nel sottosettore ‘Esplorazione e produzione’. Da allora, sono state riviste le regole di classificazione. Ciò ha comportato, tra le altre modifiche, che le società precedentemente classificate in tale settore venivano ridistribuite principalmente in due nuovi sottosettori: ‘Petrolio: produttori di greggio’ (Oil: Crude Producers, ndr) e ‘Raffinazione e marketing del petrolio’ (Oil Refining and Marketing, ndr)”.

AD AGOSTO NORGES AVEVA RIDOTTO LA PARTECIPAZIONE AZIONARIA IN SARAS AL 2,82%

Dalle comunicazioni periodiche diffuse dalla Consob il 16 agosto scorso Norges Bank aveva ridotto la partecipazione detenuta nel capitale di Saras, portandola dal 3,01% al 2,82%. Naturalmente la notizia ha scosso il titolo in borsa.

LA NORVEGIA È UNO DEI MAGGIORI PRODUTTORI MONDIALI

Malgrado la decisone norvegese, Oslo rimane uno dei maggiori fornitori mondiali di combustibili fossili, con 1,9 milioni di barili al giorno di petrolio e 120 miliardi di metri cubi l’anno di gas. Il paese ha comunque ribadito “di non aver alcuna intenzione di disinvestire dai giacimenti (in tutto ha interessi in 35 siti produttivi e 186 licenze), né prevede di ridurre la quota di controllo nella compagnia nazionale: Equinor – l’ex Statoil, che ha cambiato nome proprio per riflettere ambizioni ‘verdi’ – è per il 67% di proprietà dello Stato, che nel 2019 si aspetta di ricevere 16,6 miliardi di corone di dividendi (1,7 miliardi di euro)”, ha scritto in un articolo del Sole 24 Ore.