Territori

Petrolio, nessuna conseguenza sulla produzione in Iraq

Usa

I dipendenti con cittadinanza americana e che lavorano con le compagnie petrolifere nel sud Iraq hanno lasciato il paese “su richiesta del governo Usa”

Nessuna conseguenza alla produzione di idrocarburi in Iraq dopo l’attacco Usa nella notte a Baghdad dove è stato ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani. L’unica conseguenza, al momento, sembra essere l’evacuazione di personale e l’intensificazione delle misure di sicurezza, secondo quanto riferito da alcune fonti a S&P Global Platts.

SITUAZIONE NORMALE SUI CAMPI

Il ministero del Petrolio ha affermato che “la situazione è normale in tutti i campi petroliferi in Iraq e le operazioni di esportazione e produzione non sono state influenzate” dall’attacco, ma ha aggiunto che i dipendenti con cittadinanza americana e che lavorano con le compagnie petrolifere nel sud dell’Iraq hanno lasciato il paese “su richiesta del loro governo”.

EVACUATO IL PERSONALE STRANIERO

Le fonti hanno affermato che il ritiro di pochi membri del personale in questione non influisce sulle operazioni petrolifere, che continuano regolarmente, ma c’è comunque “molta apprensione”, per la situazione. ExxonMobil, che gestisce il campo del Qurna occidentale, sta evacuando i restanti 17 non iracheni ancora presenti, lasciando sui campi solo personale locale, hanno detto le fonti. La maggior parte del personale degli Stati Uniti continua a lavorare dagli Emirati Arabi Uniti dalla precedente evacuazione di giugno.
Le tensioni tra Iraq ed ExxonMobil sono divampate lo scorso anno quando la società ha deciso di trasferire temporaneamente parte del suo personale dall’Iraq per problemi di sicurezza. L’Iraq ha negato che ci sia stato un cambiamento sostanziale nella sicurezza, tanto che il governo ha dichiarato di non essere contento della decisione di ExxonMobil. Le fonti hanno aggiunto che altre società, come BP, stanno evacuando i pochi dipendenti statunitensi rimasti.

RISCHIO IMMINENTI PER INTERESSI USA

Gli analisti hanno affermato che la situazione è particolarmente problematica per giacimenti e porti petroliferi nella regione. “Come minimo i cittadini e le istituzioni americane nella regione sono a rischio imminente. Le compagnie energetiche statunitensi che operano in Iraq potrebbero certamente essere prese di mira da attacchi di rappresaglia”, ha affermato Helima Croft, responsabile globale delle materie prime presso RBC Capital Markets.

QUANTO PRODUCE L’IRAQ

L’Iraq ha pompato una media di 4,73 milioni di barili al giorno da gennaio a novembre dell’anno scorso, secondo Platts. Si tratta di 200.000 b/g al di sopra della quota 4,51 milioni b/g prevista dal precedente accordo Opec Plus. In base al nuovo accordo che si protrarrà fino a marzo 2020, l’Iraq dovrà tagliare altri 50.000 b/g per conformarsi.