Fact checking e fake news

Pniec, ecco i rilievi di minambiente e Mibact

Pniec

Per il Mibact occorre precisare meglio nel Pniec alcune norme autorizzative e le localizzazioni. Per il minambiente è una questione di obiettivi

In attesa che si completi il processo del Piano Nazionale integrato per l’Energia e il Clima (Pniec) che rientra anch’esso tra le tipologie di piani sottoposti alle procedure di Vas, il ministero dell’Ambiente e quello dei Beni culturali hanno pubblicato il decreto di parere motivato di Valutazione ambientale strategica del Pniec, firmato lo scorso 31 dicembre. (QUI IL DECRETO VAS)

IL MINAMBIENTE NE FA UNA QUESTIONE DI OBIETTIVI

Il Pniec, si legge nel parere del dicastero di via Cristoforo Colombo, prima della sua approvazione dovrà “essere arricchito con un’analisi della relazione le misure previste, gli obiettivi e i target di riferimento assunti” ma soprattutto, secondo la commissione Tecnica per la verifica d’Impatto ambientale – Via e Vas, dovrà contenere “l’efficacia delle singole misure agli obiettivi del piano”, l’individuazione degli obiettivi, “un set di potenziali misure correttive, anche di tipo preventivo” qualora si abbiamo “potenziali effetti negativi sull’ambiente a seguito della loro attuazione”. Per questo, ha sottolineato la Commissione Via-Vas del minambiente “il piano di monitoraggio dovrà essere implementato con una sezione relativa al monitoraggio dell’efficacia del Piano”, con una “sezione relativa all’effettivo rispetto dei criteri ambientali individuati” e con le “reali modalità di attuazione dei criteri individuati in sede di approvazione del Piano e ritenuti efficaci per le singole azioni”. I risultati poi andranno illustrati con cadenza quinquennale. (QUI IL PARERE)

PER IL MIBAC CARENZE SU RINNOVABILI, AUTORIZZAZIONI, LOCALIZZAZIONI

Di diverso tenore i rilievi mossi dal Mibact: “In linea generale si osserva che i contenuti del rapporto ambientale del piano in oggetto risultano carenti in relazione alle componenti paesaggio e patrimonio culturale, configurandosi il piano stesso più come strategia a lungo termine che come atto di pianificazione che dovrebbe prevedere misure e criteri localizzativi sulla base delle effettive condizioni territoriali e ambientali, espresse almeno a scala regionale e per le infrastrutture più importanti. Detta circostanza ne limita la capacità valutativa consentendo solo delle considerazioni generali in merito ai potenziali impatti sulle componenti di cui sopra”. (QUI IL PARERE)

Il principale e più rilevante nodo problematico, in tema di energie rinnovabili, “è da tempo rinvenibile nell’assenza di idonei indirizzi di programmazione sotto il profilo localizzativo, in conseguenza della quale si assiste alla disordinata disseminazione di impianti sul territorio senza organici e coordinati criteri di localizzazione che individuino le aree idonee a ospitare impianti e quelle invece escluse, con inevitabili concentrazioni di richieste in alcune aree geografiche. Anche le previsioni di sviluppo del presente piano, molto alte in particolare per quanto attiene agli impianti eolici e fotovoltaici, non sono affatto riferibili ad una programmazione territoriale nonostante che, allo stato attuale, le richieste dei singoli operatori risultino prevalentemente sbilanciate sulle regioni del Centro-Sud Italia a causa della presenza di specifici caratteri favorevoli alla produzione di energia da fonti rinnovabili (minore densità di popolazione, maggiore ventosità)”.

Non solo. Secondo il Mibact “nelle procedure di autorizzazione, ricorrentemente un singolo impianto viene sottoposto a valutazione, senza adeguata contezza di eventuali altri impianti già autorizzati nello stesso contesto territoriale, o sufficiente considerazione di quelli in esso già presenti: ciò rende assai difficoltosa la necessaria e fondamentale valutazione degli effetti cumulativi”. Per questo il dicastero di Piazza del Collegio Romano suggerisce, in generale, “di privilegiare misure/azioni che escludano nuovo consumo di suolo seminaturale, incolto o agricolo e si raccomanda di evitare scelte che comportino frammentazione, semplificazione e banalizzazione del paesaggio con l’alterazione/compromissione delle principali visuali e degli elementi qualificanti e connotativi degli ambiti tutelati, privilegiando pertanto fin da subito soluzioni progettuali che riducano quanto più possibile gli impatti negativi sul paesaggio. Nel caso sia prevista la dismissione di infrastrutture energetiche c/o di impianti obsoleti, si suggerisce di prevedere misure/azioni per il recupero e la riqualificazione dei caratteri culturali e paesaggistici dei luoghi interessati da dette dismissioni”.

In relazione all’obiettivo del PNIEC volto all’incremento dell’energia proveniente da fonti rinnovabili con impianti da collocare in aree già antropizzate, “si evidenzia l’opportunità di considerare in via prioritaria le aree compromesse e degradate ed escludendo le aree seminaturali o le aree rurali incolte”. Alla luce di ciò, per il Mibact risulta necessaria “la definizione di indicatori relativi all’uso del suolo e all’impermeabilizzazione e consumo di suolo, basata su di una mappatura di sintesi”, elemento “indispensabile al fine di costruire un efficace scenario di riferimento che possa, contestualmente, sia rappresentare gli effetti di azioni e politiche già definite e vigenti, che rappresentare un adeguato termine di confronto per valutare gli effetti del previsto scenario ‘di policy’ del Piano, così da governare gli impatti, diretti ed indiretti, che le politiche implementate dal Piano stesso hanno sul territorio nazionale in termini di compatibilità paesaggistica; e, ancora, ai fini di una ulteriore definizione del piano di monitoraggio con riferimento alle componenti paesaggio e patrimonio culturale”.

All’interno del quadro di pianificazione della localizzazione di impianti eolici, “deve rientrare necessariamente la previsione relativa alle procedure di ‘revamping’” e “repowering” visto che “la compatibilità paesaggistica dei vecchi impianti andrebbe eventualmente riconsiderata e una loro eventuale dismissione non esclusa”. Dovranno poi essere “attuati, nelle fasi successive, i necessari approfondimenti anche rispetto alla coerenza con i contenuti pianificatori e le norme di tutela dei piani paesaggistici regionali”. Infine, il Mibact richiama la necessità di procedere “sempre alla verifica della coerenza esterna del PNIEC anche con i piani di gestione dei siti UNESCO”.