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Pniec, gas e idrogeno. Ecco cosa ne pensa Alverà (Snam)

“Il gas è una risorsa che soddisfa tutte le parti del trilemma: è stoccabile e ciò le rende sicuro, è sostenibile dispetto ad altre fonti fossili ed è a buon mercato e costa un terzo rispetto all’elettricità”, dice il manager ascoltato in commissione alla Camera

Promuove il Piano integrato clima-energia e guarda al gas come la fonte in grado di risolvere l’equazione fondamentale dell’energia, il trilemma sicurezza del sistema, sostenibilità e competitività. Marco Alverà, amministratore delegato Snam, ha chiarito durante l’audizione in commissione Attività produttive della Camera, la posizione dell’azienda nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia energetica nazionale al Piano nazionale energia e clima per il 2030.

ALVERA’ (SNAM): PNIEC PROMOSSO, INTEGRATO E GUARDA A TUTTE LE FONTI

“Il Pniec è positivo, nel senso che è integrato, guarda a tutte le fonti insieme ed è ambizioso anche rispetto ad altri piani presentati in Europa”, ad esempio “per le percentuali di rinnovabili e l’efficienza energetica. C’è una forte aspettativa di riduzione totale dei consumi una parte che richiede molti investimenti e anche cambiamenti da parte del consumatore”, ha spiegato Alverà.

GAS RISOLVE IL TRILEMMA, L’ITALIA MESSA BENE SULL’IMPORT CHE SARA’ SEMPRE MENO PROVENIENTE DAL NORDAFRICA

“Quando parliamo di energia parliamo del solito trilemma”, sicurezza del sistema, sostenibilità e competitività “con l’Italia che paga un premio rispetto all’Europa e l’Europa paga un enorme premio rispetto agli Stati Uniti. Il gas è una risorsa che soddisfa tutte le parti di questa equazione: è stoccabile e ciò le rende sicuro, è sostenibile dispetto ad altre fonti fossili ed è a buon mercato e costa un terzo rispetto all’elettricità”. Dal punto di vista dell’import “ci aspettiamo un quota stabile dalla Russia” mentre “c’è un declino dell’afflusso di gas dal Nord Africa per la grandissima crescita demografica” dei Paesi produttori “che a differenza dell’Egitto non hanno scoperto nuovo gas. Arriverà anche meno gas da nord, la Gran Bretagna ha finito le sue riserve e ora importa gas. L’Olanda ha deciso la chiusura del giacimento di Groeningen”. Ciò vuol dire che “anche nei casi ipotetici di riduzione della domanda, la produzione europea scenderà e ci sarà bisogno di molto più import”. Rispetto al 2016, per avere un’idea, “tra il 2020 e il 2040 serviranno quasi 100 miliardi di metri cubi in più. Se non si vuole aumentare la quota di import dalla Russia, a sud c’è gas da Cipro, dall’Egitto, poi ci sono aree come il Turkmenistan e il Kurdistan”, ammette Alverà aggiungendo che in questo quadro “l’Italia è messa bene. Il Paese è al centro dell’Europa”, e a differenza del resto del Vecchio Continente “che è al 100% dipendente dal gas russo noi abbiamo i gasdotti dal Nord Africa, che però, come detto, è un afflusso in declino”.

GNL USA DÀ UNA MANO DA UN PUNTO DI VISTA DELLA SICUREZZA MA NON SOTTO L’ASPETTO COMPETITIVO

Per quanto riguarda i prezzi, in media, ha chiarito Alverà “il gas negli Usa costa un terzo di quello che costa in Europa e l’industria statunitense ha un enorme vantaggio competitivo. Per questo la Germania spinge per i gasdotti con la Russia. Il gas americano ha bisogno però di essere liquefatto, trasportato e rigassifcato. Questa filiera lo porta a far lievitare i costi da 9 a 27-28 euro” al MWh. Insomma, il Gnl Usa “dà una mano da un punto di vista della sicurezza ma non sotto l’aspetto competitivo”.

I VANTAGGI DEL GAS SECONDO ALVERA’

“Il vantaggio del gas è anche lo stoccaggio: costa 5 euro a MWh, una batteria 200. Inoltre può essere stoccato per intere stagioni – ha chiarito il manager di Snam -: 1 miliardo di mc di stoccaggio di gas (in Italia ne abbiamo 20, dice Alverà) equivale a circa 10 TWh. Realizzarlo nuovo costa tra 500 milioni e 1 miliardo. Per ottenere la stessa energia utilizzando i Tesla Wall servirebbero 700 milioni di batteria Tesla per un costo di 5,6 trilioni di euro”. Infine, parlando di sostenibilità, Alverà ha ricordato nuovamente che lo scenario Pniec italiano prevede nel 2030 una forte riduzione dei consumi con un mantenimento della quota del gas in termini percentuali. “Abbiamo fatto uno studio con gli altri Tso d’Europa: per arrivare al 2050 con zero emissioni di Co2 in Europa servono i gas rinnovabili, fatti da rifiuti o da idrogeno. Ciò potrebbe far risparmiare all’Europa 217 miliardi di euro all’anno di bolletta”.

IL RAPPORTO CON IL NORDAFRICA SECONDO ALVERA’

“Abbiamo un progetto molto ambizioso che stiamo promuovendo a livello europeo: visto che abbiamo dei gasdotti” che collegano l’Europa al nordafrica “che sono vuoti con 32,5 miliardi di metri cubi di trasporto gas non utilizzato  destinati ad aumentare fino a 50, e considerando che questi paesi consumano molto gas in modo molto inefficiente per produrre energia elettrica e hanno vaste aree molto soleggiate, la nostra riflessione è: il pannello solare messo in nordafrica produce l’80% in più i quello messo in Germania mentre il gas che loro bruciano può essere trasportato a costo zero in Europa perché le infrastrutture ci sono. Quindi potremmo bruciarlo noi con un efficienza del 50% superiore: a parità di investimento raddoppiamo l’energia rinnovabile e l’efficienza energetica con più sicurezza visto che il gas in questi paesi costa 5-6 euro a MWh”, ha sottolineato Alverà.

ITALIA PUO’ ESSERE LEADER NELL’IDROGENO

“La corsa mondiale all’idrogeno è partita e l’Italia ha tutte le carte in regola per diventare un leader del settore, creando una propria filiera ed esportando le proprie tecnologie nel mondo. E’ importante puntare sulla ricerca e sullo sviluppo dell’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili”, ha detto Alverà aggiungendo che “Snam ha aperto la strada nell’aprile scorso iniziando a sperimentare l’immissione di una quota del 5% di idrogeno nella rete di trasporto gas in Campania. A ottobre organizzeremo a Roma un convegno internazionale proprio sull’idrogeno perché pensiamo che l’Italia possa acquisire una posizione di leadership”.

biometanoACCELERARE SU METANO IN SARDEGNA, SERVE DORSALE

“La Sardegna oggi si riscalda con il Gpl che costa 110 euro per MWh mentre il metano costa 25 euro”. Per questo “l’Italia ha l’obbligo di accelerare la metanizzazione della Sardegna, intanto perché il Gpl costa più del triplo e poi perché è trasportato su gomma e produce inquinamento”. Quindi “non ci sono dubbi che serva il metano”, ma “il tema è se lo facciamo con piccoli depositi isolati o colleghiamo questi depositi”, ha ammesso Alverà. “Noi facciamo un’analisi tecnica: l’interesse di Snam non è che si faccia la dorsale o meno ma che in Sardegna si paghi come nel resto d’Italia”, spiega Alverà. Dal punto di vista tecnico, “per portare il Psv in Sardegna bisogna fare o un gasdotto o un navetta regolata” e “noi pensiamo a una navetta regolata che faccia la spola tra l’Italia e la Sardegna, a quel punto e come se l’isola fosse collegata fisicamente”. Una volta sull’isola, tuttavia, “i depositi verranno gestiti da trader che venderanno il Gnl allo stesso prezzo del Gpl”, perché “se non c’è un approccio di sistema regolato” i depositi “diventano tanti piccoli monopoli dove chi vende materia prima cerca di prezzarla a prezzo più alto”. Se i depositi invece “sono collegati con una dorsale si realizzerà un unico grande mercato integrato con l’Italia e con la Sardegna”. In ogni caso “se si prende la decisione di procedere, in tre anni si riesce non solo a far partire il cantiere ma a completare la parte più rilevante per i cittadini Sardegna”, ha concluso il manager di Snam.