Sostenibilità

Pniec, manca visione sul settore agricolo. La posizione di Cia, Coldiretti e Confagricoltura

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Le associazioni agricole non soddisfatte del Pniec: sottostimati gli apporti di biomasse e bioenergie

Il Pniec non entusiasma il settore agricolo: manca una visione chiara del ruolo dell’agricoltura e vengono sottostimati gli apporti di biomasse e bioenergie più in generale. Non hanno dubbi le associazioni di settore – Cia, Coldiretti e Confagricoltura – in audizione alla Camera davanti alla commissione Attività produttive nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia energetica nazionale (Sen) al Piano nazionale energia e clima (Pniec) per il 2030.

PER LA CIA NEL PNIEC STESSI DIFETTI DELLA SEN NEL SETTORE AGRICOLO

Il Pniec di oggi presenta gli stessi difetti di quando è stata presentata la Sen – ha detto Barbara Di Rollo della Cia nel corso dell’audizione -. Il settore agricolo è quello che maggiormente può contribuire all’emergenza climatica, una emergenza che può essere risolta solo agendo a livello di riduzione delle emissioni atmosferiche. L’agricoltura, in tal senso, è l’unico settore che riesce ad agire contemporaneamente su tutti i fronti perché ha grandissime potenzialità nella riduzione delle emissioni ma anche per quanto riguarda gli assorbimenti, cosa che nessun altro settore è in grado di fare. Inoltre, fornisce materiali di base alla bioeconomia, e si tratta di elementi che andrebbero coordinati, un aspetto che manca nel Pniec. Il nostro contributo è quello di rilanciare una visione strategica dell’agricoltura e del contributo che può dare immaginando anche una diversa distribuzione energetica potendo guardare alle aree rurali come sistemi che si auto-approvvigionano, pensando alle potenzialità delle rinnovabili tradizionali ma anche delle biomasse. È mancato quindi un accento di propositività nel piano. A nostro parere occorrerebbe anche aumentare gli obiettivi nelle rinnovabili e come settore agricolo possiamo contribuire in maniera determinante”.

COLDIRETTI: SOTTOSTIMATO IL PIANO DI SVILUPPO DELLE BIOENERGIE

Nel Pniec “lamentiamo una sostanziale carenza del settore agro-forestale in particolare nell’assorbimento di carbonio – ha evidenziato Francesco Ciancaleoni di Coldiretti -. Il ruolo strategico in questo ambito è fondamentale e a ciò si aggiunge il contributo delle rinnovabili. La carenza del Pniec si evidenzia anche in termini di scenario, laddove si vede una previsione dello sviluppo delle bioenergie in contrazione rispetto a quelle che per noi sono potenzialità inespresse – ha proseguito Ciancaleoni -. Lo sviluppo delle bioenergie in generale è sottostimato, così come lo scenario delle bioenergie nel settore elettrico. Noi riteniamo che il biogas sia una produzione ambientalmente ed energeticamente importante per noi. La difficoltà di ragionare sull’esclusiva trasformazione del biogas in biometano è dovuta poi a fattori tecnici, strutturali, alle dimensioni delle imprese e alle difficoltà di sostenere certi investimenti. Sosteniamo l’importanza di continuare a sostenere gli incentivi, dal punto di vista elettrico, nella produzione di biogas. Sottostimato è anche l’obiettivo dei biocarburanti, specialmente per quanto riguarda le potenzialità di quelli avanzati, di cui fa parte il biometano – ha ammesso Ciancaleoni -. Nel Piano sono presenti indicazioni circa l’indirizzo di ricerca verso il miglioramento di tecnologie di trasformazione energetica che interessano sostanzialmente fotovoltaico ed eolico, mentre sarebbe invece opportuno indirizzare queste attività al settore della combustione delle biomasse, laddove abbiamo una grande potenzialità energetica che non può essere stralciata da un piano di prospettiva. Contestiamo, inoltre, la visione riduttiva sulle potenzialità delle biomasse combustibili. Sul consumo di suolo, in completa controtendenza con gli obiettivi comunitari e nazionali, c’è infine uno scenario di sviluppo di fotovoltaico ed eolico in modo talmente massivo da lasciarci un po’ preoccupati in termini di possibili impatti territoriali laddove ci si aspetta il ritorno della possibilità di installazione sul suolo agricolo”.

CONFAGRICOLTURA: POTREMMO ALZARE UN POCHINO L’ASTICELLA SUL PIANO DELLE RIDUZIONE DELLA CO2

Su Sen e Pniec 2030, “sicuramente si sta facendo molto sul piano della riduzione delle emissioni, anche se potremmo alzare un pochino l’asticella. Ma riteniamo che forse il passaggio su cui si può ancora lavorare sia l’assorbimento della Co2 – ha detto Roberta Papili, di Confagricoltura -. In alcuni passaggi abbiamo notato che l’elemento che ha condizionato la scelta sia stato il costo-opportunità, senza valutare fino in fondo le ricadute positive che possono avere le filiere che mettono al centro le biomasse e la bioeconomia. Riteniamo che la Strategia energetica debba ragionare su uno scenario più ampio – ha ammesso -. Più nello specifico tra i punti critici del Pniec, permangono dei punti deboli sulle bioenergie, ma più in generale sulle agroenergie. Sullo sviluppo dell’elettrico da fonti rinnovabili, e sul ruolo delle bioenergie, oggi il Piano vede un ruolo del tutto trascurabile delle biomasse, come la filiera del biogas, sui cui nel Piano non ritroviamo, come accaduto nella Sen, alcun tipo di sviluppo. Questo a fronte di uno sviluppo, che si è avuto negli ultimi 10 anni, che ha dimostrato come l’opportunità e l’efficienza di alcune tecnologie, come la digestione aerobica, si sposti in avanti”.

Riguardo alle biomasse solide, ha sottolineato Papili “per noi sono strategiche, e nel Piano c’è una preoccupazione legittima sulla qualità dell’aria. Riteniamo però che le tecnologie siano evolute, quindi anche le prestazioni degli impianti e tutti i trattamenti che è possibile adottare. Pertanto, riteniamo che ci possa essere una crescita, sia per l’elettrico sia, ancor di più, per il termico da biomasse. Vediamo però che viene affidata a pompe di calore o a tecnologie diverse. Per noi aziende agricole comporta il venir meno di opportunità non solo economiche ma anche dal punto di vista ambientale, sotto il profilo di assorbimento”.

Non solo. Il Pniec “dovrebbe sforzarsi di più anche sul fronte dei biocarburanti. Nonostante ci sia un obiettivo importante, superiore a quello Ue, che è del 14%, mentre a livello nazionale si fissa il 21% al 2030, di fatto i biocarburanti avanzati pesano per circa 1/3 delle prospettive di sviluppo. Sul biometano, rispetto ad una potenzialità del solo settore agricolo che è stata stimata al 2030 in circa 8 miliardi di metri cubi, di cui almeno 7 da matrice agricola, l’obiettivo è di 1,1 miliardi, quindi c’è ancora ampio margine di crescita. Ci saremmo aspettati sul settore dei trasporti un ruolo più importante per le bioenergie, e questo accompagnerebbe la transizione e la decarbonizzazione”, ha concluso Papili.