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Pnrr rendicontazione

PNRR, l’Italia verso la decima rata: completati i traguardi per gli ultimi 28,4 miliardi di euro. IL DOSSIER

Il Governo propone una rimodulazione da 2,1 miliardi per spingere l’efficienza energetica e Industria 5.0. Secondo l’UpB, senza l’apporto del Piano la dinamica produttiva nazionale risulterebbe stagnante nel 2026.

L’Italia ha raggiunto lo snodo finale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il 30 giugno 2026 è scaduto ufficialmente il termine per l’ultimazione dei traguardi e degli obiettivi legati alla decima e ultima rata, un passaggio che sblocca risorse per 28,4 miliardi di euro, portando il valore complessivo del Piano a 194,4 miliardi.

Secondo quanto emerge dal dossier di monitoraggio aggiornato al 28 luglio 2026, curato congiuntamente dai Servizi Studi della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica (È online, sul sito della Camera dei deputati, il prospetto interattivo sul monitoraggio dell’attuazione del Pnrr), l’attuazione amministrativa procede a ritmo serrato: l’Italia ha già incassato l’85,4% delle risorse totali (165,99 miliardi) e centrato il 72,3% degli obiettivi previsti, una performance che si colloca nettamente al di sopra della media europea del 68,7%.

IL TRAGUARDO DELLA DECIMA RATA E LA CHIUSURA DEL PIANO

La scadenza del 30 giugno ha segnato la fine del cronoprogramma operativo per l’ultimo blocco di 159 tra traguardi e obiettivi. Tuttavia, il processo non si esaurisce con la realizzazione fisica degli interventi. Come specificato nelle linee guida della Commissione Europea, gli Stati membri hanno tempo fino al 31 agosto 2026 per completare la rendicontazione dei risultati.

Entro il 30 settembre dovranno essere trasmesse formalmente le richieste di pagamento, corredate dalle dichiarazioni di gestione e dalle sintesi degli audit, mentre il termine ultimo per l’erogazione effettiva dei fondi da parte di Bruxelles è fissato al 31 dicembre 2026. Al 30 giugno, risultano già rendicontati 70 dei 159 obiettivi previsti, tra cui spiccano la digitalizzazione della pubblica amministrazione centrale, l’attuazione del programma GOL per il mercato del lavoro e il rafforzamento delle filiere agroalimentari.

L’OTTAVA RICHIESTA DI MODIFICA E LA RIDISTRIBUZIONE DELLE RISORSE

Nonostante la fase avanzata, il Piano continua a evolversi per adattarsi alle capacità di assorbimento della spesa. Il 12 giugno 2026, il Governo ha presentato l’ottava richiesta di modifica del PNRR, attualmente al vaglio della Commissione UE insieme a quelle di altri nove Stati membri. Questa revisione, illustrata dal Ministro per gli Affari europei Tommaso Foti durante un’audizione parlamentare il 3 giugno, non tocca l’ammontare complessivo del Piano ma punta a una rimodulazione di 2,1 miliardi di euro.

Le risorse vengono sottratte a progetti che hanno mostrato criticità nel raggiungere i target entro i termini tassativi, come la riforma RoSCo per il noleggio di materiale rotabile (-1,2 miliardi), la digitalizzazione della logistica “LogIN Business” (-90 milioni) e interventi nell’agrisolare (-158 milioni) e nell’agrivoltaico (-100 milioni). Sono previsti tagli anche per le colonnine di ricarica elettrica (-33 milioni), fognature e depurazione (-73 milioni) e materie prime critiche (-26 milioni), oltre alla fuoriuscita di 500 milioni legati ai crediti d’imposta per la Zona Economica Speciale (ZES) a causa di difficoltà nella rendicontazione.

Questi fondi vengono reindirizzati verso misure ad alta velocità di spesa: un miliardo di euro è destinato allo strumento finanziario per l’housing sociale con focus sull’efficientamento energetico, 700 milioni vanno a rafforzare la misura Industria 5.0 e 200 milioni all’edilizia residenziale pubblica. Altri 173 milioni sosterranno le comunità energetiche e l’autoconsumo, mentre 32 milioni sono riservati all’autoproduzione da rinnovabili nelle PMI e 94 milioni all’acquisto di nuovi treni elettrici.

L’IMPATTO SULLA CRESCITA: IL PNRR COME MOTORE DEL PIL

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UpB), nel suo rapporto del 10 giugno 2026, ha confermato il ruolo salvifico del PNRR per l’economia italiana. L’impatto stimato sul livello del PIL per l’anno in corso è di 1,8 punti percentuali. Si tratta di un contributo “molto rilevante”, senza il quale la crescita nazionale sarebbe “sostanzialmente stagnante”.

Le proiezioni indicano che l’effetto volano continuerà, seppur con un’intensità decrescente, negli anni a venire: 1,4% nel 2027, 1,2% nel 2028 e 1,1% annuo nel biennio 2029-2030. In assenza degli investimenti addizionali del Piano, la crescita del PIL nel 2026 si ridurrebbe di mezzo punto percentuale. Per quanto riguarda la spesa effettiva, il Ministro Foti ha dichiarato che al 30 giugno l’avanzamento finanziario ha raggiunto circa 121 miliardi di euro, a cui si sommano 24 miliardi di strumenti finanziari, mentre la banca dati ReGiS certifica una spesa dichiarata dalle amministrazioni titolari di 128,9 miliardi al 27 luglio 2026.

STATO DI AVANZAMENTO E RENDICONTAZIONE AMMINISTRATIVA

L’analisi dei dati estratti dal sistema ReGiS al 1° luglio 2026 mostra un totale di 672.549 progetti monitorati, che impegnano complessivamente 173,3 miliardi di euro. Sotto il profilo numerico, il 74,9% dei progetti risulta “concluso” (503.641 interventi), ma in termini di risorse finanziarie associate, la quota di valore dei progetti ultimati scende al 23,7% a livello nazionale.

La maggior parte del peso economico (76,3%, pari a 132,2 miliardi) è ancora concentrata in progetti classificati come “in corso”. Esiste poi una quota infinitesimale di progetti “da attivare” o privi di dati aggiornati (circa lo 0,004% del totale), che rappresentano situazioni in attesa di aggiornamento tecnico sulla piattaforma.

LA GEOGRAFIA DEL PIANO: L’ATTUAZIONE SUL TERRITORIO

La distribuzione territoriale dei fondi conferma una forte capillarità, con un’attenzione particolare al vincolo del 40% delle risorse destinato al Mezzogiorno. Al 30 giugno 2025, la quota per le regioni del Sud si attestava al 40,6%, pari a 59,3 miliardi di euro. La Lombardia detiene il primato per numero di progetti (115.731) e per volume di finanziamento (21,9 miliardi), seguita dalla Campania con 14,99 miliardi e dal Veneto con 14,72 miliardi.

Per quanto riguarda lo stato di avanzamento, la media regionale di completamento dei progetti (escludendo l’ambito nazionale) è del 26,2%. Alcune regioni mostrano performance superiori, come la Valle d’Aosta (81,6% di progetti in corso e 18,4% conclusi) o l’Emilia-Romagna, dove il 36% delle risorse è già associato a interventi ultimati. Per migliorare il coordinamento locale, il decreto-legge 19/2024 ha istituito cabine di regia presso le Prefetture, incaricate di monitorare le sinergie territoriali e la sicurezza nelle riqualificazioni scolastiche.

LE SETTE MISSIONI E LA RIFORMA DELLA CONTABILITÀ PUBBLICA

Il PNRR italiano è strutturato in sette missioni, con la “Rivoluzione verde e transizione ecologica” (Missione 2) che assorbe la quota maggiore di finanziamenti territorializzati, pari a 41,7 miliardi di euro, seguita dalla “Digitalizzazione” (Missione 1) con 30,4 miliardi. Il dossier evidenzia anche l’importanza del decreto-legge 107 del 26 giugno 2026, che dà attuazione alla riforma della contabilità pubblica.

Questo provvedimento introduce un sistema unico di contabilità economico-patrimoniale per le amministrazioni e impone all’ISTAT di produrre stime trimestrali sul saldo delle amministrazioni pubbliche a partire dal 2027. L’obiettivo è lasciare in eredità al Paese una struttura burocratica più snella e trasparente, capace di gestire le risorse pubbliche con criteri di efficienza industriale anche oltre la conclusione del Piano.

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