Sostenibilità

Problemi e soluzioni del fotovoltaico. Cosa si è detto alla kermesse di Italia Solare

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Problemi tecnici ed organizzativi dell’impiantistica fotovoltaica e Capacity Market. Questo in sostanza il senso degli interventi a Italia Solare

Problemi tecnici ed organizzativi dell’impiantistica fotovoltaica e Capacity Market. Di questo si è parlato nel corso dell’appuntamento annuale dell’Associazione Italia Solare a Roma. Molte le voci intervenute del mondo dell’associazionismo e delle imprese.

ZORZOLI (FREE): SERVONO REVISIONE DELLE PROCEDURE DI INSTALLAZIONE E LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINi

La riflessione di Gb Zorzoli di Free ha preso spunto dal fatto che oggi il fotovoltaico raggiunge i 300MW di installato, ma è noto che è una quantità che non dà il giusto slancio al mercato. Tuttavia, la neo presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, si è impegnata a portare dal 40% al 55% la contrazione della CO2. Obiettivo ribadito del Parlamento Europeo. Un target molto serio, insomma, che se anche non verrà raggiunto richiederà comunque uno sforzo imponente, sia nell’efficientamento, sia, soprattutto, nelle rinnovabili che dovranno raggiungere i 600 MWp. Malgrado non esista una strategia definita per un simile obiettivo, Zorzoli ha indicato alcune vie quali, ad esempio: la revisione delle procedure di installazione e la partecipazione dei cittadini alle iniziative delle istituzioni.

CIANCIO (TERNA): CAPACITY MARKET CONSENTIRÀ DI ARRIVARE ALL’INTEGRAZIONE DELLE FER

Simona Ciancio di Terna, ha sottolineato come il mercato della capacità non sia né un incentivo, né un finanziamento: “È uno degli strumenti che consentiranno un domani, non lontano, di arrivare all’integrazione delle FER. E può essere accompagnato ad altri strumenti, forse più finanziari, come i PPE, chiaramente destinati alle fonti rinnovabili”.“Quindi – ha proseguito il responsabile Affari regolatori di Terna – quando si effettuano confronti fra impieghi ed organizzazioni di produzioni fra fonti diverse, non bisogna limitarsi al solo e semplice costo della capacità derivante da una singola asta, processo di per sé molto riduttivo. Va invece analizzato uno scenario con o senza il capacity market, il benefico/danno che la sua presenza o meno possa arrecare (costo opportunità). E non è vero che gli impianti termoelettrici risultanti poi scelti da Terna siano i “miracolati” come ironicamente è stato detto. Essi sono il semplice esito di asta costruita per non dare segnali distorsivi: per questo ciò che viene remunerata è la disponibilità della capacità rispetto alla produzione vera propria, presagendo un andamento, probabilmente già in atto da qualche tempo di progressiva perdita di centralità MGP: la fornitura viene assicurata dalle rinnovabili, la copertura dalle termiche”.

RICCI (ARERA): AL MOMENTO GLI ACCUMULI NON POSSONO IMMAGAZZINARE ENERGIA STAGIONALE. UNICA ALTERNATIVA È IL TERMOELETTRICO MIRATO

Il costo del Capacity Market è stato stimato dal Mise in 1,75 Mld a fronte di minor costi di sistema che si aggirerebbero in 3,35 Mld. Ma perché non spendere quei soldi di investimento in accumuli, al fine di consentire anche alle rinnovabili di partecipare al Mercato della capacità? Per Ricci (ARERA) “l’aggiornamento di un macro sistema è operazione complessa e delicata, specie se si tratta di un sistema elettrico. Al momento non sono disponibili accumuli chimici capaci di immagazzinare l’energia elettrica con un intervallo stagionale (estate – inverno), ma solo con arco temporale che va dal giorno alla notte, o poco più. Perciò la dotazione di un parco stoccaggi sarà cosa di là da venire: ogni cosa a suo tempo. Inoltre va tenuto conto che la spesa per il Capacity Market, riguarda per lo più i nuovi impianti, con una disciplina d’esercizio realizzata con un’asta biennale, ossia un’impostazione chiara, ma non chiusa. E poiché le rinnovabili non possono produrre a comando, la sola alternativa è il termoelettrico mirato: ad oggi è l’unica soluzione praticabile. Perché poi i picchi sia quello invernale, sia ancor di più quello estivo, sono da affrontare e risolvere”. Quindi a ben vedere questi impianti sono “dedicati” e svolgono, in un certo qual modo, la funzione di accumuli.

DELFANTI (RSE): SEMPRE PIU’ DISTONIA TRA TARGET E SCADENZE POLITICHE

Riprendendo il ragionamento, Maurizio Delfanti (Ceo di RSE) ha sottolineato la distonia che si sta sempre più marcando fra i target, imponenti, definiti nei vari documenti politici, aventi tutti scadenze di lungo periodo (2030, 2035 o addirittura 2050) e l’individuazione degli strumenti da impiegare, oggi, per intraprendere quel lungo cammino. “E questo gap operativo può essere molto distorsivo per il ritmo di ammodernamento, potenziamento e ricambio di un sistema elettrico. Basti pensare che il Capacity Market fu pensato 10 anni fa, che il fotovoltaico non ha più incrementi di crescita annuali da un lustro e che malgrado le prospettive di crescita delle rinnovabili di ben oltre 300 MW, al momento non è presente, neanche in forma sperimentale, un accumulo stagionale. Quest’ultimi sono una problematica aperta, che può essere sciolta solo mediante un’impostazione politica che fissi le priorità da seguire, assegni le dotazioni economiche per realizzarle ed individui il responsabile del processo”.

GOVERNATORI (AXPO) CRITICO SULLA COSTRUZIONE DI NUOVI IMPIANTI PER IL CAPACITY MARKET

Voce dissonante è stata quella di Michele Governatori (AXPO) che ha criticato la decisione dell’Establishment energetico di privilegiare la costruzione di nuovi impianti per il Capacity Market, bloccando de facto la possibilità di inserimento degli impianti FER per i prossimi 15 anni. “Già c’erano impianti di potenza disponibili e di recente costruzione in grado di rispondere bene ai requisiti tecnici del Capacity Market. La scelta di dedicare questi ingenti fondi alla realizzazione di nuovo termoelettrico per circa 4 GWp ha cannibalizzato gli investimenti nello stoccaggio chimico e nell’armonizzazione fra le fonti, diminuendo la possibilità di far accedere nuovi operatori”. “Per le comunità energetiche, che cosa ci si aspetta dal comparto? – ha poi chiosato il manager – . La vittoria del baratto sulla valorizzazione dell’energia o, piuttosto di cogliere le opportunità della nuova tecnologia per tutti? Non potranno essere un evento anarchico, ma necessariamente coordinato per vedere se è possibile realizzare una concorrenza dal basso verso il mercato tradizionale, a beneficio di tutti gli utenti. Ma questo si può fare solo in termini di efficienza e di coordinamento fra grandi e piccoli operatori, impedendo abusi di posizione dei primi sul secondi”.