Energie del futuro

Record italiano produzione di petrolio, ma i 5S chiedono commissione d’inchiesta

Proprio mentre la produzione del petrolio italiana raggiunge nuovi record, arriva la richiesta di una commissione d’inchiesta parlamentare

Nel primo semestre del 2018 la produzione è aumentata del 38,2% e si attesta a 2,46 milioni di tonnellate. Di queste, ben 1,9 milioni riguardano il giacimento lucano della Val D’Agri, tornato a pieno regime dopo i numerosi blocchi degli anni scorsi dovuti prima all’inchiesta della Procura di Potenza sul presunto traffico illecito di rifiuti e poi allo sversamento di greggio da uno dei serbatoi di stoccaggio di Viggiano.

La proiezione complessiva per il 2018 attesta la produzione di petrolio lucano a 4 milioni di tonnellate, dati che non si vedevano da anni proprio a causa degli stop ricevuti, che solo nel 2018 sono stati sbloccati grazie alla verifica della regolarità dei progetti.

A questi dati di estrazione corrisponde il record di royalty incassati dagli enti locali.
Per l’anno in corso ammontano a 68,3 milioni di euro, contro i 41,8 milioni di euro del 2017. Ma è nel 2019 che raddoppieranno arrivando a 144 milioni, fino alla cifra record di 242 milioni nel 2020 con il rafforzamento delle quotazioni del greggio tra 85 e 88 dollari al barile.
Cifre record che hanno addirittura salvato la regione Basilicata dal fallimento e hanno contribuito ad oltre mille assunzioni pubbliche e private.
Nonostante questi dati di produzione e guadagni per il territorio, nel rispetto totale dell’ambiente e del territorio come quotidianamente monitorato dall’agenzia regionale lucana, proprio dalla Basilicata parte l’iniziativa di un deputato 5Stelle che chiede insieme a suoi colleghi l’istituzione di una commissione d’inchiesta sull’estrazione degli idrocarburi.

“Per la prima volta alla Camera dei Deputati una proposta di legge per istituire una Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività di prospezione, estrazione, ricerca, coltivazione, stoccaggio e raffinazione di idrocarburi in mare e in terra e sugli illeciti ambientali e sociosanitari ad essi correlati”.

“La proposta – scrive l’onorevole Rospi nella nota di accompagnamento – nasce dalla necessità di fare ulteriore chiarezza sull’argomento idrocarburi e sulle sue ricadute sulla popolazione. Cofirmatari, insieme all’onorevole Rospi, ci sono tutti i parlamentari del gruppo M5S della Commissione Ambiente e gli altri due parlamentari grillini lucani alla Camera Liuzzi e Cillis.

L’estrazione, la coltivazione e la raffinazione del petrolio hanno un enorme impatto sull’ambiente e la salute delle persone che vivono nei territori limitrofi e i danni provocati non sono stati mai stimati, né mai si è fatto un confronto tra il valore economico dell’idrocarburo estratto e gli stessi conseguenti danni sanitari e ambientali.
Ad oggi in Italia sono vigenti 83 permessi di ricerca per idrocarburi sulla terraferma (Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Molise, Abruzzo, Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Friuli) e 24 permessi nel sottofondo marino. Le concessioni su terraferma sono 119 e quelle in mare 72, mentre le nuove istanze presentate per permessi di ricerca sono 57 in terraferma e 36 in mare. La superficie in cui è concessa attività di coltivazione degli idrocarburi in zone marine, rappresenta circa il 25% della superficie totale della piattaforma continentale italiana (139.656 kmq). Una delle aree maggiormente interessate dalla ricerca e dalla coltivazione è il mar Adriatico, un “mare chiuso” dall’ecosistema estremamente fragile, già messo a dura prova con 78 concessioni attive per l’estrazione di gas e petrolio, e 17 permessi di ricerca già rilasciati dallo stato italiano. E poi ci sono le richieste già avanzate dalle società petrolifere per permessi di ricerca nello Jonio.

Tutto questo, viene spontaneo chiederselo, in cambio di cosa? Dal punto di vista energetico, i giacimenti italiani rappresentano quantità infinitesimali delle riserve mondiali e sono di breve durata, infatti le nostre riserve di idrocarburi ammontano a 130 milioni di tonnellate, di cui solo il 30%, circa 40 milioni, definite “certe” (il 50% sono “probabili”, il 20% “possibili”), destinate quindi ad esaurirsi in poco tempo, al ritmo di più di 6 milioni di tonnellate di petrolio e 5 di gas estratti all’anno. Peggio ancora per quanto riguarda i vantaggi economici, irrisori per la comunità. Le royalties pagate dai petrolieri sono le più basse d’Europa: 800 milioni di euro le royalty attese in Italia nel triennio 2018-2020 a fronte di utili da attività estrattiva superiori a 7 miliardi l’anno, mentre i territori interessati dai pozzi si spopolano e si impoveriscono, come testimonia il caso della Basilicata, dove si estrae l’80% del petrolio nazionale: il “Texas italiano” è infatti la regione con il Pil più basso d’Italia (-6,1%), con le royalties petrolifere più basse del mondo e soli 143 residenti impiegati nel settore estrattivo a fronte di poco più di 550mila abitanti. Qui l’oro nero entra in competizione con il cosiddetto “oro bianco”: le trivellazioni mettono infatti a rischio le riserve idriche strategiche per il territorio.

L’estrazione del petrolio ha un elevatissimo impatto ambientale legato sia all’attività normale di estrazione, che prevede esplorazioni sismiche, perforazioni e soprattutto scarti altamente inquinanti, sia agli inevitabili e purtroppo frequenti malattie che colpiscono le popolazioni residenti i territori interessati dall’estrazione degli idrocarburi. Di fronte ad un simile quadro normativo ed in virtù dell’elevatissimo impatto ambientale e socio-sanitario l’istituzione della Commissione di inchiesta risulta pertanto, lo strumento più idoneo attraverso cui la Camera può acquisire su materie di pubblico interesse quali quelle legate agli idrocarburi, una piena ed approfondita conoscenza al fine di deliberare consapevolmente e utilmente.

La Commissione parlamentare di inchiesta, qualora venga approvata dalla camera, avrà il compito di indagare:

a) sulle attività illecite connesse alla prospezione, all’estrazione, alla ricerca, alla coltivazione, allo stoccaggio e alla raffinazione degli idrocarburi;

b) in merito alla connessione esistente tra le metodologie previste per la prospezione, l’estrazione, la ricerca, la coltivazione, lo stoccaggio e la raffinazione di idrocarburi e l’inquinamento delle falde acquifere e dei mari nei territori ove avvengono le predette attività;

c) sulle eventuali connessioni tra l’inquinamento ambientale derivante dalle attività di prospezione, estrazione, ricerca, coltivazione, stoccaggio e raffinazione di idrocarburi e le patologie sanitarie riscontrate nelle popolazioni residenti nelle aree interessate;

d) in merito alla corretta attuazione della normativa vigente in materia di prospezione, estrazione, ricerca, coltivazione, stoccaggio e raffinazione di idrocarburi in mare e in terra;

e) sugli illeciti connessi in merito all’assegnazione delle concessioni esplorative e all’aggiudicazione di appalti relativi alla realizzazione e gestione degli impianti;

f) sulle attività di monitoraggio condotte dalle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale in merito agli impatti che le attività di prosperazione, estrazione, ricerca, coltivazione, stoccaggio e raffinazione di idrocarburi sia in mare che in terra hanno sulla qualità dell’aria e sulla salute dei cittadini;

g) sulle attività di reiniezione dei liquidi durante il processo di estrazione e sui pozzi in disuso;

h) su eventuali illeciti correlati alla gestione e corretto utilizzo da parte delle amministrazioni locali delle risorse derivanti dalle royalties;

La Commissione inoltre dovrà compiere approfondimenti:

a) sul regime fiscale e amministrativo applicato dai paesi dello spazio economico europeo ove si svolgono attività di prospezione, estrazione, ricerca, coltivazione, stoccaggio e raffinazione di idrocarburi in mare e in terra;

b) sulle attività di decommisioning e riconversione di piattaforme e dei centri olii, al termine delle attività estrattive.

La relazione che la Commissione parlamentare di inchiesta produrrebbe al termine dei propri lavori andrebbe a costituire il frutto delle indagini condotte dalla Commissione e sarà spunto di riflessione per la Camera dei deputati affinché questa possa prendere misure adeguate in merito.”

Insomma, quando le cose vanno bene, per farle andare male fanno una commissione d’inchiesta.