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Riciclo imballaggi Italia credito d’imposta

Riciclo imballaggi: l’Italia supera i target Ue, ma la Corte dei Conti chiede più risorse e monitoraggio

Nel 2023 il tasso di recupero è salito al 75,3%, surclassando gli obiettivi europei fissati per il 2025 e il 2030. La magistratura contabile sollecita il rafforzamento del credito d’imposta e una maggiore diffusione dei fornitori green.

L’Italia si conferma un’eccellenza europea nel campo dell’economia circolare, superando con largo anticipo i traguardi di riciclo imposti da Bruxelles. Nel 2023, la quota di rifiuti da imballaggio avviati a recupero è balzata al 75,3%, distanziando nettamente il 70,7% registrato l’anno precedente. Tuttavia, per consolidare questo primato e renderlo strutturale, è necessario affinare gli strumenti di incentivo fiscale e potenziare la rete dei fornitori di materiali riciclati, ancora troppo frammentata a livello regionale. Sono queste le conclusioni principali della relazione approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione della Corte dei conti con la Deliberazione n. 1/2026/G. Il documento analizza l’efficacia del “Credito d’imposta per l’acquisto di prodotti e imballaggi provenienti da materiali di recupero” (MDR), una misura nata per dare respiro agli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 dell’ONU e della direttiva Ue 2018/852.

PERFORMANCE DEL RICICLO: L’ITALIA OLTRE GLI OBIETTIVI COMUNITARI

I dati presentati riflettono un sistema nazionale estremamente reattivo. Il tasso di riciclo complessivo del 75,3% non solo batte l’obiettivo europeo del 65% previsto per il 2025, ma scavalca persino il target del 70% fissato per il 2030. Analizzando le singole filiere, emergono risultati di vertice: la carta e il cartone guidano con il 92,3%, seguiti dall’acciaio (87,8%), dal vetro (77,4%, sebbene in lieve calo rispetto all’anno precedente) e dall’alluminio (70,3%). Anche il legno (64,9%) e le bioplastiche (56,9%) mostrano performance solide. Più complessa la situazione delle plastiche, che pur essendo in miglioramento si attestano al 47,7%, ancora leggermente al di sotto del target del 50% previsto per il prossimo anno. Questa dinamica è influenzata anche da fattori esterni, come il divieto cinese all’importazione di rifiuti riciclabili, che ha imposto all’Europa una revisione profonda delle proprie capacità di trattamento interno.

IL CREDITO D’IMPOSTA: UNO STRUMENTO PER LE PICCOLE IMPRESE

L’indagine della magistratura contabile si sofferma sul credito d’imposta MDR, introdotto inizialmente dalla legge di bilancio 2019. L’agevolazione consiste in un rimborso del 36% delle spese sostenute per l’acquisto di imballaggi biodegradabili, compostabili o derivanti dalla raccolta differenziata di carta, alluminio e plastica. È quanto emerge dall’analisi dei flussi finanziari: dalla sua istituzione al 1° ottobre 2025, le imprese hanno fruito in compensazione, tramite modello F24, di complessivi 7.345.083 euro. Sebbene lo stanziamento iniziale fosse di appena un milione di euro annuo per il 2020 e 2021, la forte domanda ha spinto il legislatore a innalzare il fondo a 5 milioni di euro per le annualità 2024 e 2025, confermando il limite massimo di 20.000 euro per ogni singola impresa. La misura ha intercettato soprattutto le esigenze delle piccole e microimprese, un segmento di mercato tipicamente più fragile e meno propenso, per ragioni finanziarie, a investire in packaging ecosostenibile.

CATEGORIE DI ACQUISTO E ANALISI DELLE DOMANDE

L’utilizzo dell’agevolazione rivela una netta preferenza degli operatori economici per determinate categorie merceologiche. Il 56% delle spese rendicontate riguarda gli imballaggi primari e secondari biodegradabili e compostabili (conformi alla norma UNI EN 13432:2002), mentre il 34% si riferisce a prodotti finiti realizzati con almeno il 30% di plastica riciclata. Il restante 10% è coperto dalla carta riciclata, mentre non risultano istanze legate al recupero dell’alluminio. L’interesse per la misura è in costante crescita: se per le spese del biennio 2019-2020 erano pervenute 567 domande (per un valore richiesto di 10,7 milioni di euro), l’avviso relativo al 2023 ha visto quasi raddoppiare le richieste, salite a 998 per un controvalore di 12,7 milioni di euro in una sola annualità. Questo trend dimostra che la sensibilità ambientale delle imprese è ormai superiore alla dotazione finanziaria attualmente disponibile.

LE CRITICITÀ: IL NODO DEI FORNITORI E IL GAP REGIONALE

Nonostante il successo della misura, la Corte dei conti evidenzia una problematica strutturale legata alla catena di approvvigionamento. La distribuzione geografica dei fornitori ammessi è infatti fortemente limitata e concentrata nel Nord del Paese. Per quanto riguarda la plastica riciclata, i produttori sono totalmente assenti in ben 9 regioni italiane, con una concentrazione prevalente in Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Campania. Ancora più critica la situazione della carta riciclata, con 13 regioni prive di operatori certificati. “Una maggiore capillarità della diffusione di questi operatori consentirebbe di ampliare l’offerta sul mercato, contribuendo ad abbattere i costi di trasporto”, sottolinea la relazione. La scarsità di fornitori non solo aumenta i costi logistici, ma rischia di vanificare l’effetto leva dell’incentivo fiscale, limitando l’accesso ai materiali di recupero per le imprese situate nelle aree meno servite.

LE RACCOMANDAZIONI DELLA MAGISTRATURA CONTABILE

Alla luce di questa “fotografia” del settore, la Corte dei conti ha formulato precise raccomandazioni al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase). In primo luogo, si ritiene indispensabile attivare un sistema di monitoraggio sistematico capace di misurare con precisione gli “effetti incrementativi” della misura sull’uso effettivo di materiali riciclati. Attualmente, infatti, i dati vengono raccolti solo a consuntivo, rendendo difficile valutare l’impatto reale dell’incentivo sulle dinamiche macroeconomiche della produzione. Inoltre, la magistratura sollecita l’adozione di iniziative specifiche per incentivare la nascita di nuovi fornitori su tutto il territorio nazionale. Solo attraverso una maggiore stabilità dei finanziamenti e una distribuzione territoriale più equa sarà possibile trasformare il credito d’imposta da intervento episodico a pilastro fondamentale per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di neutralità carbonica e circolarità fissati per il 2030.

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