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In Spagna rinnovabili frenate dalla burocrazia come in Italia: mancano 80 GW

Rinnovabili

Secondo fonti delle associazioni di settore UNEF e AEE, nel Paese iberico sono pronti fino a 60.000 MW fotovoltaici e 19.000 MW eolici

La diffusione delle energie rinnovabili è un processo che in Italia nasce diversi anni fa, molto prima della crisi energetica provocata dall’attuale guerra Russia-Ucraina. Nell’ultimo anno stiamo assistendo ad una crescita delle rinnovabili ad un ritmo piuttosto sostenuto: E-Distribuzione – la società del gruppo Enel che distribuisce l’energia elettrica in Italia – afferma che oggi sono connessi alla rete oltre un milione di produttori di rinnovabili, che hanno installato impianti sia per generare energia per l’autoconsumo che per immetterla nella rete, a beneficio quindi di tutta la popolazione. Un dato su tutti: nei primi 9 mesi del 2022 il numero di richieste di attivazione di impianti a fonte rinnovabile è triplicato rispetto al 2021.

UNA CRESCITA CHE PRESCINDE DAGLI INCENTIVI

Se inizialmente la diffusione capillare delle rinnovabili – che in una prima fase ha potuto sfruttare il sistema degli incentivi, ora sta proseguendo anche senza bonus, spinto dal costo dei pannelli solari, ormai sceso anche del 90% rispetto a qualche anno fa. Una crescita che riguarda tutto il nostro Paese, dalla Lombardia e il Triveneto – le aree di maggiore diffusione – alle regioni del Sud, che stanno registrando dei tassi di richieste molto elevati.

Peccato che, sulle rinnovabili, il sistema Paese finora non si sia dimostrato molto reattivo; vi sono infatti diversi aspetti da migliorare: da E-Distribuzione spiegano che “gli elementi di criticità riguardano la complessità dei metodi di installazione, l’eccessiva lunghezza dei processi autorizzativi e la mancanza di manodopera qualificata. Velocizzando ed ottimizzando questi aspetti si potrebbero sbloccare molti impianti, ottenendo una potenza di oltre 35 GW.

LA SITUAZIONE RINNOVABILI IN SPAGNA

Anche la Spagna, come l’Italia, ha gli stessi problemi autorizzativi che ritardano l’installazione di nuovi impianti rinnovabili. Secondo fonti delle associazioni di settore UNEF e AEE, nel Paese iberico sono pronti fino a 60.000 MW fotovoltaici e 19.000 MW eolici. Se entro il 25 gennaio non riceveranno la Dichiarazione di Impatto Ambientale (DIA) dalle corrispondenti comunità autonome, avranno perso il diritto di proseguire.

Inoltre, se per cause indipendenti dalla loro volontà, le garanzie presentate venissero respinte e potessero continuare a elaborare la DIA partendo da zero, i promotori non avrebbero accesso alla connessione alle reti concesse dalla REE. Il fatto è che tutti questi megawatt hanno già ricevuto l’accesso, e a causa di questa saturazione dei punti di connessione l’operatore del sistema elettrico non può concederne altri per nuovi progetti. Questo è il motivo principale citato dal ministro spagnolo dell’Energia, Teresa Ribera, per non prorogare il termine per ottenere la dichiarazione. Nonostante per i progetti di oltre 50 MW sia proprio questo dipartimento a concedere il permesso, per farlo, ai sensi dell’articolo 37 della legge di Valutazione Ambientale, ha bisogno di una relazione preventiva della comunità autonoma in cui sarà posizionato l’impianto. Per gli impianti inferiori a 50 MW la comunità è quindi l’organo competente e consultivo, mentre in quelli di capacità superiore è il ministero a dover agire.

Un altro motivo per rifiutare una nuova proroga è che, secondo fonti politiche, significherebbe assecondare la lentezza delle amministrazioni regionali. Le comunità si difendono sostenendo che il sistema di valutazione potrebbe prolungare i processi di DIA anche per oltre 30 mesi, a cui andrebbero aggiunti altri 34 mesi per il resto delle autorizzazioni, oltre al periodo di costruzione.

Per quanto riguarda le singole comunità, le associazioni rinnovabili e altre fonti settoriali concordano che la più rigorosa è l’Estremadura (che raramente ha delle DIA in sospeso), seguita dall’Andalusia e dalla Castiglia-La Mancia. All’estremo opposto troviamo invece la Comunità Valenciana, con una situazione che alcuni definiscono “caotica” e che attribuiscono alle lotte interne del governo di coalizione di Ximo Puig. Gravi ritardi sono segnalati anche in Catalogna, nei Paesi Baschi, a Madrid e Castilla y León. Resta da vedere cosa farà il ministero. Per ora ha accettato di rispettare le proprie scadenze (dal momento che è responsabile della valutazione di circa la metà degli 80.000 MW in sospeso), ma solo per i progetti per cui ha ricevuto le segnalazioni regionali obbligatorie. In ogni caso, secondo fonti del settore la strategia della Transizione ecologica è rifiutare a priori il rinvio, almeno fino alla prossima scadenza del 25 gennaio 2023.

LE PREVISIONI SULLE STRATEGIE DEL GOVERNO

Le stesse fonti ritengono improbabile che il governo spagnolo lascerà così tanti progetti in sospeso, dal momento che i promotori potrebbero chiedere la responsabilità patrimoniale in sede giudiziaria alle amministrazioni centrali e, soprattutto, a quelle autonome. Gli investitori perderebbero la concessione di accesso alle reti e sarebbero costretti a cercare nuovi siti.

In ogni caso, buona parte dei progetti ora in iter amministrativo, pur rispettando le scadenze, potrebbe essere bocciata per motivi ambientali. Soprattutto nel caso dell’eolico, una tecnologia più aggressiva poiché colpisce gli uccelli, il paesaggio e necessita di fondazioni.

Gli 80.000 MW attualmente in lizza contrastano con i 60.000 MW di rinnovabili che il PNIEC (Piano Integrato Nazionale per l’Energia e il Clima) prevede di installare in Spagna tra il 2021 e il 2030. Tuttavia, secondo i nuovi piani dell’Unione europea questo obiettivo dovrà essere rivisto al rialzo.

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