Fact checking e fake news

I robot di Saipem che “tappano” le fuoriuscite di greggio sottomarino

La nuova tecnologia dell’azienda italiana è apprezzata da tutta l’industria petrolifera e sostenuta da BP ed ExxonMobil

Saipem, una delle principali aziende a livello mondiale nel settore petrolifero, si conferma come una delle migliori eccellenze italiane al mondo dopo lo sviluppo di un nuovo sistema sottomarino in grado di bloccare a distanza le fuoriuscite di petrolio in acque profonde nell’ambito di una strategia volta a migliorare i tempi di risposta in casi estremi come quello della DeepWater Horizon verificatosi nel Golfo del Messico nel 2010.

L’OFFSET INSTALLATION EQUIPMENT CONSENTE DI BLOCCARE LE FUORIUSCITE DI PETROLIO IN ACQUE PROFONDE

Il sistema, noto come Offset Installation Equipment, scrive il Financial Times, “risolve un problema che da tempo tormenta l’industria petrolifera: come accedere nell’area di un pozzo esploso quando le operazioni di pulizia e contenimento delle superfici impediscono alle navi di entrare nelle zone di esclusione direttamente sopra i pozzi danneggiati”. Si tratta, in sostanza, di un sistema unico al mondo, progettato per consentire di intervenire durante lo sversamento di un pozzo sottomarino quando l’accesso verticale diretto non è possibile

HA UN RAGGIO D’AZIONE DI 500 METRI E PUÒ ESSERE IMPIEGATO IN ACQUE DI PROFONDITÀ DA 75 A 600 METRI

Saipem ha completato e consegnato al cliente Oil Spill Response Limited (OSRL) – un gruppo finanziato dall’industria di settore e sostenuto da BP, Chevron, ConocoPhillips, ExxonMobil, Petrobras, Royal Dutch Shell, Equinor (ex Statoil) e Total – l’Offset Installation Equipment (OIE) già da marzo. Il sistema OIE è stato progettato, costruito e recentemente testato con successo da Saipem nell’Alto Adriatico. OIE consente di installare il “capping stack” e le relative attrezzature ausiliarie rimanendo a una distanza di sicurezza dal punto di intervento. OIE infatti ha un raggio d’azione di 500 metri e può essere impiegato in acque di profondità da 75 a 600 metri, e operato dalla superficie tramite l’utilizzo di comuni robot sottomarini a comando remoto, i cosiddetti ROV (Remotely Operated Vehicles) Work Class. L’attrezzatura OIE, si trova attualmente presso la base Saipem di Trieste, dove verrà mantenuta in efficienza in modo da assicurare la pronta disponibilità all’impiego in caso di emergenza. Il sistema, inoltre, può essere trasportato al punto di intervento sia via mare che per via aerea, previo smontaggio in componenti di misura adeguata. Sempre presso la base di Trieste, Saipem gestisce un team di personale addestrato all’uso del sistema che può operare in maniera efficiente in caso di sversamento.

UTILIZZA ENORMI PALLONI SUBACQUEI, GUIDE ROBOTIZZATE E PULEGGE PER SPOSTARE ENORMI BLOCCHI DI CIRCA 100 TONNELLATE SOPRA I POZZI

Il progetto, realizzato da Saipem-Sonsub, ha beneficiato delle competenze ingegneristiche di Saipem e delle sue più avanzate tecnologie, ed è stato sviluppato con la collaborazione di importanti fornitori locali. È il risultato di sei anni di lavoro del progetto Subsea Well Intervention Project, istituito dall’industria petrolifera in seguito al disastro della Deepwater Horizon, quando fuoriuscirono quasi 5 milioni di barili di greggio prima che l’azienda potesse sigillare con successo il pozzo. Il sistema utilizza, di fatto, enormi palloni subacquei, guide robotizzate e complessi sistemi di pulegge, per spostare questa sorta di coperchi, enormi blocchi di circa 100 tonnellate, sopra i pozzi sigillando alla fonte le fuoriuscite di petrolio. “Era essenziale trovare un modo per spostare la capping stack mentre ci si allontanava dal pozzo – ha dichiarato a Ft Diego Lazzarin di Saipem, che ha contribuito alla progettazione e al collaudo del sistema -. È come spostare oltre cento Fiat 500, sott’acqua, da 500 metri di distanza e metterle in un centimetro di precisione”.

QUATTRO CAPPING STACKS GIÀ POSIZIONATE IN NORVEGIA, SINGAPORE, BRASILE E SUDAFRICA Saipem-12000-drillship

Quattro capping stacks sono già state posizionate in Norvegia, Singapore, Brasile e Sudafrica per fornire una copertura globale e garantire un accesso relativamente rapido al risultato di una futura fuoriuscita di petrolio. Secondo Lazzarin, il sistema Saipem dovrebbe consentire di tappare le fuoriuscite in “pochi giorni” rispetto ai diversi mesi del 2010, quando la BP ha dovuto progettare e costruire da zero la sua copertura. “Penso che siamo più sicuri di prima”, ha detto Lazzarin.

CLEMENTS (OIL SPILL RESPONSE): NON CI SONO ALTRE ATTREZZATURE AL MONDO CHE POSSANO FARLO

Matt Clements, direttore di intervento dei pozzi sottomarini alla Oil Spill Response Limited, ha detto a Ft che ora l’industria possiede uno strumento importante per rispondere rapidamente alle emergenze in acque poco profonde. “Non ci sono altre attrezzature al mondo che possano farlo – ha affermato Clements -. Si tratta di un investimento significativo da parte dell’industria, progettato specificamente per gli scenari in cui non è possibile ottenere un accesso diretto verticale alla testa pozzo. Fa risparmiare un sacco di tempo”.