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Ecco cosa serve all’Italia (e all’Ue) per risolvere la crisi del gas. Parla Sapelli

Giulio Sapelli Sul Gas Ue

Dalle mosse dell’Ue sul price cap alla partita elettorale italiana che passa per le proposte energetiche. L’intervista

Il 9 settembre a Praga si riuniranno i ministri dell’energia europei, poi a ottobre ci sarà il consiglio informale. Il rientro dalle ferie estive non è mai stato più delicato per gli esecutivi del Vecchio Continente. I ricatti russi sul gas, la guerra in Ucraina che prosegue senza margini di soluzione diplomatica, gli effetti economici compongono un puzzle a dir poco critico per Ue e quindi Italia. Di questi temi ha parlato in un colloquio con Energia Oltre il professor Giulio Sapelli, economista, storico e accademico.

Professor Sapelli, cosa sta succedendo? Questa crisi dell’energia sembra non avere fine proprio come la guerra in Ucraina.

Bisogna tornare ai contratti take or Pay e uscire dal mercato di Amsterdam. Straparlare di tetto del gas non ha senso, gli olandesi ci guadagnano perché hanno la borsa loro e i tedeschi non mi pare lo vogliano. Quindici anni prima di Draghi e degli iper-regolatori non c’erano i vincoli di oggi, negli anni Novanta il prezzo del petrolio si fissava in quantità fisiche. Oggi invece si ragiona sui futures, sulle aspettative.

Quindi anche parlare di speculazioni ha poco senso, mi par di capire.

Non ha nemmeno senso parlare queste cose. Basta una guerra, come quella in Ucraina e i prezzi salgono alle stelle. Ovviamente c’è chi ci guadagna ma parlare di speculazioni, usare termini fascio-peronisti come extra-profitti non fa per me.

Tornando alle mosse europee, il price cap continentale è fattibile o no? 

Berlino ha bisogno di gas rapidamente. Oggi serve gas, parlare di tetto al prezzo è secondario. Perché il vero problema è che Mosca ci manda forniture col contagocce.

Cosa fare, allora?

La priorità è farla finita con la guerra. Le sanzioni non servono, lo dice l’Economist e non Sapelli. La guerra si vince sul campo e continuandola rischiamo una guerra nucleare. Sull’energia basta sganciarsi dalla borsa di Amsterdam, si può fare in due minuti.

La Russia, dicevamo, sta mandando sempre meno gas all’Ue e brucia anche il gas.

Si specula su tutto. Vedo molta ignoranza: il gas si brucia sempre.

Ha senso un price cap nazionale, come proposto dal Pd?

Parliamo di una cosa folle e insensata. Da un lato vogliamo i rigassificatori e poi pretendiamo il tetto nazionale. Anche parlare di autonomia energetica non ha senso. L’energia unisce i popoli, anche durante la guerra ci si scambia petrolio. Nel Pd vedo neo-corporativismo fascista, prima parlava di globalizzazione.

Sulla partita dei rigassificatori che idea si è fatto? Paradossalmente a Piombino FdI e Pd sono uniti.

Dite al sindaco di Piombino di stare sereno, d’altronde i rigassificatori sono anche opere industriali affascinanti che attrarranno turisti (ride, ndr). Poi non capisco: Giani dice che dopo tre anni andrà spostato, ma si possono spendere tutti quei soldi per un’opera temporanea.

In generale i partiti come si stanno muovendo sull’energia?

Vedo solo dilettanti allo sbaraglio. Piuttosto ascoltate Clò, Tabarelli, me nel mio piccolo. Per il resto la Lega mi sembra l’unica forza politica che avendo le imprese nei suoi territori più forti cerca di ragionare. Il Pd, invece, mi ha sconvolto. Evidentemente in Francia non ha ricevuto lezioni di energia prima di rimandarci Letta in Italia.

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