ANIE Rinnovabili, Elettricità Futura, Italia Solare e Anev hanno chiesto un confronto urgente col Governo sull’emendamento Carloni. Il rischio è bloccare lo sviluppo dell’agrivoltaico e gli obiettivi del PNIEC senza tutelare davvero il reddito agricolo.
Il settore delle energie pulite in Italia lancia un grido d’allarme contro le ultime proposte legislative che rischiano di paralizzare la transizione ecologica nelle aree rurali. Al centro della contesa c’è un emendamento al Disegno di Legge “Coltivitalia”, attualmente all’esame della Camera dei Deputati, presentato dal relatore Mirco Carloni. La proposta punta a vietare l’espianto o l’eradicazione di piante di ulivo destinate a produzioni di eccellenza (DOP e IGP) qualora l’operazione sia finalizzata alla costruzione di impianti a fonti rinnovabili.
IL RISCHIO DI UN BLOCCO SENZA ALTERNATIVE PER LE RINNOVABILI
Secondo le associazioni di categoria, l’emendamento Carloni si inserisce in un solco già tracciato dal precedente Decreto Agricoltura e dai recenti correttivi del Testo Unico FER, rischiando di ridurre drasticamente le superfici disponibili per la produzione di energia verde. La critica principale mossa dagli operatori riguarda l’assenza di indicazioni alternative: se si chiudono gli spazi nelle aree agricole, non viene chiarito dove e in che modo l’Italia potrà installare la capacità necessaria per onorare gli impegni sulla transizione energetica.
Pur ribadendo che la difesa delle produzioni d’eccellenza DOP, IGP e DOCG sia un pilastro indiscutibile dell’identità
nazionale, ANIE Rinnovabili avverte che trasformare questa tutela in un limite generalizzato all’innovazione finisce per indebolire, anziché proteggere, il comparto agricolo stesso, privandolo della possibilità di diversificare il reddito.
L’AGRIVOLTAICO COME STRUMENTO DI RESILIENZA PER L’IMPRESA
“Contrapporre agricoltura ed energia è una falsa scelta, che non trova riscontro nei dati né nella realtà delle imprese”, ha dichiarato fermamente Andrea Cristini, Presidente di ANIE Rinnovabili. Secondo Cristini, l’agrivoltaico non deve essere percepito come un usurpatore di suolo, ma come un’integrazione virtuosa che aumenta la resilienza delle aziende di fronte alla volatilità dei mercati e ai cambiamenti climatici.
Garantire una seconda fonte di reddito stabile agli agricoltori attraverso il sole è, nella visione dell’associazione, uno strumento competitivo fondamentale. Impedire questa sinergia significa togliere agli imprenditori agricoli un’opportunità di sopravvivenza economica, soprattutto in un momento di crisi dei costi produttivi.
VALORIZZARE LE AREE ABBANDONATE E COINVOLGERE LA SCIENZA
Un punto centrale della discussione riguarda le ampie superfici oggi improduttive o devastate da piaghe come la Xylella. ANIE Rinnovabili suggerisce che proprio in queste aree, spesso lasciate in stato di abbandono, si potrebbero attuare soluzioni integrate. Interventi coordinati che prevedano la ripiantumazione, la rilocalizzazione strategica degli uliveti e l’installazione parallela di impianti agrivoltaici permetterebbero di conciliare il rilancio della produzione olearia con lo sviluppo energetico e la tutela del paesaggio.
L’invito rivolto alla politica è dunque quello di adottare una valutazione pragmatica basata su evidenze scientifiche, superando i pregiudizi che vedono l’energia pulita come una minaccia per la terra.
IL FRONTE COMUNE PER LA SICUREZZA ENERGETICA NAZIONALE
Sulla stessa lunghezza d’onda si muovono Elettricità Futura, Italia Solare e Anev, che in una nota congiunta esprimono profonda preoccupazione per l’incertezza autorizzativa che un divieto assoluto di espianto genererebbe. Le tre associazioni sottolineano come la tecnologia abbia ormai fatto passi da gigante, permettendo progetti capaci di valorizzare le vocazioni territoriali senza compromettere la produzione agricola.
Il rischio di rallentare interventi strategici per la sicurezza energetica nazionale e per la riduzione della dipendenza dalle importazioni è considerato sproporzionato rispetto agli obiettivi dell’emendamento. Si tratta di una questione di interesse generale che tocca la competitività dell’intero sistema Paese e la capacità di famiglie e imprese di contenere i costi delle bollette.
LA NECESSITÀ DI UN QUADRO NORMATIVO COERENTE ED EQUILIBRATO
Un elemento che desta particolare perplessità tra gli operatori del settore è l’esclusività del divieto applicato alle sole fonti rinnovabili. Le associazioni fanno notare come altre tipologie di opere e infrastrutture possano determinare trasformazioni del territorio ben più radicali, senza però subire le stesse limitazioni previste per l’energia verde.
Per questo motivo, Elettricità Futura, Italia Solare e Anev auspicano l’apertura immediata di un tavolo di confronto con il Governo e le amministrazioni competenti. L’obiettivo è individuare soluzioni condivise che evitino effetti non intenzionali e garantiscano la coesistenza tra la tutela del patrimonio olivicolo e lo sviluppo delle rinnovabili, affinché questi due asset strategici possano procedere insieme verso un futuro sostenibile.


