Scenari

Si avvicina un rinascimento per il nucleare?

nucleare

Se si considera il periodo 2010-2020, l’energia nucleare sembra essere il più grande dei perdenti tra tutte le varie tipologie energetiche con un declino (-0,4% annuo) che supera anche quello del carbone. Ma il decennio in corso vede molti progetti in rampa di lancio

La valutazione degli impatti energetici globali del 2020 non può naturalmente prescindere dal forte ruolo giocato dalla pandemia di Covid-19: praticamente ogni tipo di combustibile o vettore ha registrato un calo lo scorso anno ad eccezione delle rinnovabili e delle biomasse. Questo è accaduto anche come conseguenza di un calo generalizzato dei consumi in ogni settore economico – agricolo, industriale, commerciale e residenziale -: solo l’industria petrolchimica è stata in grado di ottenere un magro aumento dell’1% anno su anno. Eppure, di tutti i tipi di energia, il nucleare è quello che probabilmente ha sofferto di più, non registrando praticamente nessuna storia di successo che possa mitigare la decadenza complessiva del 2020. Anche il petrolio o il gas hanno sperimentato delle difficoltà nel corso del 2020, tuttavia, in alcune regioni o segmenti industriali sono riusciti ad incalzare posizioni.

IL COVID HA ACCENTUATO IL CALO DEI CONSUMI ENERGETICI

Dal punto di vista del consumo di energia primaria, nonostante abbia registrato il maggior numero di casi Covid in termini assoluti, il Nord America non è stato il continente più colpito: il dato in questione è diminuito del 9% su base annua. L’Europa (e in particolare l’Europa occidentale) ha assistito a un calo ancora più accentuato, arrivando al 12 % rispetto al 2019. In termini nominali, il consumo di energia europeo si era attestato a 1,77Btep nel 2019 ed è sceso a 1,56Btep lo scorso anno, secondo quanto riporta Oilprice.

I DATI POSITIVI

Nonostante le problematiche di questo periodo, si scorgono, tuttavia, anche storie positive da raccontare. Ad esempio, osservando le statistiche sulla produzione di energia di diverse regioni, si può notare che l’utilizzo del gas naturale è aumentato in Nord America, Europa centrale e Nord-est asiatico, riflettendo il prezzo a buon mercato che si è registrato nel corso di quasi tutto il 2020. Il rovescio della medaglia – positivo – dell’ascesa della produzione di energia dal gas, è rappresentato dal calo dell’uso del petrolio nella produzione di energia, ulteriormente diminuito in tutte le regioni tranne l’Africa, con uno sforzo collettivo guidato dall’Europa, compresa la Russia e il Nord America. Per la seconda volta nel XXI secolo e per la prima volta dal 2008 la domanda globale di petrolio è scesa su base annua, in numeri assoluti (8,8 mb/g) il calo peggiore della storia. È interessante notare che il crollo della domanda di greggio è stato molto più marcato di quello del gas naturale o del carbone, la cui domanda è diminuita del 7% su base annua.

CARBONE IN PICCHIATA

Anche per il carbone il periodo pandemico è stato terribili. Il combustibile ha proseguito la sua caduta in Nord America dove la generazione di elettricità dal carbone è crollata di altri 250 TWh a 900 TWh, collocandola in termini di produzione al di sotto del nucleare. L’ultimo baluardo rimane il sud-est asiatico, anche se – ammettono gli analisti – la domanda nella regione è rimasta stagnante nel 2020. L’unica grande regione che ha visto un aumento del consumo di carbone è il medio oriente: solo per fare un esempio, nell’aprile 2020 un totale di 0,85 milioni di tonnellate di carbone è stato importato nelle nazioni del medio oriente (principalmente negli emirati arabi uniti), più o meno equivalente a 3 mesi di consumo aggregato in termini di 2019.

E IL NUCLEARE? IN DECLINO

Se si considera il periodo 2010-2020, l’energia nucleare sembra essere il più grande dei perdenti tra tutte le varie tipologie energetiche con un declino (-0,4% annuo) che supera anche quello del carbone. Solo nel 2020, la produzione di energia nucleare è scesa di 400 TWh su base annua, passando dalla stagnazione al vero e proprio declino in Europa e nelle Americhe e portando l’aumento di capacità in Asia a un brusco arresto. Il disastro di Fukushima Daiichi del 2011 ha influito sia direttamente che indirettamente sulla caduta: ha cancellato la totalità della produzione giapponese dalla mappa globale e ha danneggiato la reputazione dell’energia nucleare al punto che la maggior parte delle economie avanzate considera di abbandonarla del tutto, nonostante sia una tecnologia completamente non inquinante (e quindi il nucleare avrebbe potuto essere molto utile per raggiungere i loro rispettivi obiettivi di riduzione delle emissioni).

L’EUROPA GUIDA IL DECOMMISSIONING

L’Europa ha visto il più grande declino sia in termini assoluti che relativi (l’Europa occidentale è scesa di un enorme 15% dal 2019, di circa 300 Terawattora) per quanto riguarda l’uso dell’energia nucleare. Questo è stato in gran parte favorito dagli sforzi di decarbonizzazione, volti a rendere l’economia Ue neutrale per il clima entro il 2050. L’Europa rappresenta già il 61% dei reattori dismessi nel mondo e con la Germania, la Spagna e il Belgio che stanno eliminando gradualmente le loro centrali rispettivamente entro il 2023, 2025 e 2035, questa quota è destinata ad aumentare ulteriormente. Ma non senza rischi: la Germania, infatti, sta cominciando a sentire le conseguenze di un phase-out affrettato, e ha visto le sue esportazioni di energia dimezzarsi nel 2020. Allo stesso tempo, le importazioni in Germania (soprattutto nucleare dalla Francia) sono cresciute di quasi il 40% su base annua fino a 33,6 TWh.

IL PROSSIMO DECENNIO UN MINI-RINASCIMENTO PER IL NUCLEARE

Il prossimo decennio, tuttavia, potrebbe partire all’insegna di un mini-rinascimento dell’energia nucleare per diverse ragioni. “In primo luogo, due paesi hanno commissionato impianti nucleari di nuova costruzione (Bielorussia ed Emirati Arabi Uniti) alla fine del 2020 e, una volta che l’economia globale si sarà ripresa dal crollo indotto dal Covid, vedranno la loro produzione nucleare aumentare gradualmente nel periodo 2021/2022. In secondo luogo, si prevede che il Giappone ripartirà con la capacità nucleare, con almeno 5 reattori aggiornati per la sicurezza che saranno rimessi in funzione entro il 2025. In terzo luogo, la metà del 2020 vedrà un altro afflusso di capacità nucleari nella regione mediorientale e nell’Asia meridionale – Akkuyu in Turchia e El Dabaa in Egitto aggiungeranno entrambi 4,5 GW di capacità all’aggregato globale, Rooppur in Bangladesh altri 2,2 GW. In quarto luogo, Cina e India metteranno in funzione almeno 20 nuovi reattori nel corso dei prossimi 9 anni, tenendo fede alla loro reputazione di principali appassionati di energia nucleare”, ha evidenziato Viktor Katona su Oilprice.