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Sicurezza energetica, nucleare pulito e il tabù da sfatare: la scommessa di Crosetto

Di fronte alle sfide della transizione e alle scosse della geopolitica globale, la Difesa entra in campo nel dossier nucleare. Nell’intervista rilasciata a Il Foglio il ministro Guido Crosetto traccia la rotta della strategia italiana: chiarezza tecnica, nessun proclama e una fiducia diffusa nelle Forze armate

In tempi di tempeste geopolitiche e mercati volatili, la sicurezza energetica non è più solo una questione di tabelle economiche o bilanci ambientali. È un pilastro della sovranità e della continuità strategica dello Stato. È da questo punto di vista che va letta la discesa in campo della Difesa sul dossier del nucleare civile, un tema tornato al centro del dibattito nazionale con la recente pubblicazione della legge delega in Gazzetta Ufficiale. A spiegare questa scelta è il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un’intervista al Foglio che punta a fare chiarezza ed eliminare equivoci culturali prima ancora che politici.

PERCHE’ LA DIFESA SCENDE IN CAMPO SUL NUCLEARE CIVILE

Perché la Difesa ha deciso di scendere in campo sul nucleare civile? Perché uno dei compiti del ministero è garantire la resilienza delle infrastrutture critiche e proteggere gli asset strategici del Paese, spiega Crosetto a Il Foglio. Il ministro sottolinea, però, che il ruolo della Difesa non sarà quello di sovrapporsi al percorso nazionale guidato dal ministero dell’Ambiente, ma di affiancarlo sui profili di protezione fisica, cibernetica e strategica. Un impegno concreto testimoniato anche dalla scelta di nominare un consigliere speciale per la sicurezza energetica, un docente universitario esperto del settore chiamato a vagliare con rigore scientifico ciò che la ricerca offre rispetto alle soluzioni pronte all’uso.

CIVILE DIVISO DAL MILITARE

In un clima condizionato dai venti di guerra ai confini d’Europa, un interrogativo sorge spontaneo: il coinvolgimento dei militari rischia di confondere l’opinione pubblica sul confine tra nucleare civile e ordigni bellici? Per Crosetto la risposta è netta e passa attraverso il rispetto rigido delle architetture internazionali. L’Italia, ricorda il ministro, è pienamente integrata nel Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), incardinato su tre capisaldi distinti: disarmo, non proliferazione e impiego pacifico dell’atomo sotto la costante vigilanza dell’AIEA (l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica).

“La produzione di energia e gli armamenti nucleari hanno finalità diverse e sono disciplinati da quadri internazionali distinti”, precisa Crosetto, ribadendo che il cantiere normativo italiano si occupa esclusivamente di sicurezza degli impianti, gestione dei materiali e ricerca energetica, escludendo qualunque deriva militare.

RINNOVABILI E NUCLEARE DUE FACCE DELLA MEDAGLIA DELLA SICUREZZA

Rinnovabili e nucleare sono due facce della medaglia della sicurezza energetica, secondo Crosetto. Il ministro sottolinea che l’accesso dell’atomo nel paniere energetico non deve essere letto come un’alternativa o una bocciatura delle fonti rinnovabili. Al contrario, la parola d’ordine resta l’integrazione. L’atomo viene valutato per la sua natura di fonte programmabile a basse emissioni di carbonio, capace di garantire continuità operativa e stabilità alla rete elettrica affiancandosi all’eolico e al solare, senza intaccare gli obiettivi di decarbonizzazione fissati per il 2030.

QUANTO PIACE IL NUCLEARE AGLI ITALIANI?

Il nucleare riscuote gran successo tra i ragazzi, secondo il ministro. Crosetto cita indagini commissionate dal ministero che mostrano una marcata e interessante sensibilità dei più giovani verso i nuovi impieghi tecnologici dell’atomo in chiave sostenibile.

Le preoccupazioni della popolazione non sono ostacoli da aggirare, ma elementi legittimi che devono essere integrati nel confronto istituzionale, scientifico ed economico, secondo il ministro.

“Più che cercare uno slogan favorevole all’atomo, credo serva spiegare bene cos’è il nucleare civile”, osserva il ministro, rifiutando la tentazione delle scorciatoie comunicative.

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