Energie del futuro

Smart Parking, a Mantova il posteggio diventa facile. Progetto pilota lanciato con Bosch

Smart parking

Lo smart parking servirà a risparmiare tempo, e anche, probabilmente, qualche crisi di nervi. Il progetto pilota durerà sei mesi, con tre fasi di valutazione intermedie

Sapere dove andare, e saperlo al momento giusto. Addio giri a vuoto per il centro cittadino: a Mantova un progetto pilota avviato da Bosch in collaborazione con l’amministrazione comunale promette di rivoluzionare il modo di parcheggiare. Lo smart parking servirà a risparmiare tempo, e anche, probabilmente, qualche crisi di nervi.

I NUMERI DELLA RICERCA DI PARCHEGGIO

I numeri raccontano che ogni anno sono circa 46 le ore passate dal guidatore medio alla ricerca di un posteggio per l’auto: nonostante ciò, circa metà degli appuntamenti (il 44%) viene persa. I dati sono stati presentati nella mattinata di martedì 10 dicembre dall’azienda tedesca. La soluzione proposta arriva da 66 sensori del diametro di 15 centimetri installati nel centralissimo Corso Vittorio Emanuele II, e da un’infrastruttura hardware messa a punto assieme a una cordata composta da A2A, Cellnex, LGH e Unimore.

LANCELLOTTI (BOSCH): IL PROGETTO PILOTA DURERÀ SEI MESI, CON TRE FASI DI VALUTAZIONE INTERMEDIE

“Il progetto pilota durerà sei mesi, con tre fasi di valutazione intermedie” spiega Giulio Lancellotti, Sales Manager for Connected Services di Bosch. “Al termine del test decideremo sul modo migliore di proseguire”. La fase preliminare di messa a punto della tecnologia servirà a raccogliere informazioni preziose. Un progetto pionieristico portato avanti dall’assessorato alla Viabilità guidato da Jacopo Rebecchi.

COME FUNZIONA LA TECNOLOGIA

A oggi, secondo l’azienda tedesca, resterebbe vuoto circa il 30% degli stalli. Cifre destinate a restare un ricordo del passato. I nuovi sensori sono, infatti, in grado di segnalare in tempo reale i parcheggi disponibili sfruttando una combinazione di wireless, magnetometri e ultrasuoni. Al guidatore non resta che installare l’applicazione e seguire le indicazioni. Il sistema terrà conto di una serie di parametri: il livello di privilegio di cui l’utente eventualmente gode (ad esempio, se è residente nel centro storico) ma anche se è portatore di disabilità o ha necessità di fermarsi solo per carico e scarico di merce.

Una volta processate e organizzate, le informazioni raccolte andranno a costruire un modello predittivo che aiuterà gli amministratori nello studio di una viabilità più efficiente, e i cittadini a programmare meglio i propri spostamenti. Magari anche lasciando a casa l’auto. “Proveremo a prevedere la disponibilità di parcheggio a partire da parametri come i flussi di traffico passati, le condizioni meteo e gli eventi rilevanti (ad esempio un’opera teatrale, o la chiusura delle strade adiacenti, ndr)” spiega Marco Mamei, professore ordinario di Sistemi di elaborazione delle informazioni all’Università di Modena e Reggio Emilia. Il risultato? Tariffe più contenute (sarà possibile pagare solo per il tempo di sosta effettivamente goduto, con un risparmio stimato del 22%), riduzione del traffico in aree già congestionate e minori emissioni inquinanti nel centro urbano.

PISCOPO (ASTER): UN PROGETTO CHE APRE UN NUOVO PARADIGMA DELLA MOBILITA’

“Non stiamo parlando dell’ennesima app che si limita a indicare dove è possibile parcheggiare, ma di un progetto che prova ad aprire un paradigma nuovo per la mobilità – aggiunge l’ingegner Andrea Piscopo di Aster, in-house provider mantovano che gestisce i parcheggi cittadini. “Il valore aggiunto che ci aspettiamo da Bosch è proprio quello di creare nuovi modelli di mobilità incrociando dati che già raccogliamo, ma al momento sono disaggregati, ad esempio, quelli sul passaggio dei veicoli nelle zone a traffico limitato”.

EVOLUZIONI INFINITE

Le evoluzioni possibili sono praticamente infinite. Il sensore aiuterà, ad esempio, chi possiede un veicolo elettrico, informandolo su quali postazioni di ricarica sono disponibili, e in futuro sarà possibile prolungare la sosta tramite smartphone senza dover ritornare fisicamente sul posto per pagare l’integrazione. A quando un esperimento in città di grandi dimensioni? “Stiamo approcciando anche altri comuni – conclude Lancellotti – Ma spesso si sottovaluta che la gran parte delle realtà italiane sono più simili a Mantova che alle grandi metropoli”.