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Stati Uniti e Canada lavorano alla filiera per i metalli delle auto elettriche

Auto Elettriche

Gli Stati Uniti vedono nel Canada un fornitore affidabile di quei minerali sensibili per la sicurezza nazionale ed energetica

Secondo documenti riservati visti dall’agenzia Reuters, il dipartimento americano del Commercio ha organizzato una riunione virtuale con aziende minerarie e costruttori di batterie per discutere di come potenziare la produzione canadese di materiali utilizzati nella realizzazione di veicoli elettrici.

CHI C’ERA E COSA SI È DETTO

Stando ad una fonte anonima che ha partecipato all’incontro, sembra che il governo degli Stati Uniti non offrirà incentivi economici alle imprese americane per l’apertura di nuove miniere o di altre attività in Canada, ma le aiuterà a gestire i problemi logistici. I funzionari di Washington avrebbero insistito molto sulla necessità di costruire una filiera per i veicoli elettrici tra i due paesi, come già fatto dalle nazioni asiatiche e come anche l’Europa sta facendo.

Tra le aziende presenti al meeting – oltre trenta in tutto – c’erano Tesla e le società minerarie Talon Metals e Livent.

UNA QUESTIONE DI SICUREZZA NAZIONALE

Si prevede, per i prossimi anni, una forte crescita della mobilità elettrica, coerentemente con il quadro più generale di transizione verso sistemi energetici “puliti” e meno incentrati sui combustibili fossili.

Gli Stati Uniti vedono nel Canada un fornitore affidabile di buona parte di quei minerali che considerano sensibili per la sicurezza nazionale. Il mese scorso il presidente americano Joe Biden e il primo ministro canadese Justin Trudeau si sono impegnati a dare vita ad una filiera per i veicoli elettrici tra i due paesi, in modo da ridurre la dipendenza dalla Cina, che controlla gran parte dell’offerta di metalli critici come le terre rare e il litio.

In Canada il settore minerario rappresenta il 5 per cento del prodotto interno lordo nazionale, contro lo 0,9 per cento negli Stati Uniti.

I VANTAGGI DI UNA FILIERA “CORTA”

Oltre a fare a meno della Cina, una filiera regionale, più “corta”, tra Stati Uniti e Canada permetterebbe di risolvere i problemi di sicurezza legati al trasporto su lunghe distanze delle batterie agli ioni di litio. Per questo motivo, le province canadesi di Ontario e Québec potrebbero puntare sulla costruzione di fabbriche di batterie, vista la vicinanza geografica agli stati americani di Michigan e Ohio, importanti per l’industria automobilistica.

COSA FANNO LE AZIENDE

La società mineraria canadese Nouveau Monde Graphite sta per l’appunto realizzando un impianto di anodi per le batterie in Québec, oltre che una miniera di grafite.

Sempre in Québec, il progetto Nemaska viene descritto come la miniera di litio più grande dell’America del nord: dovrebbe aprire nel 2024.

La società canadese First Cobalt è al lavoro sulla prima raffineria di cobalto – utilizzato nel catodo delle batterie – del continente americano, che permetterà un distacco dalle forniture provenienti dalla Repubblica democratica del Congo, dove esiste sia un problema di sfruttamento minorile che di presenza della Cina.

Nella provincia di Terranova, nel Canada orientale, la società mineraria Search Minerals sta portando avanti un progetto sulle terre rare (impiegate nella fabbricazione di veicoli elettrici e turbine eoliche).

IL CINQUANTUNESIMO STATO

Gli Stati Uniti stanno puntando sull’aumento della produzione domestica di metalli per la mobilità elettrica. Ma il Canada, considerati gli stretti legami politici e strategici, viene visto da Washington come una sorta di “cinquantunesimo stato” per quanto riguarda la fornitura di minerali critici.

I due paesi fanno parte della Energy Resource Governance Initiative (ERGI), un trattato sui metalli legati alle “nuove energie” che prevede, tra le altre cose, la condivisione di know-how minerario e la promozione di filiere integrate e resilienti. Le aziende canadesi, peraltro, possono accedere ai prestiti governativi americani nel quadro del Defense Production Act e non solo. Stati Uniti e Canada sono inoltre importanti soci commerciali legati da un accordo di libero scambio: non ci sono dazi sui metalli per le batterie importati dal Canada o sui componenti per i veicoli elettrici.

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Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, si occupa di esteri, energia e geopolitica, con un’attenzione particolare per il Messico e il Canada.

Scrive su “Energia Oltre”, oltre a collaborare con “IL – Il maschile del Sole 24 ORE”, “Aspenia online”, “Start Magazine” ed “eastwest”. A volte è ospite a Radio3 Mondo (Rai Radio 3).

Su Twitter è @marcodellaguzzo.

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