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Tempa Rossa, cambio destinazione d’uso royalties. Dalle compensazioni ambientali ai marciapiedi

m5s

Tutti i dettagli sul cambio di destinazione d’uso delle royalties

Energia Oltre vi aveva raccontato in anteprima qualche settimana fa della decisione maturata nelle riunioni del 15 e del 20 maggio del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, con la quale era stata rifiutata al giacimento di Tempa Rossa, la «approvazione della richiesta di proroga della dichiarazione di pubblica utilità  presentata da Total E&P Italia spa relativamente alle opere per lo sviluppo del giacimento di idrocarburi in Basilicata nei comuni di Corleto Perticara, Guardia Perticara e Gorgoglione». Il Governo gialloverde ha deciso dunque di eludere la dichiarazione di pubblica utilità necessaria per assoggettare le opere da realizzare necessarie per la collettività, fin qui attiva. E quindi in caso di eventuali ulteriori espropri le procedure diverranno piu lunghe, costose e farraginose, dato che i terreni dovranno essere acquistati con una normale trattativa e non più con procedura di pubblica utilità.

L’INVESTIMENTO

L’investimento complessivo per il progetto Tempa Rossa è di 3 miliardi e di questi circa 300 milioni saranno investiti a Taranto per costruire due serbatoi di stoccaggio ed allungare il pontile petroli della raffineria il cui traffico di greggio comporterà l’approdo di 90 navi l’anno.

TARANTO ACCELERA

E così mentre in Basilicata, luogo di estrazione, tutto viene rallentato (e ricordiamo che la stazione doveva essere gia finita e in funzione da un pezzo), nel frattempo sono andate avanti invece le nuove opere a Taranto, funzionali a ricezione, stoccaggio e movimentazione. Quelle civili sono pronte al 50 per cento e saranno completate a fine anno, dopodiché via alle opere meccaniche, con l’allungamento del pontile petroli.

A seguito dell’accordo tra Eni, Total e Comune di Taranto sono gia in corso gli scavi preliminari alla realizzazione dei due serbatoi per 180mila metri cubi complessivi, lavori che dureranno tre anni, mentre sta per partire l’attività preliminare per l’allungamento del pontile che durerà 2 anni e mezzo.
Il petrolio che arriverà da Tempa Rossa sostituirà quello che oggi Eni raffina dall’estero, per questo Total preme per il riavvio dei lavori in Basilicata. Nel frattempo il greggio lucano arriverà nella città pugliese attraverso l’oleodotto già esistente (quello a servizio del giacimento della Val D’Agri).

A Taranto Eni ha anche già inaugurato una nuova sede vicino alla raffineria in modo da avere contatti più facili con gli impianti, i clienti e le agenzie marittime.
A regime, arriveranno qui 50mila barili al giorno da Tempa Rossa.

COMPENSAZIONI ALTISSIME

Nonostante Tempa Rossa ridurrà notevolmente l’impatto ambientale rispetto all’attuale, grazie all’implementazione di tutta una serie di strumenti, per esempio i sistemi di recupero vapore, e un viadotto sottomarino che riduce di almeno dieci volte l’inquinamento del trasportato a terra, in cambio della presenza nei due territori, sono previste compensazioni altissime.

Il guaio, come sempre, è come e per cosa vengono spese.

Teoricamente, anzi secondo la legge Marzano che regolamenta il cosidetto ristoro ambientale infatti, questo deve essere destinato a compensazioni di natura ambientale.

I VECCHI ACCORDI

E infatti la Provincia di Taranto guidata dall’ex Presidente Martino Tamburrano aveva firmato con Eni una bozza di accordo che dei 3 milioni destinati, una parte, 1,3 milioni di euro, venivano assegnati al Consorzio Trasporto Pubblico per l’acquisto di autobus meno inquinanti; 1 milione di euro, alla sistemazione sui solai degli edifici scolastici di pannelli fotovoltaici ed infine gli ultimi 700mila euro alla ristrutturazione di Palazzo del Governo e della sede dell’istituto musicale di alta formazione ‘Paisiello’.

Precisamente la Provincia di Taranto stabilì che i 3 milioni di royalties Eni Tempa Rossa sarebbero stati destinati alla “metanizzazione delle scuole gestite dalla parte pubblica, di mezzi di trasporto e servizi pubblici oltre che la solarizzazione di edifici scolastici e ambientalizzazione delle attività portuali ENI”. Furono previsti inoltre “interventi  sempre nello spirito delle compensazioni ambientali destinati a sostegno di situazioni sociali di forte debolezza e, oltre al beneficio ambientale, si aggiungerà un risparmio per un minor costo di energia e di spesa per l’acquisto del gasolio per  circa un milione l’anno per le amministrazioni pubbliche”.

Certamente non il massimo dal punto di vista delle migliorie ambientali, ma sicuramente in linea con la legge e col buon senso, dovendo andare appunto a compensare una presenza ambientalmente impattante per il territorio.

RITORNO ALL’EDILIZIA

E invece durante il consiglio provinciale di mercoledì 3 luglio tutto è cambiato, e si è tornati alle vecchie care abitudini: edilizia, cemento, edilizia. Il neo Presidente della Provincia di Taranto (di Forza Italia ma eletto da Emiliano) si è fatto consegnare all’unanimità (non esiste opposizione) l’indirizzo politico a rappresentare la Provincia nella sottoscrizione dell’accordo con l’Eni per far sì che almeno 2,3 milioni di euro sui 3 complessivi (i restanti 700 mila sono gia stati spesi per il Paisiello) vengano destinati alla manutenzione straordinaria di strade e scuole.

Quindi ora il Presidente della Provincia potrà contattare i dirigenti Eni per sottoscrivere una nuova intesa cambiando la destinazione d’uso delle risorse economiche previste dalla bozza di accordo tra l’ente e l’Eni per la compensazione ambientale.

Solo qualche giorno fa altrettanto aveva fatto il Comune di Taranto, dove però le royalties raddoppiano arrivando a 6 milioni di euro. Al comune verranno spesi per lavori di «rifacimento del manto stradale comunale e riqualificazioni di arredi urbani. Cemento, edilizia, cemento.

E IN BASILICATA?

Non vanno meglio le cose in Basilica.

Dal 2000 ad oggi solo di royalties la Regione ha incassato 2,2 miliardi di euro (esclusi i fondi del Programma Operativo Val d’Agri e altre compensazioni).
Solo nel 2018 una cifra di 68,3 milioni di euro, contro i 41,8 milioni di euro del 2017. Ma è nel 2019 che raddoppieranno arrivando a 144 milioni, fino alla cifra record di 242 milioni nel 2020 con il rafforzamento delle quotazioni del greggio tra 85 e 88 dollari al barile.

E Soltanto i sei Comuni della Valle del petrolio con un totale di 17.700 abitanti, hanno incassato 260 milioni. Viggiano, il comune più ricco d’Italia, con 3.300 abitanti ha incassato 180 milioni di royalties.

Ma appunto anche in Basilicata dopo un primo sperimentale tentativo di bonus carburante consegnato a ciascun cittadino, le compensazioni si sono ridotte a marciapedi, sagre di paese e grandi star.

Insomma abbiamo il petrolio e o non lo vogliamo estrarre perchè ci rovina l’ambiente, o quando ci riusciamo anziché sfruttarne le royalties per compensare l’ambiente, le buttiamo in sagre e marciapiedi.
Salvo poi appunto lamentarci dell’inquinamento, del resto le fornacelle per la sagra della salsiccia e il consumo del suolo non ne producono.