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Gas, calo record al mercato olandese. Il punto

Tetto Al Gas Russia

Oggi Letta a Berlino per convincere Scholz sul tetto al gas della Russia. Intanto ripartono le candidature per il Nord Stream

La settimana europea e italiana dell’energia comincia con una notizia positiva. Forse due. Parzialmente tre.

Al mercato olandese del Ttf di Amsterdam il gas è stato scambiato a 173,5 euro al Megawattors. In calo del 7,611% dalla chiusura di venerdì scorso. Un dato importante che non faceva registrare tale discesa dal 25 luglio.

SI CONTINUA A LAVORARE SUL TETTO AL GAS

La questione del price cap rimane ancora sul tavolo. La delusione per il mancato accordo in sede europea di dieci giorni fa è stata accresciuta dal discorso sullo stato dell’Unione di Von der Leyen. Dove la questione è stata trascurata.

Eppure, se ne parla ancora. L’intesa vuole essere trovata. Dall’Italia in primis. Oggi, Enrico Letta è a Berlino per convincere Olaf Scholz sulla questione. A inizio mese sembrava che i tedeschi si stessero convincendo della proposta di limitare le entrate economiche di Putin grazie alle esportazioni. Invece no. Insieme all’Olanda lo scetticismo della Repubblica federale rimane.

Così come rimane il dilemma su quale tipo di tetto adottare, una volta stabilito l’accordo. Va fissato solo al gas russo o va imposto un cap generale? Quali sarebbero le reazioni dei mercati extra-Mosca, come quello americano o norvegese che hanno acquisito sempre più rilevanza per gli approvvigionamenti europei? Le domande restano.

LA CAMPAGNA ELETTORALE SULL’ENERGIA

E le risposte faticano ad arrivare. Anche se di questo tema ha ripreso a parlarne anche la politica italiana

“Lo strumento più efficace è quello di fissare un tetto europeo al prezzo del gas, che sta crescendo soprattutto per la speculazione. L’altra misura è il disaccoppiamento del prezzo del gas da quello dell’energia prodotta da altre fonti. Se lo facesse l’Europa avrebbe un impatto sicuramente più ampio, ma si può fare anche a livello nazionale”.  A dirlo è la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

Che, intervistata da Augusto Minzolini sul Giornale rimette sul tavolo l’opzione domestica già citata qualche settimana fa dal Partito Democratico. Specificando anche che avrebbe un costo da tre-quattro miliardi, senza scostamento di bilancio (richiesto con insistenza, invece, da Matteo Salvini).

LA VIA NAZIONALE

Ieri, invece, l’opzione nazionale del cap è stata citata anche dall’uscente ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani. Il quale ha ricordato al Messaggero che “la proposta italiana parla di un tetto temporaneo, di sei mesi”. Ma ha poi aggiunto che “stiamo facendo tutti gli sforzi perché arrivi il 30 settembre. E se non ci metteremo una firma noi, speriamo che ci sia un piano chiaro che firmerà qualcun altro. Se però non andrà così – e francamente sarei molto meravigliato – bisognerà trovare per forza contromisure per tagliare il prezzo del gas a livello nazionale”.

Il ministro non ha fatto chiaro riferimento a un cap nazionale ma ha comunque parlato della necessità di un’alternativa italiana. “Diventeremmo un mercato non conveniente”, ha specificato. “Ma dovremmo acquistare il gas e rivenderlo a prezzi inferiori. A quel punto, però, vanno compensati gli operatori per la differenza. Il problema è il costo per le casse pubbliche”.

La via nazionale, insomma, sembra esser tornata di moda. Per necessità, più che per convenienza. “La fissazione di un tetto al prezzo del gas ha la sua sede decisionale elettiva in Europa, che è chiamata ora a dare con urgenza la vera prova dell’integrazione e della solidarietà, pur rilevandosi differenze e conflitti di interessi tra i vari partner. Ma se tarda o è impedita, allora non ci si potrà opporre a eventuali misure nazionali o a maggiori, sia pur calibrate, esposizioni al debito. E la via per l’adozione di un tetto a livello nazionale diventa obbligata”, scrive oggi nell’editoriale del lunedì Angelo De Mattia sul quotidiano diretto da Massimo Martinelli.

FLUSSI VIA UCRAINA STABILI, RIPARTONO LE CANDIDATURE SUL NS

Intanto, due aggiornamenti anche sul fronte russo.

Le forniture di gas russo verso l’Europa in transito attraverso l’Ucraina (stazione Sudzha) rimangono stabili rispetto al volume precedente di circa 42,4 milioni di metri cubi del giorno il 16 settembre, secondo i dati pubblicati sul sito web dell’operatore del sistema di trasmissione del gas dell’Ucraina (GTSOU) citati tra l’altro dalla Tass.

Sul Nord Stream, intanto, i flussi rimangono sospesi ma sono riprese a sorpresa le candidature europee. Gli acquirenti tedeschi, ad esempio, hanno avanzato richieste per 3.652.554 kilowattora all’ora (kwh/h) di gas tramite Nord Stream 1 per la consegna al gasdotto OPAL nella Germania orientale.

Dal gruppo russo Nord Stream AG non sono arrivate smentite o chiarimenti, ancora.

 

 

 

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