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Transizione energetica: ecco cosa fanno Eni, Enel, Snam e Terna

Sistema elettrico

Le sfide arrivano ora con il Covid-19 che rischia di bloccare o quanto meno cambiare le priorità della Transizione energetica del prossimo futuro.

La ripresa economica italiana per il post-Covid-19? Deve passare, necessariamente, per la transizione energetica. A chiederlo sono ormai aziende di settore, stakeholder, governi e un’opinione pubblica sempre più orientata a scelte ‘green’. Negli ultimi sei anni (2015-2020), d’altronde, la transizione energetica è andata avanti secondo quanto emerso dai dati di un recente studio del World Economic Forum (Wef) intitolato ‘Energy Transition Index 2020’. Dal quale emerge che su 115 paesi monitorati, 94 – tra cui l’Italia – hanno migliorato il loro punteggio. I problemi però arrivano ora con il Covid-19 che rischia di bloccare o quanto meno cambiare le priorità del prossimo futuro. Per questo il Wef ha chiesto di non voltarsi indietro e anzi di aumentare l’impegno di ogni paese nella stabilità del contesto e a livello politico, nel clima degli investimenti e accesso al capitale, nell’impegno dei consumatori, nell’adozione e sviluppo di nuove tecnologie: tutte facce di quella stessa medaglia chiamata transizione energetica.

CONFINDUSTRIA ENERGIA E SINDACATI HANNO RACCOLTO LA SFIDA

A raccogliere la sfida nel nostro paese ci hanno già pensato Confindustria energia e sindacati che in uno studio dal titolo “Infrastrutture energetiche per l’Italia e per il Mediterraneo”, realizzato da Confindustria Energia con il contributo delle Associazioni aderenti e delle Aziende Snam e Terna hanno proposto un tavolo strategico per fare sistema in Italia. Più precisamente un ‘Tavolo strategico congiunto sull’Energia’, in cui Confindustria Energia e organizzazioni sindacali possano approfondire e portare all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica “le priorità industriali e sociali a sostegno della salvaguardia e crescita del settore energetico, indispensabili per assicurare il processo di transizione energetica” nel nostro Paese.

INVESTIMENTI ESSENZIALI PER LA TRANSIZIONE

Secondo Confindustria Energia e sindacati gli ingenti investimenti nella transizione energetica sono fondamentali per il loro significativo impatto su Pil, occupazione e ricadute ambientali costituiscono una leva importante per favorire la ripartenza del nostro Paese, e per garantire la continuità nella fornitura di Energia, sempre assicurata anche in tutta la fase emergenziale”.

PUNTARE SU FILIERE INNOVATIVE E RICONVERSIONE

“In questo quadro, il settore dovrà rilanciare gli investimenti volti alla crescita delle filiere innovative e alla riconversione, all’adattamento e alla trasformazione degli asset esistenti, anche nel rispetto dei criteri di economia circolare che assicurano la sostenibilità ambientale e sociale degli interventi – sostengono Confindustria Energia e i sindacati -. I lavoratori saranno parte integrante di questo processo che potrà realizzarsi solamente attraverso la condivisione e l’adeguamento di competenze e di know-how, nella direzione di compiere il percorso di transizione in modo inclusivo. Le Parti condividono che lo scenario che si prospetta nel nostro Paese per i prossimi mesi impone una programmazione seria e lungimirante di interventi straordinari”.

PER ENI LA NEUTRALITÀ CARBONICA SARÀ IL PUNTO DI SVOLTA

Le grandi aziende italiane hanno già cominciato da tempo a percorrere la strada della transizione energetica. In prima fila c’è Eni che nell’ultimo bilancio di sostenibilità ha fatto il punto sulla sfida che l’attende. A cominciare dalla neutralità carbonica nel lungo termine. L’ad Claudio Descalzi, da poco riconfermato, ha infatti sottolineato che gli impegni presi per portare avanti “il processo di trasformazione sono ancora più forti oggi, così come la nostra determinazione al contrasto del cambiamento climatico”.

E infatti, il Cane a sei zampe ha ricordato i successi di questi ultimi anni a cominciare dall’intensità delle emissioni di gas serra nelle operazioni upstream ridotte del 27% rispetto al 2014 ed è in linea con l’obiettivo al 2025, che prevede una riduzione del 43%. Le emissioni di metano che mostrano un calo del 44% rispetto al 2018 permettendo all’azienda italiana di raggiungere con 6 anni di anticipo i target al 2025 di riduzione dell’80% rispetto al 2014.

Non è tutto. La strategia Eni punta a ottenere la riduzione del 30% al 2035 e dell’80% al 2050 delle emissioni nette (oggi 537 milioni di tonnellate di Co2 ) riferibili all’intero ciclo di vita dei prodotti energetici venduti, che includono emissioni Scope 1, 2 e 3, (oltre la soglia del 70% indicata dalla IEA nello scenario SDS compatibile con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi) e del 55% dell’intensità emissiva rispetto al 2018. Per centrare questi obiettivi Eni ha in programma la progressiva riduzione della produzione di idrocarburi, principalmente nella componente oil, dopo il 2025 e la crescente incidenza delle produzioni gas: il mix produttivo avrà una componente gas del 60% al 2030 e di a circa l’85% al 2050. Il gas viene quindi visto come combustibile di elezione nella fase della decarbonizzazione. Eni prevede anche di focalizzarsi sulla commercializzazione di prodotti equity e una progressiva riduzione della commercializzazione di gas non equity, la conversione delle raffinerie europee in impianti alimentati con cariche bio o alternative, per la produzione di idrogeno, metanolo, biometano e prodotti dal riciclo di materiali di scarto.

Ciò senza dimenticare il settore Ricerca e Sviluppo, attraverso il quale Eni ha depositato 34 nuove domande di brevetto, di cui 15 mirate direttamente allo sviluppo di tecnologie nel settore delle fonti rinnovabili come biocarburanti e solare.

C’è grande attenzione anche per l’economia circolare, settore nel quale la compagnia italiana ha effettuato per la prima volta al mondo la riconversione di una raffineria tradizionale in bioraffineria, a Venezia, attraverso l’utilizzo di tecnologie proprietarie seguita dalla trasformazione ed avviamento ad agosto 2019 di una seconda raffineria tradizionale in bioraffineria a Gela.

Per compensare le emissioni che comunque verranno dal propri idrocarburi, il Cane a sei zampe ha poi previsto lo sviluppo di progetti per la cattura e lo stoccaggio della CO2 per oltre 10 milioni di tonnellate annue al 2050, con un primo progetto allo studio per l’hub di Ravenna in Italia, dove sarà possibile convogliare nei campi a gas ormai esauriti dell’offshore adriatico la CO2 catturata dai limitrofi insediamenti industriali e di generazione elettrica da gas.

ENEL, AVANTI NELLA STRATEGIA DI DECARBONIZZAZIONE E TRANSIZIONE ENERGETICA

Discorso analogo si può fare anche per l’altra grande azienda energetica italiana, l’Enel: la compagnia guidata dal riconfermato Francesco Starace sta avanzando a grandi passi nella transizione energetica e verso l’obiettivo di una completa decarbonizzazione entro il 2050. Ciò anche grazie ad obiettivi particolarmente ambiziosi come l’uscita dal carbone entro il 2030 e un aumento del peso delle energie rinnovabili a 60GW al 2022.

I primi risultati di questa politica hanno visto già lo scorso anno il sorpasso della generazione da fonti rinnovabili – con il 64% della generazione totale – su quella tradizionale. Mentre negli ultimi giorni il Gruppo ha annunciato due importantissime operazioni per affrancarsi dal carbone, una in Italia a Brindisi, l’altra in Cile, dove ha annunciato la chiusura dell’ultimo impianto a carbone di Bocamina.

Per quanto concerne la centrale Federico II di Brindisi, Enel ha comunicato la chiusura di una parte dell’impianto – il Gruppo 2 – a partire dal 1° gennaio 2021, in particolare della prima delle quattro unità a carbone della centrale pugliese. La società ha anche avviato nei mesi scorsi l’iter di permitting per la riconversione del sito a gas, in vista della chiusura completa dell’impianto a carbone di Brindisi entro il 2025, e sta contemporaneamente sviluppando progetti per l’installazione di capacità fotovoltaica all’interno del sito.

In Cile l’azienda sta accelerando la chiusura dell’impianto a carbone Bocamina, situato a Coronel: l’Unità I verrà chiusa entro il 31 dicembre 2020 e l’Unità II d entro il 31 maggio 2022, anticipando i tempi originarimente previsti (rispettivamente 2023 e 2040). La chiusura dell’impianto Bocamina segue quella di un’unità a carbone da 158 MW presso la centrale elettrica di Tarapacá avvenuta a dicembre 2019.

Al tempo stesso il Gruppo Enel prevede di completare, tramite Enel Green Power Chile, circa 2 GW di capacità rinnovabile nel Paese entro il 2022, metà della quale già in fase di costruzione: Azabache (60,9 MW), un impianto solare combinato con il parco eolico di Valle de los Vientos (90 MW), il progetto solare Campos del Sol (382 MW) e l’ampliamento da 33 MW della centrale geotermica di Cerro Pabellón da 48 MW.

DAL GAS NATURALE ALL’IDROGENO. IL PIANO DI SNAM PER LA TRANSIZIONE ENERGETICA

Chi sta scommettendo forte sulla transizione energetica è Snam che nel piano 2019-2023 ha confermato i principali target rispetto al piano precedente, rilanciando la sfida della sostenibilità con un mix di maggiori investimenti nel settore, accogliendo le opportunità offerte dalla crescita della domanda globale di gas naturale e dal ruolo da protagonista futuro dell’idrogeno.

L’accelerazione degli impegni nella transizione energetica e l’innovazione da parte dell’azienda guidata dall’amministratore delegato Marco Alverà, prevede investimenti complessivi per il periodo 2019-2023 pari a 6,5 miliardi (+14% circa rispetto al piano precedente) di cui oltre 1,4 miliardi nel progetto SnamTec “Tomorrow’s Energy Company” (+65%): 700 milioni andranno sulla sostenibilità ambientale del core business, inclusa l’elettrificazione di centrali di spinta e stoccaggio, 350 milioni in iniziative per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione degli asset, 400 milioni in nuove linee di business green per accelerarne lo sviluppo (raddoppiando i 200 milioni del piano precedente). Sull’idrogeno la sfida è la creazione di una nuova business unit con un nuovo blending test al 10% entro fine anno.

Sul versante sostenibilità, che in Snam va sotto l’acronimo ESG (Environment, Social e Governance), l’obiettivo è ridurre le emissioni di metano del 40% al 2025 (con base 2016) e quelle dirette di CO2 del 40% al 2030. Per farlo sono in programma una campagna di individuazione e riparazione delle fuoriuscite di metano sulla rete (Leak Detection and Repair), la sostituzione massima di componentistica di rete e centrali, l’adozione delle migliori tecnologie disponibili e l’avvio della conversione delle prime sei centrali in ibride gas-elettrico, che contribuiranno anche alla flessibilità del sistema elettrico, e alle azioni di efficienza energetica sugli edifici. E’ inoltre prevista al 2030 una riduzione del 40% della CO2 da consumi elettrici grazie al maggiore ricorso al fotovoltaico.
Da non dimenticare, infine, il sostegno al progetto ForestaMI del Comune di Milano che prevede la piantumazione di 3 milioni di nuovi alberi nell’area metropolitana entro il 2030 e il programma Snam Plastic Less finalizzato a eliminare dal 2020 la plastica monouso nei distributori di bevande in tutte le sedi aziendali ed entro il 2023 l’utilizzo della plastica negli imballaggi industriali. E le iniziative di Fondazione Snam per lo sviluppo sociale dei territori.

IL PIANO STRATEGICO 2020-2024 DI TERNA CONFERMA IL RUOLO GUIDA NELLA TRANSIZIONE ENERGETICA

Il Piano strategico 2020-2024 di Terna ha confermato il ruolo guida dell’azienda nel quadro di una transizione energetica sostenibile, fondato su innovazione, competenze e tecnologie distintive a favore di tutti gli stakeholder. Più nel dettaglio, il Piano prevede un “importante contributo del Gruppo finalizzato all’ulteriore sviluppo e integrazione delle fonti energetiche rinnovabili e all’efficienza energetica per un sistema elettrico sempre più decarbonizzato, resiliente, affidabile e sicuro”. Ciò con un occhio particolare alla garanzia di elevati standard di adeguatezza e qualità del servizio, in linea con le disposizioni stabilite nel Piano energia e clima (Pniec) e con gli orientamenti a livello comunitario proposti dal Green deal. Oltre ai progetti in cantier come l’interconnessione con la Francia, la cui entrata in servizio è prevista per il 2021, e il rafforzamento dei collegamenti tra Sardegna, Corsica e la penisola italiana (progetto Sacoi3), è da segnalare il recente accordo con il Politecnico di Bari per lo sviluppo di un Innovation Hub, il quarto sul territorio italiano dopo quelli già operativi a Torino, Milano e Napoli, a servizio della rete elettrica, grazie al lavoro sinergico tra università, centri di ricerca, startup e imprese.

Guardando al futuro, il nuovo piano strategico 2020-2024 prevede 7,3 miliardi di euro di investimenti per la rete elettrica italiana, il livello più alto di sempre, con un incremento di circa il 20% rispetto ai 6,2 miliardi del precedente piano strategico, con l’obiettivo di abilitare la transizione energetica e favorire l’integrazione delle fonti rinnovabili, a supporto delle esigenze di un sistema sempre più articolato, ampio ed estremamente più complesso, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione del Pniec e gli orientamenti del Green New Deal comunitario.