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Tutti i punti critici della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite

Cop 26

Il presidente della COP26 del Regno Unito, Alok Sharma, ha dichiarato di volere raggiungere un risultato durante questa conferenza sul clima: consegnare alla storia il carbone.

I rappresentanti di quasi 200 paesi si incontreranno a Glasgow, in Scozia, dal 31 ottobre al 12 novembre per i colloqui sul clima (Cop 26) con l’obiettivo di rafforzare l’azione per affrontare il riscaldamento globale nel solco dell’accordo di Parigi del 2015. Tra eventi meteorologici estremi in tutto il mondo e dopo il rapporto sul clima delle Nazioni Unite che ha avvertito come il riscaldamento globale sia vicino a una spirale fuori controllo, le azioni dei governi in questa conferenza determineranno il successo e l’insuccesso delle policy contro i cambiamenti climatici. Ma ci sono alcuni problemi che devono essere risolti, come evidenzia Reuters.

IMPEGNI DI RIDUZIONE DELLE EMISSIONI

Sei anni fa a Parigi, i paesi hanno deciso di ridurre le emissioni di gas serra per limitare il riscaldamento globale a 2 gradi Celsius e idealmente a 1,5 gradi. Per fare ciò, le emissioni devono essere dimezzate entro il 2030 e raggiungere lo zero netto entro la metà del secolo.

Poiché la conferenza delle Nazioni Unite è stata rinviata l’anno scorso a causa della pandemia di coronavirus, quest’anno la scadenza dei paesi per impegnarsi a ridurre le emissioni è più ripida (i cosiddetti contributi determinati a livello nazionale o NDC).

Un’analisi delle Nazioni Unite sugli NDC nuovi o rivisti presentata alla fine di luglio ha rilevato che entro il 2030, i 113 paesi che li hanno presentati, tutti insieme abbasseranno le loro emissioni del 12% rispetto ai livelli del 2010. Ma gli NDC disponibili di tutte le 191 parti dell’accordo di Parigi combinati equivalgono a un aumento del 16% delle emissioni di gas serra nel 2030 rispetto al 2010, ha affermato il report.

Finora circa 120 paesi hanno presentato NDC rivisti, ma vi è una mancanza di coerenza senza un calendario comune per la realizzazione degli impegni. Esistono anche una varietà di approcci negli NDC, che rendono difficile la comparabilità.

Senza dimenticare che i negoziatori devono anche concordare tempistiche comuni per i futuri tagli alle emissioni. E che i principali produttori di emissioni Cina, India, Arabia Saudita e Turchia – insieme responsabili di circa un terzo delle emissioni globali di gas serra – non hanno ancora presentato NDC rafforzati e dovranno farlo alla COP26.

FINANZA

Già nel 2009, i paesi sviluppati hanno deciso di raccogliere 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020 per aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare gli impatti del cambiamento climatico.

Tuttavia, i dati più recenti dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) mostrano che nel 2019 i governi delle nazioni sviluppate hanno raccolto 79,6 miliardi di dollari per i paesi vulnerabili, un aumento del 2% rispetto ai 78,3 miliardi di dollari del 2018. Il fatto di non riuscire a raggiungere l’obiettivo dei 100 miliardi di dollari all’anno, potrebbe però infrangere la fiducia nei colloqui sul clima, affermano gli esperti. Senza dimenticare che un nuovo obiettivo finanziario deve essere elaborato dal 2025 in poi.

PERDITE E DANNI

I governi hanno deciso di affrontare l’impatto del cambiamento climatico sui paesi in via di sviluppo, ma non ci sono dettagli sulla responsabilità o sul risarcimento, un punto della discordia nodale per molti paesi più poveri.

Nel 2019 è stata istituita una piattaforma per consentire l’assistenza tecnica ai paesi vulnerabili, ma i paesi in via di sviluppo desiderano un meccanismo più solido che includa il finanziamento, sottolinea Reuters.

COMBUSTIBILI FOSSILI

Il presidente della COP26 del Regno Unito, Alok Sharma, ha dichiarato di volere raggiungere un risultato durante questa conferenza: consegnare alla storia il carbone.

L’Onu ha chiesto di eliminare gradualmente il carbone entro il 2030 nei paesi dell’OCSE, ma i ministri dell’ambiente del Gruppo del G20 non sono riusciti a concordare una tempistica.

ARTICOLO 6

L’articolo 6 dell’accordo di Parigi, che copre il ruolo dei mercati del carbonio, non è stato risolto da quando è stato stipulato il patto. I progressi si sono interrotti durante gli ultimi colloqui nel 2019.

L’articolo chiede una “contabilità solida” per evitare il “doppio conteggio” delle riduzioni delle emissioni. Mira inoltre a stabilire un meccanismo centrale delle Nazioni Unite per scambiare crediti di carbonio dalle riduzioni delle emissioni generate da progetti a basse emissioni di carbonio.

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