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Ucraina

Ucraina, Chernobyl e Zaporizhzhia al centro delle offensive russe

Chernobyl è molto distante dalle linee dei combattimenti, mentre la centrale di Zaporizhzhia è prossima al fronte, in una regione dove sono in corso scontri intensi tra gli eserciti russo e ucraino

Ieri Chernobyl, nei giorni scorsi Zaporizhzhia. Per scelta o per errore, anche i siti ucraini più pericolosi di tutti finiscono nel tiro incrociato di una campagna di attacchi che cresce di intensità. Nonostante il summit di Londra, l’iter dei negoziati resta lungo e incerto.

Come riferisce La Repubblica, ieri un drone russo ha colpito uno dei depositi delle scorie di Chernobyl: l’edificio danneggiato era vuoto e non c’è stato aumento di radioattività. “Si tratta di un’infrastruttura estremamente critica e un assalto molto vigliacco”, ha commentato il presidente ucraino Volodymir Zelensky. Ancora più duro il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA), Rafael Grossi, secondo cui “l’episodio è fonte di profonda preoccupazione perché è avvenuto a pochi metri da una costruzione che contiene ingenti quantità di materiale nucleare”.

GLI ULTIMI ATTACCHI ALLA CENTRALE DI ZAPORIZHZHIA

Chernobyl, prossima al confine con la Bielorussia, è molto lontana dalle linee dei combattimenti. Diversa è invece la situazione della centrale di Zaporizhzhia, che si trova molto vicina al fronte, in una regione dove sono in corso scontri intensi.

Venerdì scorso una bomba volante ucraina è piombata nel perimetro dell’impianto, ferendo alcuni soldati di Mosca. Grazie alla mediazione dell’AIEA, era stata concordata una tregua locale per permettere la riparazione delle forniture di energia elettrica, interrotte per l’ennesima volta dalla battaglia. Impossibile capire se i raid sono stati deliberati o sono stati causati da ordigni finiti fuori rotta per le contromisure elettroniche o per l’azione della contraerea.

Ormai ogni giorno i due eserciti rivali si scagliano addosso 1.300 armi teleguidate a lungo raggio, che colpiscono anche a migliaia di chilometri di distanza. L’altra notte le squadriglie di Kiev sono tornate a bersagliare San Pietroburgo, facendo saltare in aria un arsenale della flotta del Baltico a Bolshaya Izhora, e si stima che 5.000 tonnellate di munizioni siano state distrutte.

L’UCRAINA STA LANCIANDO OFFENSIVE SULLA CRIMEA

In queste ore l’esercito ucraino si sta focalizzando sulla Crimea: missili e droni stanno isolando la penisola annessa da Mosca nel 2014, accanendosi contro i collegamenti stradali, i serbatoi di carburante e i magazzini di viveri.

Gli effetti sulla popolazione sono sensibili: la benzina è esaurita o razionata, e si stanno introducendo dei limiti anche all’acquisto di riso e cereali. Ciò rientra nell’operazione lanciata il 27 maggio scorso, che il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov ha definito “lockdown logistico”: ondate di droni pilotati dall’intelligenza artificiale prendono di mira camion, cisterne e pullman sulle strade che portano verso la prima linea.

Protagonisti sono gli Hornet, veri robot guerrieri costruiti in Ucraina dalla Perennial Autonomy fondata dall’ex ceo di Google Erich Schmidt: costano circa 5.000 euro, arrivano a duecento chilometri e individuano da soli le prede con l’IA. Stanno creando delle “autostrade per l’inferno” costellate di veicoli carbonizzati, e le autorità insediate da Mosca del Donbass ieri hanno vietato il traffico civile. Questi raid moltiplicano i problemi per gli invasori, che faticano a ricevere rinforzi e proiettili, favorendo così i contrattacchi delle brigate di Kiev.

LA RUSSIA RISPONDE CON DRONI, MISSILI E CACCIA

Il Cremlino replica aumentando il volume di fuoco con i suoi droni, i missili e anche i caccia che sganciano bombe plananti. Solo ieri hanno ucciso cinque civili in diverse città.

Ci sono dei segnali di un nuovo assalto su Kiev e su Dnipro, indirizzato contro le industrie belliche e i centri di comando, ma che farà piovere ordigni anche sui palazzi: nell’attacco del 2 giugno sono morte 22 persone.

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