Scenari

Un nuovo gasdotto norvegese dal mare di Barents

Equinor

Secondo uno studio il mare di Barents meridionale contiene ricchi giacimenti di gas non provati: costruire già adesso nuove infrastrutture capaci di gestire flussi ben maggiori degli attuali costituirebbe un grande incentivo all’esplorazione

Una nuova condotta dalla Norvegia, per trasportare verso il continente europeo il gas artico del mare di Barents meridionale? È questa una delle opzioni che emerge dal rapporto preparato e pubblicato dalla Gassco, l’azienda statale che ha il monopolio sulle pipelines norvegesi: “Valutazione delle alternative per il trasporto di gas dal mare di Barents meridionale”.

LA NORVEGIA ESPORTATRICE DI GAS VERSO L’UE

Il paese scandinavo è uno dei maggiori esportatori di gas naturale al mondo: nel 2018, con 121 miliardi di metri cubi si è classificato al terzo posto dopo la Russia e appena dietro il Qatar. Esporta la quasi totalità della sua produzione, che viene convogliata verso altri stati europei: al 95% sfruttando il fitto reticolo di oltre 8.800 chilometri di gasdotti (i più grandi acquirenti sono il Regno Unito, la Germania, la Francia, il Belgio), solo per il 5% sotto forma di gas naturale liquefatto trasportato per via marina. Questo quantitativo copre circa il 26% del fabbisogno annuale dei paesi dell’Unione europea.

LO STUDIO DELLA GASSCO PER NUOVE INFRASTRUTTURE

Perché la Gassco ha valutato – e poi proposto – la costruzione di nuove infrastrutture, siano esse gasdotti o nuovi impianti per la liquefazione del gas? Il calcolo è soprattutto economico: in quell’area non esistono gasdotti, l’unico impianto esistente – quello sull’isolotto di Melkoya, con capacità annuale di 7,4 miliardi di metri cubi all’anno – può trattare la produzione attuale ma sarebbe inadeguato per accogliere quantitativi superiori.

Invece, lo studio dell’azienda norvegese, realizzato insieme al ministero per il petrolio e l’energia, parte dall’assunto che il mare di Barents meridionale contiene ricchi giacimenti di gas non provati: costruire già adesso nuove infrastrutture capaci di gestire flussi ben maggiori degli attuali costituirebbe un grande incentivo all’esplorazione, mentre la loro assenza presenta un forte disincentivo.

LE OPZIONI PROPOSTE, TRA IMPIANTO DI LIQUEFAZIONE E GASDOTTO

Quali sono le opzioni valutazione? Essenzialmente 3: ampliare la capacità di Melkoya, costruire un nuovo impianto di liquefazione sempre a Melkoya, costruire un nuovo gasdotto che avrebbe comunque origine dall’isola. La prima avrebbe però un impatto nel lungo periodo assolutamente trascurabile, la terza richiederebbe gli investimenti maggiori ma è sicuramente quella che garantisce la massima flessibilità anche in caso di scoperte cospicue.

Riguardo questo ipotizzato gasdotto esistono comunque già due alternative. L’idea è di innestarlo a uno di due gasdotti già esistenti, di cui sarebbe in sostanza il prolungamento: o al più settentrionale Polarled (dal giacimento di Aasta Hansteen, appena sopra il circolo polare artico), per una lunghezza di circa 830 chilometri; o all’Asgard , per una lunghezza di circa 1.000 chilometri. Il costo sarebbe di circa 400 milioni di euro per la condotta, di una cifra variabile da 1,2 a 2,3 miliardi di euro – secondo le sue caratteristiche – per l’impianto necessario a processare il gas prima di avviarlo nel gasdotto.