Energie del futuro

Unione petrolifera: settore a un bivio, prossimi anni decisivi

Spinaci Unem Up

Unione petrolifera cambia nome per l’allargamento del perimetro associativo verso ricerca, sviluppo di low carbon fuels, nonché loro produzione, stoccaggio e distribuzione. Si chiamerà: UNEM, Unione Energie per la Mobilità, nel segno della sostenibilità. Calano i consumi e la fattura energetica italiana, ma anche le entrate fiscali.

“Oggi il settore è ad un bivio. I prossimi anni saranno decisivi per la decarbonizzazione dei trasporti che dipenderà, necessariamente, dalle soluzioni che come industria sapremo offrire, anche in termini di ricerca e sviluppo, per continuare a muovere merci e persone con prodotti sicuri, sostenibili e accessibili”. Lo ha detto il presidente Claudio Spinaci in occasione dell’Assemblea di Unione petrolifera, aggiungendo che anche alla luce del lockdown determinato dalla coronovirus servono forti investimenti per trasformare tutta la filiera del petrolio in Italia e la rete distributiva. “I prossimi anni saranno decisivi per la decarbonizzazione dei trasporti che dipenderà dalle soluzioni che Unione Petrolifera saprà offrire anche in termini di ricerca e sviluppo, per continuare a muovere merci e persone con prodotti sicuri, sostenibili e accessibili – ha dichiarato ancora Spinaci -. Per questo motivo UP cambia nome in UNEM: Unione Energie per la Mobilità. Un nome che ratifica un percorso già avviato da anni per sostenere l’evoluzione delle nuove tecnologie sia nell’ambito delle aziende aderenti all’Unione Petrolifera, sia collaborando con nuove realtà industriali attive nell’innovazione e nella ricerca. L’obiettivo ambizioso, oggi, è quello di contribuire alla decarbonizzazione, non di resistervi”.

IL CROLLO INTERNAZIONALE

A livello internazionale il crollo dei prezzi e della domanda ha costretto gli operatori a rivedere rapidamente e drasticamente le proprie politiche di investimento nel settore E&P. Nel 2020 gli investimenti dovrebbero ridursi di un terzo rispetto al 2019 (in termini assoluti di 155 miliardi di dollari), risultando del 58 per cento inferiori rispetto al picco del 2014 (-451 miliardi di dollari). Secondo l’AIE, questi tagli potrebbero comportare al 2025 una riduzione dell’offerta di 9 milioni barili/giorno. (QUI LE SLIDE SUI NUMERI 2019-2020)

A livello interno, Up ha elaborato un ‘modello dinamico’ che da indicazioni sulle possibili evoluzioni future. Si basa su una segmentazione nei diversi settori di utilizzo dei prodotti petroliferi. Il modello viene aggiornato costantemente non solo con i nuovi dati che via via vengono rilasciati, ma anche tenendo conto dell’evoluzione del quadro macroeconomico e delle misure di contenimento della pandemia. Per questo, per il 2020 attualmente ci si attende un calo complessivo di circa 9 Mton, pari a meno 15% (di cui 3,4 Mton dal gasolio motori, 1,2 dalla benzina e 3 dal carboturbo).

Tra i vari combustibili, il carboturbo ha subito la contrazione maggiore derivante dalla diffusione della pandemia, non solo per le restrizioni nazionali, ma anche e soprattutto quelle internazionali, che hanno praticamente azzerato il flusso turistico, che rappresenta circa il 70% dei consumi di jet fuel.

L’ITALIA E I CARBURANTI NEL CONSUNTIVO DI LUGLIO

I carburanti per la mobilità stradale hanno pesantemente risentito del lockdown. Tra i principali Paesi europei l’Italia è risultata la più colpita nel consuntivo di luglio per le immissioni al consumo di carburanti autotrazione, essendo stato il primo Paese europeo ad entrare in lockdown.

IL FORTE CALO DEL COSTO DEL GREGGIO IMPORTATO

Il costo del greggio importato nel 2020 si stima in calo di 23 dollari/barile, pari a -36% rispetto al 2019. In euro la variazione stimata a fine anno è del -37%, grazie alla variazione dell’1,7% del cambio, che si sta rafforzando nella seconda parte del 2020.

LA FATTURA PETROLIFERA NEL 2020 AI MINIMI STORICI

Per il 2020 si stima che la fattura petrolifera potrebbe ridursi di 9,7 miliardi di euro rispetto allo scorso anno, nell’ipotesi si mantengano fino al fine anno gli attuali valori medi del cambio e delle quotazioni. La riduzione della fattura deriva non solo dalle minori quotazioni e quantità importate, ma anche dalla ripresa della produzione nazionale di greggio (1,3 miliardi di euro di risparmio). In questo modo dovrebbe attestarsi sui 12 miliardi di euro rispetto ai 21,7 dello scorso anno.

PREZZI INDUSTRIALI DEI CARBURANTI INFERIORI ALLA MEDIA EUROPEA MA PESA IL FISCO

Attualmente i prezzi dei carburanti al netto delle tasse sono inferiori alla media dell’area euro. Il maggior costo alla pompa per gli automobilisti italiani è interamente dovuto alla componente fiscale. Il maggior onere fiscale è ora pari a 11 centesimi euro/litro per la benzina e 14,6 centesimi per il gasolio. Complessivamente gli automobilisti italiani continuano a pagare nel 2020 un ‘extracosto fiscale’ di oltre 4 miliardi di euro rispetto ai consumatori dell’area euro malgrado i costi più bassi.

GLI EFFETTI COVID-19 SUL GETTITO FISCALE: CROLLANO DI 6 MLD LE ENTRATE PER LO STATO

Complessivamente, per effetto del crollo dei consumi, il gettito delle accise sui carburanti nel 2020 si stima sarà inferiore di 4 miliardi rispetto al 2019, a cui si aggiungono almeno altri 2 miliardi Iva per la sola parte IVA sulle accise.

SPINACI: ASSEMBLEA STORICA, CAMBIAMO NOME

“L’Assemblea di quest’anno è per molti versi ‘storica’, sia nella forma che nei contenuti. Nella forma a causa delle misure conseguenti all’emergenza sanitaria che hanno portato a organizzare un evento con una limitata partecipazione in presenza, ma che sarà trasmesso in diretta streaming. Nei contenuti perché con questa Assemblea completiamo un percorso avviato alcuni anni fa di evoluzione della nostra Associazione ad altri ambiti. L’emergenza legata al coronavirus ha evidenziato il valore strategico della filiera petrolifera e la sua capacità di garantire in piena sicurezza (siamo stati tra i primi a firmare protocolli sulla sicurezza al lavoro con i sindacati) il tempestivo approvvigionamento energetico su tutto il territorio nazionale, anche nei momenti più critici, nonostante il drastico calo delle vendite dovuto al lockdown che ha prodotto riflessi negativi sia dal punto di vista economico che operativo”, ha sottolineato Spinaci che ha ringraziato le migliaia di lavoratori che, pur con le loro preoccupazioni personali, hanno reso un servizio indispensabile al Paese e rammentato l’altra grande novità che ricorderà questa Assemblea e cioè la decisione di adottare una nuova denominazione “che trae origine dall’ allargamento del perimetro associativo” verso ricerca, sviluppo di low carbon fuels, nonché loro produzione, stoccaggio e distribuzione, in linea con il percorso delineato a livello europeo e “dalla considerazione che l’attuale nome non ricomprenda più tutte le attività del settore che intendiamo rappresentare”.

“La situazione è parzialmente migliorata con l’uscita dal lockdown totale, ma per l’Italia resta ancora fortemente deficitaria e con un saldo previsto, a fine 2020, del meno 15% rispetto al 2019. Una situazione diffusa a livello internazionale che si sta scaricando principalmente sulla raffinazione, dal momento che il crollo della domanda si è riflesso solo parzialmente sul prezzo del greggio che, dopo il forte calo iniziale, si è mantenuto nel range di 40-45 dollari/barile grazie agli accordi raggiunti in sede “Opec Plus” e a una prima riduzione dell’offerta americana. Tale crollo si è invece riflesso integralmente sulle quotazioni internazionali dei prezzi dei prodotti finiti, con evidente compressione dei margini di raffinazione”, ha chiarito il presidente.

SETTORE A UN BIVIO

Per questo, ha aggiunto Spinaci “oggi il settore è ad un bivio. I prossimi anni saranno decisivi per la decarbonizzazione dei trasporti che dipenderà, necessariamente, dalle soluzioni che come industria sapremo offrire, anche in termini di ricerca e sviluppo, per continuare a muovere merci e persone con prodotti sicuri, sostenibili e accessibili. Ricerca e sviluppo che sono alla base dei prodotti commercializzati oggi, molto diversi rispetto a quelli degli anni ‘90. Grazie a questi prodotti e all’evoluzione motoristica che ci ha portato fino all’euro 6d (e a livello europeo sono già stati avviati i lavori per il nuovo standard euro 7), possiamo dire di essere arrivati a livelli di emissione dei principali inquinanti moltocontenuti ed in alcuni casi già prossimi allo zero. Tutto ciò non è accaduto per caso, ma è il frutto di un processo di continua evoluzione e miglioramento, che prosegue. Il futuro non è stato ancora interamente scritto e vedrà il progredire di diverse opzioni tecnologiche che dovranno essere valutate per il contributo netto (cioè durante l’intero ciclo di vita del binomio veicolo-propellente e non solo allo scarico) che sapranno esprimere per la riduzione delle emissioni climalteranti, anche attraverso la riformulazione della fiscalità energetica europea sulla base delle reali emissioni di CO2 calcolate con il metodo LCA (Life Cycle Analysis)”.

IL PROGETTO EUROPEO “CLEAN FUELS FOR ALL”

“La filiera produttiva dei carburanti liquidi di origine petrolifera è in grado di dare il suo apporto introducendo quote via via crescenti di componenti di origine non petrolifera, vedi ad esempio i biocarburanti e le diverse sperimentazioni in corso per la produzione di carburanti liquidi derivati da altre fonti alternative, come rifiuti e CO2 – ha proseguito Spinaci -. In questa direzione va il progetto europeo ‘Clean Fuels for All’ presentato lo scorso giugno da FuelsEurope, al quale abbiamo collaborato attivamente insieme alle altre Associazioni dei Paesi membri: uno sforzo industriale senza precedenti che ha l’ambizione di contribuire al raggiungimento della neutralità carbonica nei trasporti al 2050, come ci chiede la UE. (QUI IL PROGETTO CLEAN FUELS FOR ALL)

ENTRO IL 2035 IN EUROPA UNA RIDUZIONE ANNUALE DI 100 MILIONI DI TONNELLATE DI CO2

“Ciò attraverso lo sviluppo di carburanti liquidi a basse emissioni di carbonio (LCLF) da impiegare in tutte le modalità di trasporto (stradale, marittimo e aereo), con investimenti complessivi stimati a livello europeo tra 400 e 650 miliardi di euro. Un percorso che permetterebbe di ottenere entro il 2035 in Europa una riduzione annuale di 100 milioni di tonnellate di CO2, equivalente al risparmio generato da 50 milioni di veicoli elettrici (BEV) su strada, e inoltre aiuterebbero l’industria europea dell’auto a mantenere la leadership nei motori a combustione interna dal momento che hanno le caratteristiche tecniche proprie dei carburanti oggi in commercio”, ha ricordato il presidente. “Affiancando a ciò l’utilizzo delle tecnologie Carbon Capture (CCS e CCU) e la cattura delle emissioni nella produzione di biocarburanti, il trasporto stradale, in combinazione con l’elettrificazione e le tecnologie dell’idrogeno, raggiungerebbe al 2050 la neutralità in termini di emissioni climalteranti, mentre nei settori aereo e marittimo si conseguirebbe una riduzione del 50%, coerentemente con gli Accordi di Parigi”.

PRESTO UNO STUDIO AD HOC SUGLI SCENARI 2030 E 2050

Sui possibili scenari al 2030 e 2050 nei giorni scorsi abbiamo, tra l’altro, completato uno studio che nasce dai lavori del “Gruppo strategico carburanti e energie alternative per la mobilità”, che nel corso del 2019 ha organizzato 5 specifici workshop con il coinvolgimento dei principali stakeholder (pubblici e privati), dedicati ad approfondire la possibile evoluzione delle alimentazioni nelle diverse modalità di trasporto (avio, marittimo e stradale, suddiviso in leggero, pesante e TPL). Studio elaborato dal RIE di Bologna in collaborazione con il Politecnico di Torino, che presenteremo con un evento ad hoc.

TRASFORMAZIONE DELLE RAFFINERIE

“È evidente che nel corso dei prossimi anni assisteremo alla progressiva trasformazione delle nostre raffinerie e alla realizzazione di nuovi impianti che inizialmente si affiancheranno agli esistenti per assicurare la produzione e la distribuzione di nuovi carburanti liquidi con contenuto sempre minore di carbonio. In prospettiva, nei processi industriali il rapporto tra petrolio e altre fonti è destinato a rovesciarsi e una parte crescente dei feedstock impiegati non saranno di origine fossile, ma deriveranno da processi di sintesi rinnovabili e dall’economia circolare”, ha detto Spinaci.

Spinaci ha poi ricordato che Unione Petrolifera, sta collaborando “con realtà industriali attive nell’innovazione e nella ricerca di tecnologie per i carburanti di domani. Con le modifiche dello Statuto approvate quest’anno abbiamo esteso il perimetro di rappresentanza alla ricerca e sviluppo dei low carbon fuels, nonché alla loro produzione, stoccaggio e distribuzione, in linea con il percorso delineato a livello europeo”.

SERVONO TEMPO E RISORSE PER L’EVOLUZIONE TECNOLOGICA

“L’evoluzione tecnologica che stiamo portando avanti ha naturalmente bisogno di tempo e di un forte impegno finanziario per maturare. È perciò importante che il settore sia messo nella condizione di generare e poter reperire le risorse necessarie a supportare gli ingenti investimenti previsti, capaci di modificare il nostro modo di produrre e usare l’energia. Per far sì che tale percorso sia possibile, è necessario in primis il riconoscimento del valore strategico dei LCLF nei piani nazionali di transizione energetica e l’inserimento dei relativi progetti di ricerca e sviluppo nel ‘Piano nazionale di ripresa e resilienza’. Occorre inoltre tenere presente che l’intero processo richiederà anche la messa in campo di misure capaci di abbattere le barriere che oggi impediscono la chiusura degli impianti che non saranno in grado di trasformarsi e che risulteranno obsoleti. In tale quadro, è importante prevedere dei meccanismi che rendano possibile la riqualificazione ed il riutilizzo delle aree dismesse, garantendo tempi certi di realizzazione. Sarà inoltre necessario introdurre ammortizzatori sociali straordinari per la riduzione della forza lavoro che alcune trasformazioni inevitabilmente richiederanno. In ultimo è importante ricordare che le chiusure interesseranno anche la rete di distribuzione carburanti, da molti anni sovradimensionata e inefficiente anche rispetto agli standard degli altri Paesi europei”, ha chiarito Spinaci che ha anche ricordato il lavoro sulla digitalizzazione della filiera (Infoil, e-DAS, cashless) teso a migliorare l’efficienza complessiva del sistema.