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Transizione industriale e crisi energetica

Urso annuncia misure anti-inflazione e svolta ex Ilva: il piano del Governo tra crisi e Made in Italy

Il Ministro delle Imprese prepara interventi mirati per energia e materie prime, mentre i commissari di Taranto comparano le offerte di Jindal e Flacks per il rilancio green.

Il Governo si prepara a varare un nuovo pacchetto di interventi d’urgenza per stabilizzare l’economia nazionale di fronte all’estensione del conflitto in Medio Oriente e nel Golfo Persico. Lo ha annunciato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante la conferenza stampa di presentazione della terza Giornata nazionale del Made in Italy 2026 tenutasi a Palazzo Piacentini.

L’iniziativa, che approderà nel prossimo Consiglio dei Ministri, mira a prevenire una nuova spirale inflattiva simile a quella registrata allo scoppio della guerra in Ucraina, agendo strategicamente sul costo dell’energia, sull’approvvigionamento di materie prime critiche e sulla tutela dei mercati di esportazione prioritari. Parallelamente, il titolare del Mimit ha confermato di aver ricevuto un report decisivo dai commissari dell’ex Ilva che apre formalmente la fase di comparazione tra l’offerta del gruppo indiano Jindal e quella del fondo Flacks per il futuro dello stabilimento di Taranto.

NUOVE MISURE CONTRO LA SPIRALE INFLATTIVA

L’azione del dicastero si muove lungo un binario di cautela e pragmatismo. Urso ha spiegato che l’obiettivo principale è “evitare una nuova spirale inflattiva come quella provocata dalla guerra in Ucraina che falcidiò il potere di acquisto delle famiglie”. Per questo motivo, le competenze del Mimit si concentreranno sulla mitigazione dei rincari energetici e delle difficoltà logistiche legate ai canali del Golfo.

Il Ministro ha sottolineato come i dati sulla crescita del 2025 dimostrino la centralità di quelle rotte commerciali per l’export italiano, rendendo necessario un intervento per proteggere i flussi produttivi. Insieme al Ministero degli Esteri, guidato da Antonio Tajani, sono allo studio strumenti specifici a sostegno delle imprese esportatrici attive in Medio Oriente e incentivi per attrarre nuovi investimenti dai partner del Golfo in Italia, considerati attori industriali di primo piano.

STABILITÀ DEI CARBURANTI E AIUTI SELETTIVI

Sul fronte dei prezzi alla pompa, il monitoraggio quotidiano del Mimit indica una situazione di stabilità relativa. Urso ha rilevato che “siamo ben lontani dall’impennata post invasione russa che costrinse a misure straordinarie come il taglio delle accise”, ricordando che all’epoca si raggiunsero i 2,25 euro al litro. Nonostante la guerra in Iran, il Governo non ritiene attualmente necessaria una riduzione generalizzata delle tasse sui carburanti. “Pensiamo a misure nei confronti dei ceti meno abbienti e per le imprese dell’autotrasporto.

Pensiamo a interventi mirati e più efficaci rispetto a quanto messo in campo allora”, ha puntualizzato il Ministro. Urso ha inoltre sollevato dubbi sull’efficacia delle passate riduzioni delle accise, citando i rilievi dell’Ufficio parlamentare di Bilancio secondo cui quel beneficio andò a vantaggio soprattutto dei ceti più ricchi senza frenare realmente l’inflazione. Al momento, ha rimarcato, nessun altro grande Paese europeo ha varato tagli fiscali sui carburanti, preferendo invece i sistemi di controllo e monitoraggio dei prezzi già adottati dall’Italia.

LA SVOLTA GREEN PER L’EX ILVA E IL CONFRONTO TRA LE OFFERTE

Un capitolo cruciale della strategia industriale riguarda il polo siderurgico di Taranto. I commissari straordinari hanno inviato al Ministro un report dettagliato che analizza la manifestazione d’interesse di Jindal e le risposte fornite dal fondo Flacks alle sollecitazioni istituzionali. L’obiettivo è ora mettere a confronto le due proposte per “scegliere davvero la migliore”, garantendo l’interesse nazionale e l’occupazione.

Urso ha smentito categoricamente le voci di una possibile chiusura dell’area a caldo da parte di Jindal: “Tutt’altro, Jindal prevede che gli altoforni siano mantenuti sino a quando non saranno installati forni elettrici”. Il piano prevede una decarbonizzazione tempestiva attraverso la tecnologia green, un percorso che il Ministro definisce “assolutamente necessario per rispondere alle esigenze del nostro sistema manifatturiero”, come confermato anche dalle recenti dichiarazioni di Federmeccanica.

DIPLOMAZIA ECONOMICA E ACCORDI DI LIBERO SCAMBIO NEL GOLFO

Nelle prossime settimane, Urso intraprenderà una missione diplomatica che toccherà Turchia, Stati Uniti e i Paesi del Golfo per ribadire la vicinanza dell’Italia alle popolazioni e alle imprese colpite da quella che ha definito la “rappresaglia ingiustificata dell’Iran”. In ambito europeo, l’Italia ha sollecitato formalmente la Commissione a finalizzare l’accordo di libero scambio con gli Emirati Arabi Uniti.

“Tale intesa può diventare il modello per un successivo e più importante accordo di libero scambio con il Consiglio di cooperazione del Golfo”, ha chiarito il Ministro, evidenziando come la crescita delle esportazioni dello scorso anno confermi l’importanza vitale di questi mercati nonostante l’aumento delle misure protezionistiche globali.

IL RILANCIO DELLE PMI E IL REPORT SUL MADE IN ITALY

In occasione della Giornata nazionale del Made in Italy, prevista per il 15 aprile, il Mimit ha istituito un tavolo istituzionale permanente dedicato alle piccole e medie imprese e all’artigianato. “Il tavolo diventa a tutti gli effetti un organismo del nostro dicastero che deve lavorare in maniera continuativa”, ha dichiarato Urso, aggiungendo che il primo confronto affronterà le ripercussioni economiche del nuovo conflitto. Il prossimo primo aprile verrà inoltre presentato un report organico sul Made in Italy.

Il documento esaminerà punti di forza e criticità del sistema produttivo nazionale per migliorarne la competitività globale e permettere alle imprese italiane di affrontare con strumenti più solidi le sfide poste dalla crisi mediorientale. L’obiettivo finale resta quello di coniugare lo sviluppo economico con l’equità sociale, evitando che il costo delle tensioni geopolitiche ricada sulle fasce più vulnerabili della popolazione.

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