Scenari

Usa esportatori di petrolio fino al 2050. Il report di Eia

petrolio

Lo shale oil rappresenterà la maggior parte della produzione di petrolio negli Stati Uniti

Gli Stati Uniti diventeranno un esportatore netto di petrolio e prodotti petroliferi quest’anno (e negli anni a venire) grazie alla continua crescita della produzione e a una domanda interna più debole. Lo ha dichiarato la Energy Information Administration nel suo Outlook sull’energia edizione 2020.

CRESCITA DELLE PRODUZIONE FINO AL 2025

La produzione di petrolio, ha affermato la Eia, continuerà a crescere almeno fino al 2025, raggiungendo i 14 milioni di barili al giorno in soli due anni, dopodiché si dovrebbe stabilizzare rimanendo piatta almeno fino al 2045. Quello che è sicuro, hanno ammesso, è che con il tempo i produttori dovranno spostarsi in aree shale meno produttive. Ciò rallenterà il tasso di crescita della produzione complessiva.

EXPORT A 3,8 MLN DI BARILI AL GIORNO

Con la crescita della produzione che supera la crescita del consumo interno di petrolio, prodotti petroliferi e gas naturale, aumenteranno le esportazioni nette statunitensi di questi combustibili. Nel caso di riferimento, gli Stati Uniti continueranno ad esportare più petrolio e altri liquidi rispetto alle importazioni, con un picco di oltre 3,8 milioni di barili al giorno nei primi anni 2030 prima di scendere gradualmente a 0,2 milioni b / g nel 2050 mentre i consumi domestici aumenteranno lentamente. Le esportazioni statunitensi di gas naturale liquefatto (GNL) e tramite gasdotti in Canada e in Messico continueranno ad aumentare durante gli anni 2020 prima di appiattirsi per il resto del periodo di proiezione.

CONTINUI AUMENTI DELL’EFFICIENZA

Il caso di riferimento previsto da Eia prevede che la domanda di energia domestica cresca dello 0,3% all’anno in media fino al 2050, più lentamente della crescita media annua dell’1,9% nel prodotto interno lordo degli Stati Uniti: questa proiezione è in gran parte guidata da continui aumenti dell’efficienza energetica nei settori dell’uso finale determinati da un aumento dell’efficienza degli elettrodomestici nei settori residenziale e commerciale, delle apparecchiature nel settore industriale e del minor uso di carburante.

SHALE OIL DA PADRONE

In questo contesto, lo shale oil rappresenterà la maggior parte della produzione negli Stati Uniti, con il Golfo del Messico, l’Alaska e altre risorse convenzionali che rappresenteranno, invece, meno della metà del totale nel periodo fino al 2050.
In effetti, nel caso di riferimento della Eia, il petrolio convenzionale rappresenterà solo il 30 per cento del totale.

Anche così, la produzione offshore potrebbe raggiungere un record di 2,4 milioni di barili al giorno entro il 2026 grazie a nuove scoperte, ha affermato Eia. Molti di questi pozzi, ha osservato l’ente, sono stati scoperti prima del crollo dei prezzi del 2014, ma lo sviluppo è stato ritardato proprio per questioni di costi che ora, potrebbero essere tali da rendere questi progetti economicamente sostenibili.

La produzione offshore continuerà, invece a crescere più a lungo della produzione di shale oil, con un picco nel 2035 e il declino che inizia intorno al 2050.