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VdA e Veneto all’assalto dell’idroelettrico. Ecco chi gestirà l’oro blu in Italia

La Valle d’Aosta vuole usare lo Statuto Speciale per bypassare le gare pubbliche. Il Veneto studia il modello Dolomiti Energia. La nuova mappa delle concessioni idroelettriche

La Valle d’Aosta cala l’asso dello Statuto Speciale per accaparrarsi la gestione totale dell’idroelettrico. Il Veneto, invece, punta sull’in-house per trattenere sul territorio i profitti generati dall’acqua guardando al modello Dolomiti Energia, attratta dalle sirene della Borsa. Il rebus dell’affidamento delle concessioni idroelettriche italiane è vicino alla soluzione?

LA VALLE D’AOSTA PUNTA SULL’AFFIDAMENTO IN HOUSE PER L’IDROELETTRICO

La prima Commissione consiliare “Istituzioni e Autonomia” del Consiglio regionale della Valle d’Aosta ha espresso parere favorevole all’unanimità sullo schema di decreto legislativo per sfruttare i poteri di Regione autonoma per decidere in piena autonomia su modalità di assegnazione, durata, canoni e valutazioni ambientali e paesaggistiche delle grandi derivazioni. Lo schema passerà ora al vaglio dell’Assemblea valdostana prima del ritorno in Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva. Dopo che sarà emanato lo statuto attuativo, la Valle d’Aosta avrà 12 mesi di tempo per varare una legge regionale complessiva.

La nuova legge è collegata ai decreti di trasferimento del demanio idrico (come il precedente Dlgs 259/2016) ma si concentra nello specifico sul superamento del regime di concorrenza ordinario a favore delle prerogative dello Statuto Speciale. La novità normativa apre la porta all’affidamento a società interamente pubbliche, aggirando l’asta competitiva obbligatoria. Una deroga motivata dall’esigenza di radicare la risorsa idrica al tessuto industriale locale.

IDROELETTRICO, BITONCI PUNTA SULLA CABINA DI REGIA PER IL VENETO

Anche il Veneto ha deciso di spingere sull’acceleratore delle concessioni idroelettriche, superando lo stallo che dura dal 2022. L’assessore all’Energia Massimo Bitonci ha annunciato che istituirà una cabina di regia regionale per gestire le medie e grandi derivazioni idroelettriche allo scopo di trattenere sul territorio i profitti generati dall’acqua. Oggi, la produzione veneta è un monopolio di fatto in mano a Enel Green Power, che controlla 29 delle 34 grandi concessioni regionali (circa il 75% del mercato), per un flusso di cassa stimato in 350 milioni di euro all’anno (circa 7 miliardi nel ventennio di concessione).

L’Assessore Bitonci sta studiando la via dell’in-house prendendo a modello Dolomiti Energia Holding S.p.A., il campione trentino dell’energia controllato da soci pubblici (i Comuni di Trento e Rovereto in primis, tramite FinDolomiti Energia) e partecipato da partner privati stabili.

TRENTINO, IL MODELLO “DOLOMITI ENERGIA” E LE SIRENE DELLA BORSA

Dolomiti Energia Holding S.p.A negli anni è diventata la cassa di Trento e Rovereto. La holding partecipata da soci pubblici e privati gestisce i grandi impianti idroelettrici (come Santa Massenza e Riva del Garda) garantendo che i ricavi industriali siano redistribuiti ai Comuni e ai cittadini tramite canoni ambientali, investimenti sul territorio e formule di azionariato diffuso/crowdfunding energetico (con rendimenti che hanno toccato anche l’8% per i residenti nei progetti locali). Un esempio virtuoso che nei giorni scorsi è finito al centro di un duro scontro politico e sociale a causa di indiscrezioni su un ipotetico piano di quotazione in Borsa (IPO) della società. Scelta che ha scatenato la protesta dei comitati.

Il Comitato trentino per l’Acqua Bene Comune ha inviato una lettera aperta ufficiale ai sindaci di Trento e Rovereto chiedendo l’immediato stop all’approdo a Piazza Affari poiché la quotazione sui mercati finanziari snaturerebbe il modello originario.
L’approdo in Borsa sposterebbe il focus della utility dal “bene comune e investimenti territoriali” alle logiche di profitto dettate dagli azionisti e dalla finanza speculativa, secondo i cittadini. I comitati propongono, invece, di blindare l’attuale gestione tramite un modello interamente in-house.

IDROELETTRICO, IL PUNTO SULLE ALTRE CONCESSIONI

Ad oggi la fotografia delle concessioni idroelettriche restituisce un quadro disomogeneo. La Lombardia ha approvato una proroga tecnica delle concessioni scadute fino al 31 dicembre 2026 per strutturare i bandi. La Regione ha scelto infatti di puntare sulle gare competitive con obbligo di investimenti strutturali. In gioco ci sono 17 grandi derivazioni (gestite da A2A, Edison, Italgen).

Il Friuli-Venezia Giulia è tra le Regioni che si è mossa più in anticipo per le concessioni in scadenza nel 2029, oggi in mano a Edison e A2A. L’amministrazione ha scelto di costituire una società mista pubblico-privata per trattenere i profitti in regione.

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