Le autorità degli Stati Uniti hanno proceduto al sequestro della petroliera Olina nelle acque del Mar dei Caraibi, segnando la quinta operazione di questo genere nelle ultime settimane. L’azione, confermata venerdì 9 gennaio 2026 da funzionari governativi e riportata dall’agenzia Reuters, si inserisce nel quadro di un sensibile inasprimento del blocco navale volto a strangolare le esportazioni di greggio sanzionato dal Venezuela. L’imbarcazione, identificata come parte della cosiddetta “flotta ombra”, è stata intercettata mentre tentava di fare ritorno verso le coste sudamericane con il carico ancora intatto, dopo aver fallito il tentativo di scaricare il petrolio a causa della sorveglianza statunitense.
L’operazione militare è scattata nelle prime ore del mattino ed è stata condotta con estrema rapidità dalla Joint Task Force Southern Spear. Secondo quanto comunicato dal Comando meridionale degli Stati Uniti attraverso i propri canali social, marines e marinai sono sbarcati sulla Olina direttamente dalla portaerei USS Gerald R. Ford, prendendo il controllo del ponte “senza incidenti”. Il Comando ha sottolineato il valore simbolico e operativo dell’intervento, dichiarando che “ancora una volta, questa mattina le nostre forze congiunte interagenzia hanno inviato un messaggio chiaro: non esiste un rifugio sicuro per i criminali”. L’azione rappresenta un segnale di forza diretto non solo a Caracas, ma a tutti gli attori internazionali che operano al di fuori delle regolamentazioni e delle assicurazioni marittime standard.
Sotto il profilo tecnico e amministrativo, la posizione della Olina è apparsa irregolare fin dai primi rilievi. Il database pubblico di navigazione Equasis ha rivelato che la petroliera batteva falsamente la bandiera di Timor Est. Precedentemente nota come Minerva M, la nave era già stata colpita da sanzioni statunitensi nel gennaio dello scorso anno proprio per il suo coinvolgimento nella flotta ombra. La società britannica di gestione dei rischi marittimi Vanguard ha fornito ulteriori dettagli sul tracciamento, evidenziando che il localizzatore AIS dell’unità era rimasto disattivato per circa 52 giorni, con l’ultima posizione registrata nella zona economica esclusiva venezuelana, a nord-est di Curaçao. Questo lungo silenzio radar è una pratica tipica delle navi che cercano di occultare i propri movimenti per trasportare carichi illeciti.
