Il secondo report annuale dell’Authority non rileva criticità su integrità e trasparenza. Crescono volumi (+35%) e operatori, ma il mercato resta concentrato. Focus sulle strategie delle imprese non finanziarie.
Nessuna turbativa significativa, meccanismi d’asta rodati e un flusso regolare di quote dagli intermediari alle aziende obbligate alla conformità. È questo il verdetto dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) sul sistema di scambio di quote di emissione dell’Unione Europea (EU ETS). Nel suo secondo rapporto annuale, pubblicato il 22 ottobre 2025 in ottemperanza al mandato di monitoraggio previsto dalla direttiva ETS, l’Authority ha analizzato in dettaglio l’andamento del 2024, confermando la solidità dell’architettura del mercato del carbonio. Il documento, basato su un incrocio di dati normativi e commerciali, evidenzia come il sistema continui a svolgere la sua funzione primaria: prezzare la CO2 per guidare la decarbonizzazione, adattandosi alle diverse strategie degli operatori.
CROLLANO I PREZZI, VOLANO GLI SCAMBI
Il 2024 è stato l’anno della flessione per il costo della CO2. Il prezzo medio delle quote di emissione (EUA) è sceso del 22%, attestandosi a 65 euro per tonnellata, con un minimo di 51 euro toccato a febbraio. A pesare sono stati la debole domanda, complice la decarbonizzazione del settore energetico, e l’aumento dell’offerta dovuto al frontloading delle aste per finanziare il piano REPowerEU.
Di contro, l’attività di trading è esplosa: i volumi scambiati sono cresciuti del 35%, raggiungendo la cifra monstre di 13,7 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, per un controvalore di 644 miliardi di euro sui mercati regolamentati. Le piattaforme di scambio (in primis ICE Endex ed EEX) hanno catalizzato la maggior parte delle transazioni, mentre il mercato Over-the-Counter (OTC) è rimasto stabile al 10% del totale.
ASTE: PIÙ VOLUMI, STESSA CONCENTRAZIONE
Sul mercato primario, le aste hanno collocato 599 milioni di quote (+15% rispetto al 2023), generando ricavi per 39 miliardi di euro (-11% a causa del calo dei prezzi). La domanda si è confermata solida, con tutte le sessioni andate in “overbooking”, sebbene il rapporto di copertura sia sceso al 172%. Tuttavia, il mercato resta in mano a pochi: appena 10 partecipanti si sono aggiudicati il 90% delle quote messe all’asta, un livello di concentrazione che rimane elevato. Gli operatori finanziari e le imprese di investimento continuano a dominare la scena, acquistando circa l’80% delle quote per poi ridistribuirle alle aziende compliance.
DERIVATI: IL CUORE PULSANTE DEL SISTEMA
Il rapporto dedica ampio spazio al mercato dei derivati, vero motore del sistema ETS. I contratti futures rappresentano il 77% dei volumi scambiati on-exchange, fondamentali per permettere alle aziende di coprire i rischi e pianificare i costi di conformità. Le posizioni aperte sono cresciute del 16%, con una media giornaliera di 909 titolari. Un dato interessante riguarda la concentrazione delle scadenze: lo slittamento della data di conformità da aprile a settembre ha spostato l’interesse degli operatori sul contratto futures di dicembre, divenuto il nuovo benchmark di riferimento.
LE STRATEGIE DELLE IMPRESE NON FINANZIARIE
Per la prima volta, l’ESMA ha approfondito il comportamento delle aziende non finanziarie (utility, energivore, trasporti), classificandole in base alle loro strategie di trading. Le utility, ad esempio, tendono a detenere posizioni lunghe per coprire le emissioni future, mentre i trader di materie prime mostrano un’operatività più speculativa e ad alta frequenza. Questa analisi conferma che il mercato è abbastanza maturo e liquido da accomodare diverse necessità, dalla pura copertura del rischio (hedging) alla ricerca di profitto a breve termine.
MANCA ANCORA L’IDENTITÀ DIGITALE (LEI)
Nonostante il quadro positivo, l’ESMA segnala una criticità persistente: la mancanza di identificativi standardizzati (codici LEI) per i titolari di conti nel Registro dell’Unione. Questa lacuna complica il tracciamento puntuale dei partecipanti attraverso i diversi dataset normativi. L’Authority ribadisce quindi la raccomandazione di rendere obbligatorio o incentivare fortemente l’uso del LEI, passo necessario per migliorare ulteriormente la trasparenza e il monitoraggio futuro del mercato del carbonio europeo.


