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Ex-Ilva: i commissari chiedono 7 miliardi ad ArcelorMittal per “disegno predatorio” e gestione illecita

Il Ministro Urso definisce l’azione legale una delle più significative della storia italiana, mentre a Taranto riesplode la protesta sociale per la sicurezza e la salute.

I commissari straordinari di Acciaierie d’Italia (AdI), Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli, hanno notificato ad ArcelorMittal una citazione in giudizio per una richiesta risarcitoria senza precedenti: 7 miliardi di euro. L’azione legale, rivelata inizialmente dal Financial Times, accusa il colosso multinazionale dell’acciaio di aver attuato una “strategia deliberata e precisa” volta a svuotare la società delle proprie risorse finanziarie a favore della casa madre tra il 2018 e il 2024. Secondo l’avvocato Andrea Zoppini, che cura la memoria legale, il dissesto che ha portato all’amministrazione straordinaria nel febbraio 2024 non è stato un evento accidentale, ma il culmine di una gestione sistematica finalizzata al trasferimento unilaterale di capitali.

L’ACCUSA DI UN DISEGNO PREDATORIO PROTRATTO NEL TEMPO

La “forensic due diligence” condotta dall’organo commissariale descrive un quadro inquietante che va ben oltre il semplice errore gestionale. I commissari sostengono che ArcelorMittal abbia messo in atto un vero e proprio “disegno predatorio”, avvalendosi degli amministratori in carica per drenare risorse da Acciaierie d’Italia verso la multinazionale. Le promesse di rilancio produttivo e integrazione industriale, che costituivano il presupposto del contratto di affitto del 2018 del polo siderurgico di Taranto, sarebbero state disattese fin dal principio. Questa condotta avrebbe reso estremamente difficile rilevare per tempo lo stato di crisi, fungendo da “fattore abilitante” per ulteriori illeciti e operazioni dannose ai danni della continuità aziendale.

LA GOVERNANCE PARALLELA E L’INSOLVENZA PROSPETTICA

Un punto centrale dell’atto di citazione riguarda l’istituzione di una “struttura di governance parallela”. Secondo i commissari, l’Amministratore Delegato e una cerchia di consulenti di fiducia avrebbero sistematicamente bypassato il Consiglio di Amministrazione, rispondendo direttamente ai vertici di ArcelorMittal. Questa organizzazione avrebbe compromesso in modo irreversibile l’autonomia del ramo Ilva, rendendo la società incapace di operare in modo indipendente. Le indagini suggeriscono che una condizione di “insolvenza prospettica” fosse già presente nel 2021, anno del deconsolidamento dal gruppo ArcelorMittal, aggravando una situazione di inadeguatezza organizzativa incompatibile con le finalità del contratto di affitto.

DANNI AGLI IMPIANTI E MANCATE MANUTENZIONI MILIONARIE

Oltre al danno finanziario, l’azione legale punta il dito contro il deterioramento fisico degli stabilimenti. La gestione commissariale ha rilevato gravi carenze manutentive e danneggiamenti agli impianti, con ripercussioni dirette e pesanti sulla capacità produttiva. Per queste ragioni, Ilva ha presentato una specifica richiesta di risarcimento interna da 947,4 milioni di euro. Questo degrado del patrimonio industriale, se confermato, configurerebbe un’ulteriore responsabilità per ArcelorMittal, avendo compromesso la possibilità per Acciaierie d’Italia di competere sul mercato e di garantire la sicurezza operativa necessaria alla sopravvivenza del sito.

L’IPOTESI DI TRUFFA AGGRAVATA SULLE EMISSIONI CO2

Il fronte legale si estende anche all’ambito ambientale e regolatorio. Dall’indagine sono emerse criticità relative alla dichiarazione dei livelli produttivi necessari per l’ottenimento dei certificati ETS (Emission Trading System). La vicenda è già approdata alla Procura della Repubblica di Milano con un esposto per truffa aggravata: l’ipotesi è che vi sia stata una manipolazione dei dati sulle emissioni di CO2 per ottenere indebitamente quote gratuite. Per i commissari, questi episodi non sono isolati ma costituiscono “tasselli di un unico e articolato disegno” che ha inciso profondamente sul sistema economico, occupazionale e ambientale del territorio nazionale.

IL COMMENTO DEL MINISTRO URSO E LA SFIDA DELL’ACCIAIO GREEN

Sull’azione legale è intervenuto il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine di Pitti Uomo a Firenze. “Credo sia una delle cause di risarcimento più significative della nostra storia”, ha commentato Urso, sottolineando come la portata della cifra rifletta la difficoltà della sfida ereditata dal governo. Il Ministro ha ribadito l’obiettivo di trasformare Taranto in un polo per la produzione di “acciaio green”, ricalcando il successo degli impianti di Terni e Piombino, oggi leader in Europa grazie ai forni elettrici. “Mi auguro che questa fase si concluda con l’assegnazione degli impianti a chi ha davvero intenzione di investire nella decarbonizzazione”, ha concluso Urso.

LA PROTESTA SOCIALE E IL DRAMMA DEGLI INFORTUNI SUL LAVORO

Mentre la battaglia legale infuria nelle aule di tribunale, a Taranto la tensione resta altissima. Diverse associazioni locali, tra cui “Genitori Tarantini” e il comitato “Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti”, hanno indetto un sit-in per il 30 gennaio con lo slogan “Giù le mani da Taranto”. La protesta punta a denunciare il persistente inquinamento e a rivendicare il diritto alla salute. Parallelamente, il sindacato Fiom, attraverso il segretario Michele De Palma, ha chiesto una convocazione urgente a Palazzo Chigi. La rabbia dei lavoratori è esplosa dopo l’ennesimo infortunio mortale che è costato la vita a Claudio Salamida, 46 anni. “C’è bisogno di interventi immediati nelle manutenzioni e nella messa in sicurezza”, ha dichiarato De Palma, chiedendo di fermare gli ammortizzatori sociali e di salvaguardare la vita di chi opera negli impianti.

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