Il decreto MEF-MASE assegna le risorse per la social card e le misure di crescita legate alle estrazioni del 2024. Coinvolti dieci territori, con la Calabria e l’Emilia-Romagna a seguire nel riparto.
Il Governo ha dato il via libera definitivo alla distribuzione delle risorse destinate ai territori italiani che ospitano attività di estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi. Attraverso un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 30 dicembre 2025, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, è stata ufficializzata la ripartizione di complessivi 61.247.048 euro. Si tratta di fondi accumulati sulla base delle produzioni registrate nel corso dell’anno solare 2024, preordinati per legge alla promozione di misure di sviluppo economico e all’attivazione di una “social card” a beneficio dei residenti nelle regioni interessate. La manovra, firmata dal ministro Giancarlo Giorgetti di concerto con il titolare dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, vede una netta concentrazione delle risorse verso la Basilicata, che da sola assorbe oltre il 90% dell’intero stanziamento nazionale.
IL QUADRO LEGISLATIVO E L’ISTITUZIONE DEL FONDO
La decisione poggia su un articolato impianto normativo che ha istituito il “Fondo” destinato a compensare i territori coinvolti nella ricerca e coltivazione di idrocarburi. Il meccanismo prevede che una quota dei proventi derivanti dalle aliquote di prodotto dovute allo Stato dai titolari delle concessioni sia annualmente destinata a iniziative a favore dei cittadini. Nel corso degli anni, le competenze in materia sono passate attraverso vari riordini ministeriali, culminando con l’attuale configurazione che vede il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) protagonista nella determinazione dei dati tecnici necessari al calcolo delle somme spettanti.
I CRITERI TECNICI E IL VALORE DELLA MATERIA PRIMA
Il calcolo delle somme da ripartire per l’annualità 2024 ha tenuto conto del valore economico effettivo delle risorse estratte. Un passaggio chiave è stato il comunicato della Direzione generale fonti energetiche del MASE, datato 4 aprile 2025, che ha fissato ufficialmente l’indice “QE 2024”. Tale indice rappresenta la quota energetica del costo della materia prima gas per l’anno di riferimento ed è stato stabilito in 9,415026 euro/GJ. Sulla base di questo parametro e dei volumi di produzione di idrocarburi liquidi e gassosi certificati, è stato possibile determinare l’ammontare complessivo del Fondo, pari a poco più di 61,2 milioni di euro, garantendo così l’equilibrio finanziario e la corretta compensazione verso i residenti.
LA RIPARTIZIONE TERRITORIALE DELLE RISORSE
L’allegato tecnico al decreto specifica nel dettaglio come i 61,2 milioni di euro siano stati suddivisi tra le dieci regioni interessate. La Basilicata conferma il suo ruolo di hub energetico nazionale ricevendo 55.675.764 euro, corrispondenti al 90,90% del totale. Al secondo posto per entità dei finanziamenti si colloca la Calabria con 2.950.766 euro (4,82%), seguita dall’Emilia-Romagna con 1.319.171 euro (2,15%). Le altre regioni coinvolte ricevono quote inferiori all’1%: il Molise ottiene 529.227 euro (0,86%), la Puglia 286.421 euro (0,47%), la Lombardia 201.876 euro (0,33%), l’Abruzzo 137.722 euro (0,23%) e le Marche 129.390 euro (0,21%). Chiudono la classifica la Toscana con 13.024 euro (0,02%) e il Veneto con 3.687 euro (0,01%).
PROCEDURE DI UTILIZZO E TERMINI PER IL RICORSO
Le somme così ripartite dovranno essere utilizzate secondo le modalità procedurali già definite dai precedenti decreti attuativi, garantendo che i benefici arrivino direttamente ai residenti attraverso gli strumenti di sviluppo e sostegno sociale previsti. Il provvedimento specifica inoltre le tutele legali per i soggetti coinvolti: avverso la ripartizione è ammesso il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) competente entro sessanta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. In alternativa, è possibile presentare un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro un termine di centoventi giorni. Questi passaggi chiudono l’iter burocratico per la monetizzazione delle attività estrattive del 2024, confermando l’impegno dello Stato nel redistribuire sul territorio parte della ricchezza generata dalle risorse naturali nazionali.

