Le riserve dell’Unione Europea scendono sotto il 49% a causa del gelo e dell’incertezza geopolitica, mentre l’Italia resta il Paese più solido con stoccaggi oltre il 63%.
Il mercato energetico europeo registra una nuova fiammata dei prezzi, spinto da un’ondata di freddo che sta attraversando l’intero continente e da un quadro geopolitico che torna a pesare sulla stabilità delle forniture. Le quotazioni del gas naturale hanno superato la soglia psicologica dei 500 dollari per 1.000 metri cubi, un livello che non veniva toccato dal marzo del 2025. Secondo le rilevazioni della borsa londinese ICE, i contratti future per la consegna a febbraio presso l’hub olandese TTF hanno segnato un incremento del 4% rispetto all’apertura, toccando un picco di 41,815 euro per megawattora, per poi assestarsi in area 38,585 euro. Questo movimento riflette il rapido assottigliarsi dei margini di sicurezza del sistema proprio nel momento di massima sollecitazione climatica della stagione.
IL RIALZO DELLE QUOTAZIONI AD AMSTERDAM E LONDRA
L’aumento dei prezzi, riportato dall’agenzia TASS sulla base dei dati ufficiali della borsa ICE, è stato repentino. Dopo una partenza rallentata, i future di febbraio hanno ripreso a correre con un rialzo del 2,20%, superando la barriera dei 40 euro al MWh. Questa dinamica rialzista si inserisce in un contesto più ampio di volatilità: dai minimi recenti, il TTF europeo ha messo a segno un balzo complessivo del 47%. Non si tratta di una situazione di emergenza paragonabile alla crisi del 2022, ma il superamento dei livelli di prezzo dello scorso giugno segnala che il mercato sta ricalibrando il premio per il rischio. La dipendenza europea dal Gnl, in particolare quello importato dagli Stati Uniti, aumenta la sensibilità dei listini alle variabili macroeconomiche e alle possibili interruzioni infrastrutturali.
L’IMPATTO DEL CLIMA E LO STATO DEGLI STOCCAGGI UE
Il principale motore di questa pressione economica è l’incremento dei prelievi dagli impianti di stoccaggio sotterraneo per far fronte alle temperature gelide. Secondo i dati forniti da Gie (Gas Infrastructure Europe), le riserve medie nei paesi dell’Unione Europea sono scese sotto la soglia critica del 49%, attestandosi precisamente al 48,36%. Dall’inizio della stagione di riscaldamento, fissata convenzionalmente al 13 ottobre, gli Stati membri hanno attinto circa 43 miliardi di metri cubi di gas dai depositi. I prelievi netti, ovvero la differenza tra quanto estratto e quanto eventualmente immesso, hanno superato i 38 miliardi di metri cubi, evidenziando un ricorso massiccio alle scorte accumulate durante l’estate per bilanciare il deficit di fornitura immediata.
IL DIFFERENZIALE DELLE RISERVE TRA ITALIA E PARTNER EUROPEI
All’interno dell’Unione si osserva una marcata differenza nella gestione delle scorte strategiche. Mentre la media europea scende e alcuni grandi partner industriali si trovano in una posizione di maggiore esposizione – con la Francia al 39,33% e la Germania al 40,54% di riempimento – l’Italia continua a mostrare una tenuta superiore. Il sistema nazionale italiano vanta infatti riserve al 63,26%, tra le più alte d’Europa. Questa disparità indica che, sebbene il prezzo del gas sia determinato a livello continentale, la resilienza fisica dei singoli Stati varia sensibilmente, influenzando la capacità di assorbire eventuali shock nelle settimane più rigide dell’inverno, storicamente note come i giorni della merla.

