La misura punta ad azzerare la dipendenza energetica russa entro il 2027 con sanzioni severissime per le aziende inadempienti. Entro marzo 2026 i Paesi membri dovranno presentare piani nazionali di diversificazione per garantire la sicurezza delle forniture.
I 27 Stati membri dell’Unione Europea hanno impresso oggi la svolta definitiva alla politica energetica continentale, adottando formalmente il regolamento che sancisce la fine delle importazioni di gas russo, sia esso veicolato tramite gasdotti o trasportato come gas naturale liquefatto (GNL). La notizia, confermata ufficialmente dal Consiglio dell’Unione Europea, segna il passaggio dall’era della dipendenza strategica a quella di una diversificazione forzata, con l’obiettivo di colpire al cuore una delle principali fonti di finanziamento del Cremlino. Si tratta di un tassello fondamentale del piano REPowerEU, nato per rispondere all’uso dell’energia come arma geopolitica da parte di Mosca in seguito all’aggressione militare contro l’Ucraina.
Commentando la decisione, Michael Damianos, Ministro dell’Energia, del Commercio e dell’Industria di Cipro, ha sottolineato la portata storica dell’atto: “Da oggi, il mercato dell’energia dell’UE sarà più forte, più resiliente e più diversificato. Ci stiamo allontanando dalla dannosa dipendenza dal gas russo e stiamo compiendo un passo importante, in uno spirito di solidarietà e cooperazione, verso un’Unione dell’energia autonoma”.
UNA TABELLA DI MARCIA PER L’ADDIO DEFINITIVO AL METANO
Il regolamento non impone una chiusura immediata e indiscriminata dei rubinetti, ma disegna un percorso graduale per evitare shock eccessivi sui mercati e sui prezzi al consumo. Il divieto inizierà a produrre i primi effetti già sei settimane dopo l’entrata in vigore del testo, mentre i contratti attualmente in essere beneficeranno di un periodo di transizione. Tuttavia, l’orizzonte finale è ormai tracciato: il bando totale diventerà operativo per il GNL all’inizio del 2027, mentre per il gas via tubo la scadenza è fissata per l’autunno dello stesso anno. Per evitare aggiramenti delle norme, i Paesi dell’Unione avranno l’obbligo di verificare con estrema precisione il Paese d’origine di ogni singola fornitura prima di autorizzarne l’ingresso nel territorio comunitario.
CONTROLLI RIGIDI E SANZIONI MILIARDARIE PER LE IMPRESE
La serietà dell’impegno europeo è testimoniata da un regime sanzionatorio senza precedenti. Chiunque proverà a violare le nuove disposizioni si troverà ad affrontare conseguenze finanziarie pesantissime. Per le persone fisiche, le multe massime partiranno da almeno 2,5 milioni di euro. Ancora più drastico il trattamento per le società: le imprese inadempienti rischiano sanzioni di almeno 40 milioni di euro o, in alternativa, una multa pari al 3,5% del fatturato annuo globale. Esiste inoltre una terza opzione punitiva che può arrivare al 300% del valore stimato della transazione illecita. Questi deterrenti mirano a scoraggiare qualsiasi tentazione di continuare a fare affari “sotto banco” con i fornitori russi.
PIANI NAZIONALI DI DIVERSIFICAZIONE ENTRO IL 2026
La sfida non riguarda solo i divieti, ma anche la capacità di trovare alternative affidabili. Entro il 1° marzo 2026, ogni Stato membro dovrà aver redatto un piano nazionale di diversificazione energetica. Questi documenti dovranno mappare con chiarezza le rotte alternative e individuare le criticità legate alla sostituzione del gas di Mosca. Parallelamente, le aziende energetiche avranno l’obbligo di trasparenza totale nei confronti delle autorità nazionali e della Commissione, notificando ogni dettaglio sui contratti russi ancora attivi. Questo monitoraggio non si fermerà al gas: anche i Paesi che ancora importano petrolio dalla Russia dovranno sottoporre i propri piani per affrancarsi definitivamente da tali forniture.
CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA PER LA SICUREZZA DEGLI APPROVVIGIONAMENTI
Nonostante la linea dura, Bruxelles ha previsto una “valvola di sfogo” per gestire eventuali crisi sistemiche. In situazioni di emergenza dichiarata, laddove la sicurezza dell’approvvigionamento energetico di uno o più Stati membri sia seriamente messa in pericolo, la Commissione Europea avrà il potere di sospendere temporaneamente il divieto di importazione. Tale deroga potrà però durare al massimo quattro settimane, il tempo strettamente necessario per stabilizzare la rete e scongiurare blackout o carenze critiche per la cittadinanza e l’industria.
IL CONTESTO ECONOMICO E LA SFIDA REPOWEREU
Il percorso legislativo conclusosi oggi affonda le radici nella Dichiarazione di Versailles del marzo 2022, quando i leader europei giurarono di spezzare il legame energetico con Mosca “il prima possibile”. Se sul fronte petrolifero i risultati sono evidenti – con importazioni scese sotto la soglia del 3% nel corso del 2025 grazie alle sanzioni già attive – il gas rappresenta ancora un nodo sensibile. Nonostante i cali registrati negli ultimi tre anni, il metano russo costituisce ancora circa il 13% delle importazioni totali dell’UE nel 2025, per un volume economico che supera i 15 miliardi di euro annui. Una cifra enorme che, oltre a finanziare la macchina bellica russa, espone l’Unione a rischi elevati in termini di sicurezza commerciale. Il prossimo passo, già annunciato dalla Commissione, sarà una proposta legislativa per eliminare del tutto anche le residue importazioni di petrolio entro la fine del 2027.

