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crisi petrolifera Medio Oriente 2026

Guerra in Iran: droni su Ras Tanura e blocco di Hormuz, l’Asia rischia lo shock energetico

L’attacco alla raffineria saudita accelera il rally del greggio mentre S&P Global sospende le quotazioni del benchmark Dubai. Tokyo e Nuova Delhi cercano rotte alternative e fornitori fuori dal Golfo.

L’aggravarsi del conflitto in Iran sta provocando una violenta interruzione delle forniture di petrolio verso i mercati asiatici, innescando una reazione a catena che minaccia la sicurezza energetica globale. Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz è di fatto paralizzato dall’avversione al rischio degli operatori, mentre un attacco con droni ha colpito la raffineria saudita di Ras Tanura, uno dei terminali di esportazione più importanti al mondo.

Con i prezzi del greggio balzati di un ulteriore 9% nella sola giornata di oggi, dopo un precedente picco del 13%, l’Asia — che dipende dal Medio Oriente per il 60% del suo fabbisogno — si trova ad affrontare una crisi senza precedenti. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha già avvertito che le operazioni militari potrebbero protrarsi per settimane, prospettando un blocco prolungato di un’area dove transita il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale.

ESCALATION MILITARE E ATTACCO AL CUORE DELL’EXPORT SAUDITA

La tensione è salita drasticamente con l’attacco alla raffineria di Ras Tanura, sulla costa del Golfo in Arabia Saudita. Una fonte del settore ha confermato a Reuters la chiusura precauzionale dell’impianto, che ha una capacità di 550.000 barili al giorno, dopo essere stato colpito da droni nel terzo giorno di rappresaglie lanciate da Teheran. Un portavoce del Ministero della Difesa saudita ha dichiarato ad Al Arabiya TV che due droni sono stati intercettati, ma la caduta di detriti ha innescato un incendio, fortunatamente senza causare feriti.

Torbjorn Soltvedt, analista di Verisk Maplecroft, ha osservato che “l’attacco alla raffineria segna una significativa escalation, con le infrastrutture energetiche del Golfo ora nel mirino dell’Iran”, suggerendo che ciò potrebbe spingere l’Arabia Saudita e i paesi limitrofi a unirsi formalmente alle operazioni militari israelo-americane. L’ondata di attacchi ha lambito anche Abu Dhabi, Dubai, Doha e Manama, costringendo inoltre alla chiusura precauzionale della produzione nella regione del Kurdistan iracheno, che esportava circa 200.000 barili al giorno verso la Turchia.

IL BLOCCO DI FATTO DELLO STRETTO DI HORMUZ E L’ADDIO ALLE ASSICURAZIONI

Nonostante lo Stretto di Hormuz non sia stato dichiarato ufficialmente chiuso dalle autorità iraniane, il transito è collassato. Gli analisti di Citi evidenziano come “l’avversione al rischio da parte degli spedizionieri sia un fenomeno reale”, con i volumi già in drastica diminuzione. Attualmente, circa 200 navi sono ancorate all’esterno dello Stretto in attesa di condizioni più sicure. La situazione è precipitata oggi, quando le compagnie di assicurazione marittima hanno annullato la copertura contro i rischi di guerra, una mossa che farà impennare le tariffe di trasporto. Gli attacchi di domenica, che hanno danneggiato tre petroliere e causato la morte di un marittimo, hanno confermato la pericolosità della rotta, spingendo gli armatori a tenere le navi lontane dall’area del conflitto.

CAOS NEI MECCANISMI DI PREZZO E SOSPENSIONE DI PLATTS

L’impossibilità di transitare in sicurezza sta scardinando i sistemi globali di fissazione dei prezzi del greggio. S&P Global Energy (Platts) ha annunciato la sospensione dell’accettazione di offerte e richieste per le varietà di petrolio che devono attraversare Hormuz nella sua finestra di negoziazione, scrive Bloomberg. Il provvedimento colpisce benchmark fondamentali come il Dubai, l’Upper Zakum, l’Al-Shaheen e i carichi di Murban caricati da Jebel Dhanna. John Driscoll, capo stratega di JTD Energy Services, ha definito la situazione “sbilanciata e senza una guida”, sottolineando che il mercato fisico del Golfo è entrato in una fase di confusione senza precedenti. La sospensione riguarda anche i prodotti raffinati caricati all’interno dello Stretto, sebbene restino attive le quotazioni per il Murban caricato a Fujairah, situata al di fuori del punto di strozzatura.

RISPOSTE D’EMERGENZA IN GIAPPONE E INDONESIA

Le grandi economie asiatiche stanno già correndo ai ripari. Il capo di gabinetto giapponese, Minoru Kihara, ha confermato che diverse petroliere dirette in Giappone sono ferme nel Golfo Persico per evitare il passaggio critico. La casa commerciale Itochu ha ammesso un impatto diretto sulle spedizioni e ha annunciato l’intenzione di rifornirsi al di fuori del Medio Oriente. Anche Eneos, la più grande raffineria del Giappone, sta monitorando con attenzione la situazione per valutare i futuri approvvigionamenti. In Indonesia, la compagnia statale Pertamina ha attivato misure di mitigazione e ottimizzazione delle raffinerie per garantire il GNL e i carburanti necessari al Paese, che è il principale importatore di benzina del Sud-est asiatico. Sebbene il Giappone detenga riserve strategiche tra le più vaste al mondo, il governo ha precisato di non avere piani immediati per la loro liberazione.

L’OPZIONE RUSSA PER L’INDIA E LA CRISI DEL GNL

L’India, terzo importatore mondiale di petrolio, sta valutando mosse drastiche. Alcune raffinerie indiane hanno già informato i fornitori mediorientali dell’impossibilità di caricare il greggio. Durante una riunione d’urgenza nel fine settimana tra il ministero del Petrolio e i raffinatori, è emersa la possibilità di rivolgersi massicciamente al petrolio russo se la crisi dovesse protrarsi per più di due settimane.

“Le rotte alternative dal Medio Oriente sono troppo costose o indisponibili”, spiegano fonti interne. Parallelamente, la carenza di GNL proveniente da Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti rischia di colpire duramente Pakistan, India e Bangladesh. Rystad Energy avverte che questi Paesi dovranno scegliere se cercare carichi alternativi a prezzi esorbitanti o ridurre drasticamente la domanda interna di gas. Anche la Cina, primo importatore globale, potrebbe essere costretta ad attingere alle proprie scorte strategiche e a tagliare le attività di raffinazione se il blocco di Hormuz dovesse persistere.

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