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Caro bollette e gas russo

Appendino (M5S) sfida il Governo: “Riaprire al gas russo per abbattere le bollette e cercare la pace”

La parlamentare pentastellata attacca l’immobilismo dell’esecutivo Meloni sul rincaro dei carburanti e critica la dipendenza dal GNL americano a prezzi esorbitanti.

In un momento di estrema tensione per i mercati energetici globali, il Movimento 5 Stelle rompe gli indugi e propone una soluzione destinata a far discutere: il ritorno ai flussi di metano provenienti dalla Federazione Russa. Attraverso una nota, la deputata Chiara Appendino ha chiesto al Governo Meloni un cambio di rotta radicale, definendo la riapertura al gas di Mosca non come una scelta ideologica, ma come una necessaria misura di “sopravvivenza economica” per milioni di cittadini italiani.

Secondo l’esponente pentastellata, la pragmatica osservazione delle bollette di fine mese imporrebbe di riconsiderare immediatamente le fonti di approvvigionamento, superando quello che definisce un colpevole immobilismo istituzionale di fronte a uno scenario internazionale che muta di ora in ora.

L’ACCUSA DI IMMOBILISMO SUL CARO CARBURANTI E SUI PROFITTI ENERGETICI

La critica di Chiara Appendino muove da un’analisi severa della gestione domestica della crisi. La deputata sottolinea come il mondo stia “bruciando” mentre l’esecutivo resterebbe “fermo al palo”, incapace di adattarsi alla velocità degli eventi.

“È insostenibile un governo immobile sul caro bollette, che non sblocca l’accisa mobile, che non taglia le tasse sui carburanti, che non tassa gli extraprofitti dei colossi energetici”, ha dichiarato Appendino, mettendo nel mirino la mancanza di interventi fiscali diretti che potrebbero alleviare la pressione sulle famiglie. In questo contesto, la proposta di tornare al gas russo viene presentata come una delle poche leve concrete rimaste in campo per ottenere un abbassamento reale dei prezzi al consumo.

LA DIPENDENZA DAL GNL AMERICANO E IL LEGAME CON GLI STATI UNITI

Un punto centrale della denuncia riguarda la strategia di diversificazione energetica intrapresa dall’Italia negli ultimi anni, che ha visto una crescita massiccia delle importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) dagli Stati Uniti. Secondo Appendino, l’Italia avrebbe scelto deliberatamente di “legarsi mani e piedi agli Stati Uniti comprando gas liquido americano a prezzi esorbitanti”.

La parlamentare contesta questa scelta, suggerendo che preferire il fornitore d’oltreoceano a “prezzo d’oro” sia una decisione politica volta esclusivamente a non scontentare Washington, a discapito però degli interessi nazionali. Il rincaro della materia prima, in questa lettura, sarebbe dunque aggravato da un vincolo diplomatico che impedisce l’accesso a fonti energetiche più economiche.

LA CRISI DI HORMUZ E L’ENERGIA COME ARMA DI GUERRA

Il quadro internazionale descritto nella nota è fosco e caratterizzato da una forte instabilità bellica. Appendino cita esplicitamente “le fiamme attorno allo stretto di Hormuz” e un contesto in cui il petrolio viene “rivendicato apertamente come arma di guerra”, portando i mercati energetici in uno stato di fibrillazione permanente.

In una situazione così deteriorata, la deputata del M5S ritiene che ignorare la possibilità di ripristinare i flussi russi significhi scegliere consapevolmente di non tutelare la cittadinanza. La parlamentare esorta quindi il Governo Meloni a “svegliarsi” e a compiere scelte coraggiose, nell’interesse esclusivo della stabilità internazionale e del portafoglio degli italiani.

IL GAS RUSSO COME LEVA DIPLOMATICA PER UN TAVOLO DI PACE

Oltre alle motivazioni di natura puramente finanziaria, la proposta pentastellata riveste un profondo valore geopolitico. Riaprire le rotte del gas con Mosca non rappresenterebbe, secondo Appendino, solo una mossa economica, ma anche un “segnale distensivo fondamentale”.

Questo gesto viene interpretato come un atto concreto capace di facilitare l’apertura di un vero tavolo di pace tra Russia e Ucraina, ponendosi come una via d’uscita diplomatica rispetto a quella che definisce una “sterile escalation militare europea”. In chiusura, la parlamentare pone l’esecutivo davanti a un bivio: agire per l’interesse nazionale o ammettere la subordinazione alle dinamiche di potere globali che penalizzano l’Italia.

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