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crisi energetica Medio Oriente 2026

Petrolio oltre i 115 dollari e gas in rialzo: l’Iran incendia il Golfo e Trump minaccia la distruzione totale

L’attacco alle infrastrutture in Qatar, Arabia Saudita e Kuwait spinge il Brent ai massimi e fa crollare l’export di greggio; gli Stati Uniti pronti a radere al suolo i giacimenti di South Pars.

La guerra in Medio Oriente ha raggiunto una fase di escalation senza precedenti, colpendo direttamente i gangli vitali del sistema energetico mondiale e spingendo il prezzo del petrolio sopra la soglia dei 115 dollari al barile. Nella giornata di giovedì 19 marzo 2026, l’Iran ha sferrato una serie di attacchi missilistici e con droni contro infrastrutture strategiche in Qatar, Arabia Saudita e Kuwait, come rappresaglia per il raid israeliano al giacimento di gas di South Pars. La notizia, riportata dall’agenzia Reuters, delinea uno scenario di paralisi delle forniture globali che ha costretto la Federal Reserve a mantenere i tassi invariati per fronteggiare una fiammata inflattiva ormai inevitabile. In questo clima di estrema tensione, il presidente Donald Trump ha lanciato un avvertimento finale a Teheran: gli Stati Uniti sono pronti a “far saltare in aria” l’intera riserva di gas iraniana se le aggressioni ai Paesi alleati dovessero proseguire.

IL MERCATO DEL GREGGIO TRA RINCARI RECORD E SCONTI ANOMALI

La reazione dei mercati alla pioggia di missili nel Golfo è stata immediata e violenta. Il Brent, benchmark di riferimento globale, è balzato del 5,7% toccando un massimo di sessione di 115,10 dollari, il livello più alto registrato dal 9 marzo scorso. Parallelamente, il petrolio statunitense West Texas Intermediate (WTI) ha segnato un rialzo più contenuto, attestandosi a 96,89 dollari dopo aver sfiorato i 100 dollari nelle prime ore di contrattazione. Priyanka Sachdeva, analista di Phillip Nova, ha evidenziato come “gli attacchi mirati e la morte dei vertici iraniani indichino una interruzione prolungata delle forniture”. Un dato tecnico rilevante è lo sconto record del WTI rispetto al Brent, il più ampio degli ultimi undici anni, causato dal rilascio massiccio delle riserve strategiche americane che, pur calmierando il prezzo interno negli USA, non riescono a frenare la corsa del benchmark europeo, maggiormente esposto ai rischi geopolitici del Golfo.

OFFENSIVA IRANIANA CONTRO I POLI ENERGETICI DEL GOLFO

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha messo in atto la minaccia di colpire i vicini arabi, accusati di collaborare con l’asse statunitense-israeliano. QatarEnergy ha confermato “ingenti danni” al polo energetico di Ras Laffan, cuore pulsante della lavorazione del GNL qatariota, a seguito di un attacco missilistico. Anche l’Arabia Saudita è finita nel mirino: sebbene la difesa aerea abbia intercettato quattro missili balistici diretti verso Riyadh, la raffineria SAMREF nel porto di Yanbu – una joint venture tra Saudi Aramco ed Exxon Mobil – è stata colpita da un attacco aereo con impatto, secondo fonti del settore, fortunatamente minimo. In Kuwait, la Petroleum Corporation ha riferito di un incendio scoppiato nella raffineria di Mina al-Ahmadi dopo l’impatto di un drone. Questi raid colpiscono i pochi sbocchi di esportazione rimasti attivi dopo la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale.

LA MINACCIA DI TRUMP: VERSO IL COLLASSO DI SOUTH PARS

La Casa Bianca ha reagito con una retorica di estrema durezza. Attraverso la piattaforma Truth, il presidente Donald Trump ha accusato Teheran di aver attaccato “ingiustificatamente e slealmente” gli impianti del Qatar e ha minacciato una ritorsione di scala apocalittica. Trump si è detto pronto a ordinare la distruzione del giacimento di South Pars, la più importante riserva di gas del mondo, con una “potenza che l’Iran non ha mai visto prima”. “Non voglio autorizzare questo livello di distruzione a causa delle implicazioni sul futuro del Paese, ma se il Qatar verrà colpito di nuovo, non esiterò a farlo”, ha dichiarato il leader americano. Trump ha inoltre precisato che gli Stati Uniti non erano coinvolti nel raid israeliano iniziale su South Pars, ma ha avvertito che Washington interverrà militarmente “con o senza l’aiuto di Israele” se Doha dovesse subire nuovi danni. Nel frattempo, l’amministrazione sta valutando lo schieramento di migliaia di soldati per rafforzare le operazioni nell’area.

IL BALZO DEL GAS E LA PARALISI LOGISTICA AD AMSTERDAM

L’incertezza sulla sicurezza delle infrastrutture ha generato un terremoto anche sul mercato del gas naturale. Al TTF di Amsterdam, i prezzi sono balzati del 25% a pochi minuti dall’apertura: i future con consegna ad aprile sono passati da 54,66 a 68,4 euro al megawattora, con un picco iniziale che ha toccato i 72 euro. La sospensione delle operazioni nel porto di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, a causa di continui attacchi, ha ulteriormente ristretto le opzioni di carico per il greggio e i prodotti raffinati. Le rotte alternative via terra e i pochi oleodotti ancora operativi non sembrano in grado di compensare la perdita di volumi derivante dalla chiusura delle vie d’acqua strategiche, rendendo il sistema energetico globale estremamente vulnerabile a ogni nuova ondata di droni.

LA STRATEGIA DELLA FEDERAL RESERVE E L’INCOGNITA INFLAZIONE

Sul fronte macroeconomico, la decisione della Federal Reserve di mantenere i tassi d’interesse invariati riflette la preoccupazione per un’economia di guerra che spinge l’inflazione fuori controllo. I responsabili della politica monetaria statunitense stanno valutando l’impatto devastante del conflitto sui costi di trasporto e sulla produzione industriale. Mentre l’Iran continua a trasportare il proprio petrolio a livelli quasi pre-bellici nonostante i bombardamenti americani sulle posizioni costiere, il resto del mondo deve fare i conti con una scarsità fisica di barili che nessun modello econometrico era pronto a gestire. L’esercito iraniano, intanto, ha promesso di vendicare l’uccisione del capo della sicurezza Ali Larijani e del ministro dell’intelligence Esmail Khatib, confermando che la via verso una de-escalation appare, al momento, del tutto sbarrata.

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