Bruxelles difende il sistema di scambio emissioni e sbarra la strada a nuove importazioni dalla Russia, mentre Jorgensen avverte: “Crisi grave come 1973 e 2022 insieme”.
Bruxelles segna oggi un punto di rottura definitivo tra le ambizioni di riforma di una parte della politica italiana e la strategia di sopravvivenza energetica dell’Unione Europea. Durante la conferenza stampa di presentazione del piano “AccelerateEU“, il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen e la vicepresidente con delega alla Transizione pulita Teresa Ribera hanno tracciato una linea invalicabile per affrontare la crisi innescata dal conflitto in Iran: difesa a oltranza del sistema ETS, stop perpetuo al gas di Mosca e rinvio sine die della tassa comunitaria sugli extraprofitti.
IL SUCCESSO DELL’ETS E LA BATTAGLIA ITALIANA PERDUTO
Nonostante le forti pressioni arrivate da Roma e non solo per una revisione del sistema di scambio delle emissioni, considerato da diverse forze produttive nazionali come un fardello per la competitività industriale, la Commissione ha scelto di blindare lo strumento. “L’Ets è il principale motore della decarbonizzazione dell’Europa, ed è stato un successo”, ha dichiarato senza mezzi termini Jorgensen. Secondo il commissario, non si è trattato di uno svantaggio competitivo, ma di una trasformazione che ha rafforzato le industrie.
A fargli eco è Teresa Ribera, la quale ha sottolineato come il costo della CO2 sia stato decisivo per modernizzare i siti industriali: “Non dovremmo compromettere questi segnali di lungo periodo”. Per l’Italia, che ha fatto della modifica dell’ETS una battaglia politica di primo piano per tutelare le proprie filiere energivore, il verdetto di Bruxelles suona come una bocciatura definitiva delle istanze di flessibilità.
NIENTE TASSA COMUNE SUGLI EXTRAPROFITTI
Un altro asse portante della richiesta italiana, condivisa con Germania, Spagna, Portogallo e Austria, riguardava l’introduzione di un prelievo fiscale armonizzato sugli extraprofitti delle multinazionali dell’energia. La risposta di Teresa Ribera ha spento le speranze di una soluzione collettiva: “Una tassa comune richiede l’unanimità e non sarà facile raggiungerla, perché ci sono opinioni diverse su come affrontare la questione e come sviluppare tecnicamente uno strumento applicabile in tutta l’Ue”.
Sebbene la vicepresidente abbia dato disponibilità a lavorare con i singoli Paesi per misure nazionali, ha chiarito che “non vediamo le condizioni per una decisione comune”. L’Italia, che auspicava una regia europea per evitare fughe di capitali e distorsioni nel mercato unico, dovrà ora gestire la partita entro i propri confini.
LO STOP ALLE “MOLECOLE” RUSSE: LA RISPOSTA A CONTE E SALVINI
Jorgensen ha poi affrontato frontalmente il tema del ritorno alle forniture di Mosca, ipotesi timidamente ventilata da alcuni settori della politica italiana, riconducibili alle posizioni di Giuseppe Conte e Matteo Salvini, preoccupati per i costi insostenibili delle alternative al gas russo. “Non importeremo più nemmeno una singola molecola di energia russa”, ha ribadito il commissario, definendo l’eventualità di un riavvio dei flussi “un errore terribile”.
La motivazione è geopolitica e morale: acquistare energia da Vladimir Putin significherebbe, secondo Jorgensen, cedere al ricatto di chi usa l’energia come arma e sostenere indirettamente la guerra contro l’Ucraina. “Presto usciremo da una dipendenza di cui, francamente, avremmo dovuto liberarci molti anni fa”, ha aggiunto, confermando che i piani legislativi in atto non subiranno variazioni.
UNO SCENARIO PEGGIORE DEL 1973: IL PIANO ACCELERATEEU
La gravità del momento è stata descritta da Jorgensen con toni drammatici: “Questa è una crisi probabilmente grave quanto quella del 1973 e quella del 2022 messe insieme”. I prossimi mesi, o forse anni, saranno caratterizzati da una profonda incertezza. Anche nel caso di una pace immediata in Medio Oriente, il commissario ha spiegato che il Qatar impiegherebbe almeno due anni per ricostruire la capacità di trasporto del gas, impedendo la stabilizzazione dei prezzi del GNL.
Il petrolio richiederebbe invece dalle due alle quattro settimane solo per ripristinare la produzione minima. Per questo, AccelerateEU punta sul coordinamento per riempire le scorte invernali senza destabilizzare i mercati e sulla creazione di un osservatorio per garantire il carburante agli aerei, essenziale per la tenuta economica.
SUSSIDI E AUTONOMIA: NON BRUCIARE IL DENARO DEI CONTRIBUENTI
L’UE esorta gli Stati membri a non “bruciare” il denaro dei cittadini in sussidi ai combustibili fossili, ma a dirottare i fondi verso tecnologie moderne come geotermia, solare termico e biocarburanti avanzati. Jorgensen ha proposto l’uso di voucher energetici per le famiglie meno abbienti e incentivi per sostituire le caldaie a gas con le pompe di calore.
“Questa deve essere una sveglia e un punto di svolta”, ha concluso il commissario, ricordando che l’UE ha già speso 24 miliardi di euro in più per le importazioni di energia dall’inizio del conflitto mediorientale. L’obiettivo rimane l’autonomia energetica pulita, imparando dagli errori del 2022 e indirizzando meglio le azioni coordinate con gli Stati membri per cogliere i risparmi di lungo periodo derivanti dalla transizione verde.


